Mea culpaLa lettera con cui Papa Ratzinger chiede perdono alle vittime degli abusi

Il testo è una risposta alle accuse e un testamento spirituale. L’ex pontefice ripercorre le sue azioni e risponde alle contestazioni che gli sono state mosse, senza sottrarsi alle sue responsabilità

© Riccardo Squillantini/La Presse

«Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito)».

La lettera di Benedetto XVI, scritta in risposta alle contestazioni che gli sono state rivolte nel rapporto sugli abusi sui minori a Monaco, è insieme un mea culpa e un testamento spirituale. Risponde alle accuse di «comportamenti erronei» per non aver agito in «quattro casi» quando guidava, dal 1977 all’inizio del 1982, la diocesi bavarese.

Per replicare alle contestazioni che gli vengono mosse si affida a una analisi compiuta da quattro collaboratori, esperti di diritto canonico. Ma la sua lettera diventa una «confessione», in cui il Papa emerito si assume «la grandissima colpa» della Chiesa. «Ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade».

Dal canto suo, scrive, «come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso».

La “maxima culpa”, di cui parla, però, non può essere così grande da non essere perdonata da Dio. La sua fede lo interroga: «Ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa. E mi dice in modo consolante che per quanto grande possa essere oggi la mia colpa, il Signore mi perdona, se con sincerità mi lascio scrutare da Lui e sono realmente disposto al cambiamento di me stesso».

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