West go home L’Occidente anti-occidentale di Bersani (e non solo lui)

Esiste una tradizione che rifiuta la libertà individuale come premessa per l’uguaglianza, la concorrenza del mercato, la premiazione del merito. Ha radici nel pensiero comunista, ma anche in quello di estrema destra. E le differenze tra i due sono sempre meno percepibili

di Ray Hennessy, da Unsplash

Dice il post comunista Pierluigi Bersani – quello secondo cui Sua Eccellenza Strafalcion de’ Strafalcioni, aka Giuseppe Conte da Tavoliere, è innanzitutto «un uomo colto» – che non ci si può appiattire su una definizione unica di “Occidente”, perché ci sono tanti modi di intenderlo.

Ha ragione.

C’è l’Occidente, e poi c’è l’Occidente della tradizione comunista e post-comunista, per la quale l’Occidente si fonda su principi e pratiche perlopiù detestabili, o almeno da correggere: vale a dire il capitalismo, la premiazione del diritto del singolo a petto dell’interferenza statale, la concorrenza di mercato, l’iniziativa economica privata intesa quale espressione di un più vasto diritto umano, la libertà come premessa d’uguaglianza possibile anziché l’uguaglianza in nome della quale è possibile sacrificare ogni libertà.

C’è l’Occidente fatto di queste cose, e poi c’è l’Occidente che queste cose avversa, contestandole in nome di esigenze correttive che in realtà le rinnegano. E così il profitto d’impresa, intrinsecamente maligno perché suppone un’espropriazione, è perciò meritevole di contenimento a monte con un aggravio dissuasivo di adempimenti sfiancanti, e di limitazione a valle tramite punizione fiscale. Così la competizione di mercato, di connaturata ingiustizia perché sfugge alla concessione statocratica, è pertanto da calmierare in favore della pace anti-concorrenziale garantita dalla saggezza pubblica, quella della pummarola nazionalizzata e dei cantieri chiusi dai pubblici ministeri che proteggono l’inefficienza di Stato dal selvaggio assedio della brama multinazionale. Così il diritto di difesa del singolo, tendenzialmente un attrezzo di insulto alla giustizia sociale, è in tal senso concepito come una attribuzione precaria e revocabile, con il processo trasformato nel luogo in cui trionfa la rettitudine di Stato contro gli espedienti elusivi dell’individualismo anti-sociale.

E via di questo passo, con un Occidente cannibalizzato dal suo doppio eternamente contraddittorio, eternamente recalcitrante, eternamente impassibile rispetto alle ragioni profonde e costituzionali dell’Occidente liberale, ed eternamente aderente, eternamente proclive, eternamente permeabile rispetto alle soluzioni di matrice opposta.

Si potrebbe replicare che questa predilezione per un Occidente sostanzialmente anti-occidentale non è propria esclusivamente di quella tradizione, la tradizione comunista e post-comunista, ma anche di quella del campo avverso, quello fascista e post-fascista. Verissimo, con l’unica obiezione che, denominazioni a parte, non è un campo avverso, ma lo stesso campo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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