La penna e il fucileLa cultura e la letteratura ucraina rischiano di morire sotto le bombe

Autori, scrittori, saggisti e poeti hanno deciso di restare in patria per resistere all’invasione, mettendo a repentaglio la loro vita e l’esistenza stessa di una comunità artistica. Ma la decisione riflette le idee che hanno professato e il loro ruolo sociale

AP Photo/Vadim Ghirda

In questi giorni io e i miei colleghi che si occupano dell’ucrainistica in Italia riceviamo le richieste di chi vuole mettersi in contatto con qualche scrittore o scrittrice ucraina e invitarlo/a a leggere le poesie o di parlare al pubblico. Dobbiamo dare la voce agli ucraini: scrittori, musicisti, artisti ed è necessario trovare le forze anche per questo.

Ma la realtà è che praticamente ogni scrittore o scrittrice ucraina è impegnato a resistere all’aggressione russa. Alcuni sono in viaggio per portare i figli in salvo in qualche posto più sicuro, magari in Ucraina occidentale, come la scrittrice e regista ucraina Iryna Tsilyk, vincitrice del premio per la miglior regia al Sundance Festival con il documentario “The Earth Is Blue as an Orange”, che racconta la vita di una famiglia sotto le bombe sulla linea del fronte (quella prima del 24.02.2022).

In un post su Facebook, dichiara di non essere pronta a lasciare l’Ucraina e si ferma a Leopoli per offrirsi come la volontaria. Suo marito, invece, lo scrittore ucraino Artem Čekh, già volontario nel 2014 dall’inizio della guerra in Donbas, ora è sul fronte come riservista richiamato dalla sua base militare. Artem Čekh, dopo la sua prima esperienza alla difesa del Paese ha scritto un diario dei reportage dal fronte “Toka 0” (Punto 0). Una riflessione sulla guerra che ha accompagnato i soldati nelle loro fasi di tregua.

Serhij Żadan, lo scrittore ucraino più noto anche all’estero, la voce di più di una generazione degli ucraini, ha deciso di rimanere nella sua città di Kharkiv, bombardata durante gli ultimi giorni dall’aviazione russa. A Kharkiv le bombe russe hanno distrutto il centro storico, le scuole, le università dove ha studiato e ha insegnato, hanno distrutto “Budynok Slovo”, casa-museo degli scrittori ucraini attivi a Kharkiv negli anni Venti del Novecento. Żadan rimane lì tra le vie in macerie per evacuare i civili, smistare gli aiuti umanitari, usare la sua persona pubblica anche per dare il sostegno agli abitanti di Kharkiv. Lui è lì per la sua città, per i suoi cittadini. Serhij Żadan è nato a Starobil’sk nella regione di Luhans’k, afflitta dalla guerra ancora dal 2014. Negli ultimi otto anni si è dedicato al sostegno dell’esercito ucraino con la sua fondazione, portando anche gli spettacoli al fronte con la suo rock band “Żadan e sobaky v kosmosi” (Żadan e i cani nello spazio). Nel 2017 ha pubblicato il romanzo “Internat” (“Il convitto”) che racconta tre giorni di guerra in Donbas, tradotto in italiano e pubblicato da Voland nel 2020.

Victoria Amelina, scrittrice nata a Leopoli ma con radici nell’Est del Paese, era intrappolata all’estero ma dopo l’inizio della guerra rientra subito a Leopoli, che è stata e rimane ancora la prima città che accoglie il maggior numero degli rifugiati ucraini dalle regioni orientali e centrali. Amelina, fondatrice del festival di letteratura in una delle cittadine sulla linea del fronte che si chiama New York (prima del 24.02.2022), il “New York literature festival”, subito si è dedicata al volontariato e alla gestione delle migliaia dei profughi giunti a Leopoli nei primi giorni. Parla un inglese perfetto, ma preferisce usarlo non per rilasciare interviste o scrivere testi, ma collegare i volontari dall’estero con quelli a Leopoli che si occupano delle spedizioni dei medicinali, del cibo, dei vestiti per i profughi. Nel 2017 ha pubblicato il romanzo “Dim dlja Doma” (Una casa per Dom) ancora non tradotto in italiano, che riflette sulle guerre passate e le loro ripercussioni nella vita presente dei cittadini di Leopoli.

Aleksej Nikitin, scrittore ucraino di madrelingua russa, ha deciso anche lui come Serhij Żadan di rimanere nella sua amata Kiev impegnandosi sul fronte informativo e sfruttando la sua rete di contatti con i giornalisti stranieri. Nella capitale osserva la situazione, raccoglie i fatti e li riferisce al mondo. I suoi romanzi sono stati pubblicati sempre da Voland, a partire da “Istemi” (2013) e “Victory Park” (2019), entrambi dedicati a Kiev.

Sul fronte dell’informazione lavorano anche Volodymyr Yermolenko, filosofo ucraino, saggista, con dottorato all’École des hautes études en sciences sociales a Parigi, e sua moglie Tetyana Ogarkova, filologa, critica letteraria, traduttrice dal francese. Insieme sono genitori di tre figlie. Già autori del podcast sulla cultura “Kult”, che ha registrato ascolti molto alti, hanno allestito una piccola sala stampa a casa loro a Kiev per comunicare con i giornalisti stranieri: rilasciano interviste, gestiscono l’account twitter “Ukraine World”, tradotto in varie lingue (tra queste l’italiano), cercano di spiegare la guerra attraverso la filosofia.

La mattina del 24 febbraio tutti gli scrittori e i poeti ucraini hanno abbandonato i loro progetti: libri da finire, festival da partecipare. La loro narrazione si è ridotta a un breve post su Facebook sulla ricerca dei giubbotti antiproiettili o a un tweet sul terrore dei bombardamenti. In queste ore un’intera generazione di scrittori e poeti ucraini, che per indole e per il ruolo che rivestono non possono rimanere in disparte, rischia di essere eliminata fisicamente dalle pallottole, dalle schegge dei mortai, dalle macerie dei palazzi abbattuti nei bombardamenti. La letteratura ucraina, come del resto tutto il Paese (pensiamo solo alle 202 scuole bombardate) rischia di subire di nuovo una pausa prolungata per anni, come era avvenuto nella Russia zarista e in poi con l’Unione Sovietica. Gli autori sono posti davanti a una scelta morale: verità o menzogna, morte o sottomissione, vita contro tutti i principi e valori o fedeltà alla propria parola, non solo quella data, ma anche quella scritta.

Dopo il 2014, la letteratura ucraina ha trovato un nuovo punto di partenza, quando dal nulla, dallo zero assoluto che porta con sé una guerra, era nata una narrazione, una riflessione sul presente, soprattutto per via della penna di scrittori sfollati dal Donbas come Olena Styažkina, Volodymyr Rafejenko, Iya Kyva. E come sarà, allora, la letteratura Ucraina in futuro? Per adesso l’unica risposta ci giunge dalla città di Irpin’, teatro di guerra e di sofferenza di tanti civili che cercano di fuggire. È una breve riflessione, un messaggio, un manifesto alla sua città, scritta dal poeta Saško Irvanets’:

Dalla città con i razzi schiacciata
Sto urlando al mondo intero:
C’è la domenica del perdono,
Ma io perdono non tutti.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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