La realtà e la propaganda di PutinQuanto è grande e che peso ha l’estrema destra in Ucraina (molto poco)

La motivazione data dal Cremlino per giustificare l’invasione, cioè quella della «denazificazione», non ha alcun riscontro vero: il reggimento Azov conta circa 3000 persone, mentre il partito Svoboda conta 15mila iscritti (e ha preso il 2,15% dei voti alle elezioni), in uno Stato da 44 milioni di abitanti

AP/Lapresse

Quando Vladimir Putin ha annunciato al mondo l’inizio dell’invasione ucraina ha parlato di un’operazione di «denazificazione» del Paese vicino. L’obiettivo, aveva detto il presidente russo, «è proteggere le persone che sono state oggetto di bullismo e genocidio da parte del regime di Kiev per otto anni». Fin dall’inizio si poteva leggere nelle sue parole una tentazione imperialista e una volontà di aggressione non giustificata né giustificabile. Parlare di denazificazione è fuori dalla realtà. Lo ha spiegato in un lungo thread su Twitter Marco Di Liddo, Senior Analyst International politics and security del CeSI, Centro Studi Internazionali. Riportiamo qui di seguito le sue parole.

Il problema dell’estrema destra nazionalista esiste in Ucraina e in tutto lo spazio post-sovietico dallo scioglimento dell’URSS nel 1991. Movimenti neo-fascisti e neo-nazisti esistono anche in Russia e combattono in Donbas, esattamente come il reggimento Azov, dal 2014

Nel complesso, il reggimento Azov conta circa 3000 persone mentre il partito Svoboda (piattaforma che riunisce lo spettro dell’estrema destra ucraina) conta 15.000 iscritti. Ucraina ha circa 44 milioni di abitanti.

Nelle ultime elezioni parlamentari Svoboda ha preso il 2,15% dei voti su base nazionale. L’unico candidato entrato in parlamento è Oksana Savchuk, eletta al collegio 83 di Ivano-Frankivsk. Il partito dell’ebreo Zelensky ha preso il 43% dei voti ed ha 241 seggi alla Rada.

l momento di massimo appeal della destra estrema ucraina è stato nel 2014, durante la Rivoluzione della Dignità e sull’onda emotiva popolare della Crimea e del Donbas. Gli estremisti hanno giocato un ruolo chiave negli scontri a #Kiev contro la polizia di Yanucovich.

I battaglioni di estrema destra hanno combattuto al fronte, macchiandosi di crimini IDENTICI a quelli delle unità paramilitari delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. La guerra è atrocità sempre e comunque.

Le accuse di crimini di guerra sono legittime contro il reggimento Azov come lo sono contro le milizie di neo-fasciste russe attive in Donbas. Il fascismo è uguale da tutti e due i lati del fronte.

Nelle elezioni del 2014, la destra estrema ucraina si presentò divisa e, cumulativamente, prese circa il 10% (volendo includere anche il Partito Radicale che però, su molte questioni, è più moderato degli ultranazionalisti). Quindi, in 5 anni, i nazisti ucraini hanno perso l’8%.

Sono stato in Ucraina più volte, a cominciare dalla settimana dopo la rivoluzione del 2014. Ho parlato con ogni tipo di persone e sono stato ospite anche di Pravyj Sektor a Kiev, nella villa confiscata a Yanucovich.

Salvo rarissime eccezioni, dall’operaio al tassista, dall’accademico al soldato, nessuno simpatizzava con la causa e le idee dell’estrema destra.

La vera colpa di Poroshenko e Zelensky è stata quella di non essersi liberati del reggimento Azov e di non aver bandito del tutto le formazioni neo-fasciste e neo-naziste, probabilmente per usare la loro cieca esaltazione ideologica sul fonte.

Altro errore di Kiev è stato quello di armare con le armi occidentali anche il reggimento Azov, fattore che espone Zelensky a pesanti vulnerabilità d’immagine. Però loro sono in guerra e noi no, contro un Paese molto più grande, ricco e militarmente potente. La guerra è guerra.

Detto questo, continuare a confondere nazionalismo con estremismo di destra puro e semplice è sbagliato e fuorviante e non tiene conto del processo di costruzione dell’identità nazionale ucraina dopo 70 anni di sovietizzazione.

Inoltre, continuare a parlare della questione russofona è snervante. In Ucraina si parla russo da Leopoli a Kharkiv senza problemi. La questione è sull’identità e sul senso di appartenenza nazionale, non sulla lingua. Shevchenko parla più russo che ucraino e si sente ucraino.

In alcune aree dell’Ucraina tale sentimento è chiaramente filo-russo, sarebbe ipocrita e falso dire il contrario. Ma si tratta di una MINORANZA geograficamente ben collocabile e che non deve essere zittita né ignorata in nome proprio dei valori per cui Kiev combatte oggi.

In sintesi, accettare la tesi russa della denazificazione di Ucraina equivarrebbe ad accettare una invasione dell’Italia sulla base dei numeri, del supporto e del peso politico-istituzionale di movimenti come Casa Pound e Forza Nuova.