Il consigliere di NavalnyPutin è ormai distaccato dalla realtà e non si fermerà, dice Vladimir Milov

Arrivato a Milano in occasione di una mostra su Andrej Sacharov, il braccio destro del principale oppositore del Cremlino parla dell’invasione in Ucraina, del futuro della Russia e del ruolo giocato dall’Unione europea. «Le sanzioni dell’occidente sono come un’arma termonucleare contro il regime di Mosca», spiega a Linkiesta

Claudio Furlan/Lapresse

Una mostra su Sacharov per parlare di Europa, Ucraina e il futuro della Russia. Fino al prossimo 16 marzo sarà aperta al Milano Luiss Hub, in zona Garibaldi, un’esposizione fotografica dedicata al dissidente russo e patrocinata dal Parlamento europeo.

«Era già organizzata da molte settimane, da prima che scoppiasse la guerra russo-ucraina, e la coincidenza ha voluto che ci trovassimo qui a parlare del passato e anche del futuro della Russia», ha evidenziato alla conferenza stampa di presentazione la moderatrice dell’incontro, la giornalista Cristina Giuliano di Askanews. Accanto a lei, Vladimir Milov, consigliere per la politica estera ed economica di Aleksej Navalny, il principale dissidente del presidente russo Vladimir Putin che è stato condannato nel febbraio 2021 a due anni e otto mesi di carcere.

L’opposizione
Era inevitabile una domanda a proposito dell’oppositore russo, insignito del premio Sakharov 2021 dal Parlamento europeo, con l’ex presidente David Sassoli che lo conferì alla figlia di Navalny.

«Lui, come tutti noi, vuole che il mondo e l’Europa sappiano che esiste una Russia diversa da quella aggressiva che viene oggi rappresentata, una Russia che vuole vivere in pace con i suoi vicini. Visto il controllo pervasivo dei media da parte del governo, il nostro risultato è già miracoloso, perché riusciamo a raggiungere decine di migliaia di persone», ha evidenziato Milov, che conta oltre 311mila iscritti al suo canale YouTube.

«Ci piacerebbe ampliare la nostra platea ma sappiamo che il governo fa di tutto per bloccarci. Siamo però fiduciosi: se siamo riusciti a prevalere sul regime sovietico, riusciremo a vincere anche questa volta», ha dichiarato Milov.

E l’esempio migliore è proprio Andrej Sakharov. «Lui si è espresso in maniera molto chiara sulla guerra in Afghanistan, arrivando a chiedere il ritiro delle truppe. È stato un esempio su come si sconfigge un regime brutale, un po’ come oggi lo è Aleksej. Nonostante sia stato avvelenato dal Novichok, ci scherza su e continua a lottare per la Russia. La nostra speranza è che la Corte dei Diritti Umani ci aiuti a scarcerarlo», ha sottolineato Milov.

Dopo la sentenza del 2021 che lo ha condannato al carcere, Navalny rischia un nuovo processo per frode e oltraggio alla Corte, che potrebbe allungare la sua pena a oltre 10 anni di carcere.

Le sanzioni economiche ed energetiche
Dialogare con una personalità come Milov, che annovera diversi incarichi governativi dove ha mantenuto una linea sempre contraria a quella di Putin, significa chiedere soprattutto il peso che le sanzioni economiche possono avere sulla situazione russa e se il gas può essere un’arma a vantaggio del regime di Mosca.

Alla domanda de Linkiesta su questo argomento, Milov ha dichiarato che «le sanzioni decise dal fronte occidentale unito sono state una sorta di arma termonucleare, in grado di isolare economicamente la Russia e togliere la possibilità a Putin di mantenere in piedi il suo regime aggressivo. È importante soprattutto la decisione di bloccare le riserve estere della banca centrale russa: in questo modo il rublo perde valore, visto che gli investimenti in oro e renminbi cinesi non aiutano a rivalutare la moneta nazionale. Le aziende occidentali sono scappate e adesso mancano le infrastrutture industriali, un problema che la Russia da sola non può supplire. Per questo credo che sia possibile un’ulteriore reazione in materia energetica da parte di Mosca, che però avrà come conseguenza l’accelerazione della transizione ecologica e quindi la fine dell’uso delle energie fossili».

Un ruolo importante lo ha avuto ovviamente l’Occidente unito. «Soprattutto l’Europa e il Parlamento europeo, che ha la giusta sensibilità per distinguere il governo russo dalla sua società. Una cosa non scontata perché in passato l’Unione non ha avuto la stessa forza, come nel febbraio 2021 quando la Commissione e il Servizio europeo per gli Affari esterni non hanno avuto la stessa forza per condannare Putin», ha concluso Milov.

Vladimir Putin vs Volodymyr Zelensky
La guerra ha ovviamente messo in evidenza due personalità quasi agli antipodi, i presidenti di Russia e Ucraina. «Il primo porterà quasi inevitabilmente ad uno scontro con l’Occidente, perché per il modo in cui Putin fa politica non si può non arrivare lì, è una persona molto aggressiva», ha evidenziato Milov.

Per questo motivo è bene che i Paesi occidentali si preparino, «perché Putin ha già scelto la via dello scontro. L’ultima volta che ho visto il presidente russo è stato nel 2003 e da quello che vedo mi sembra ormai distaccato dalla realtà, incapace di vedere la reale forza dell’esercito russo. Ha pianificato una guerra lampo che però non è stata per niente veloce, c’è molto narcisismo in questa operazione. Per questo credo non sia il caso di analizzare il suo stato mentale ma prepararsi alle conseguenze delle sue azioni», ha ricordato Milov.

Il consigliere di Navalny ha poi demolito una delle ipotesi che più era circolata nei giorni scorsi: la destituzione di Putin da parte dei suoi stessi generali. «Personalmente non ci credo molto – aggiunge – sono ormai vent’anni che sta al potere e ha già rimosso da tempo coloro che potevano avere l’intenzione di destituirlo a favore di yes man per nulla pericolosi. E poi c’è un ulteriore ostacolo: gli uomini vicini al presidente non possono fare riunioni di più di due persone alla volta senza che l’Fsb, il servizio segreto russo, non ne venga a conoscenza. Per questo credo ci siano più possibilità per una sollevazione popolare».

Dall’altro lato c’è invece un presidente che è emerso in modo quasi inaspettato. «È incredibile – conclude il consigliere di Navalny – ma Zelensky si è dimostrato un leader coraggioso e di pace, l’uomo giusto al posto giusto. Gli scorsi anni ho guardato in modo critico al governo di Kiev, perché speravo che attuasse più riforme e avvicinasse l’Ucraina alla società europea. Se lo avessero fatto probabilmente sarebbero stati più efficaci, anche a livello comunicativo, contro chi li definisce come nazisti. La differenza con Putin è evidente: uno ha coraggio e combatte contro l’invasore, l’altro resta rinchiuso nei suoi bunker, impaurito. È sotto gli occhi di tutti».

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