Svolta nordica della NatoSecondo Di Maio, la Turchia non metterà il veto su Svezia e Finlandia

Il ministro degli Esteri si aspetta «un’accelerazione nelle prossime settimana» per l’ingresso dei due Paesi nell’Alleanza Atlantica, che «hanno il diritto di difendersi». Ankara starebbe negoziando alcune garanzie, ma «è d’accordo in linea di principio». Oggi l’incontro con gli omologhi degli altri Paesi europei e l’ucraino Kuleba a Bruxelles

(LaPresse)

Finito il vertice Nato a Berlino, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è volato a Bruxelles per la riunione del Consiglio Affari Esteri e per incontrare, assieme agli omologhi degli altri Paesi europei, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba in un vertice informale.

La Nato ha aperto le sue porte a Finlandia e Svezia e il ministro si aspetta «un’accelerazione nelle prossime settimana» per l’ingresso dei due Paesi del Nord, che «hanno il diritto di difendersi ed entrare nell’Alleanza Atlantica», dirà Di Maio nel suo intervento anticipato in un colloquio con il Corriere. Il ministro lo ha detto nelle riunioni a porte chiuse a Berlino e lo ha ribadito ieri in tv da Lucia Annunziata a “Mezz’ora in più”, su RaiTre: «Per via dell’invasione della Russia in Ucraina qualcuno si sente minacciato e si sente più al sicuro sotto l’ombrello della Nato». Il che «deve far riflettere». Per il responsabile della Farnesina, non c’è un veto di Erdogan all’ingresso di Finlandia e Svezia. Ankara starebbe negoziando alcune garanzie, ma «la Turchia è d’accordo in linea di principio».

Kai Sauer, sottosegretario agli Esteri finlandese, su Repubblica si dice fiducioso che la resistenza della Turchia cadrà: «Il Pkk è vietato nella Ue e siamo determinati a combattere il terrorismo». A Putin, spiega che «non stiamo sfidando nessuno». Ma anche che l’invasione dell’Ucraina «ha cambiato la nostra valutazione sulla nostra sicurezza».

Intanto Di Maio punta a far ripartire il negoziato. «Siamo i capi della diplomazia e dobbiamo portare avanti un pressing diplomatico per convincere le parti a ragionare e avviare un processo di pace»,  spiegherà. «Se non riusciremo nella nostra controffensiva diplomatica alla guerra, avremo tutti fallito».

Ma secondo il capo della Farnesina, «sulla durata della guerra c’è poco ottimismo, sarà ancora lunga. Non dovremmo stupirci se durasse anche oltre un anno». E poiché il conflitto scatenato da Putin in Ucraina «è nel cuore dell’Europa», è urgente accelerare e rafforzare l’impegno sul piano diplomatico. «O spingiamo per un intervento capace di fermare la guerra o ci faremo tutti del male e sarà l’intera Europa a uscirne sconfitta».

A Bruxelles si discuterà anche di sanzioni ma la priorità dell’Europa deve essere ridurre il tetto del gas prima che i prezzi «vadano fuori controllo» e mettano in difficoltà famiglie e imprese. Sul versante della cooperazione l’Italia è pronta a inviare altre 15 tonnellate di beni di prima necessità e alla Farnesina si valuta l’apertura di una sede dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo in Ucraina per aiutare donne e bambini ad andare via, «mentre si pongono le basi per la ricostruzione».

La linea italiana non cambia ed è la «legittima difesa sul suolo ucraino». Ma perché vinca la diplomazia e si aprano negoziati fruttuosi, il canale di dialogo con Mosca non deve chiudersi. E la Nato non deve farsi coinvolgere direttamente nella guerra.

La grande paura è anche la crisi alimentare, che rischia di far esplodere «una drammatica guerra nella guerra». Se il grano ucraino resta fermo nei porti, può generarsi «una reazione a catena». Carenza mondiale di beni alimentari, aumento dei prezzi e impatto sui Paesi più fragili dell’Africa e non solo, con riflessi massicci sui flussi migratori.

L’Italia ha deciso per questo di organizzare l’8 giugno un Dialogo ministeriale con i Paesi del Mediterraneo in collaborazione con la Fao. L’incontro servirà a delineare le misure d’intervento più urgenti sulla scorta della Dichiarazione di Matera adottata nel 2021 sotto la presidenza italiana del G20.

Domani e mercoledì Di Maio sarà poi nella sede Onu a New York con il segretario di Stato americano Antony John Blinken. Si parlerà di crisi alimentare e della necessità di abbassare i prezzi del grano e del pane.

Sul fronte interno la turbolenza è forte, eppure Di Maio si mostra tranquillo. La tenuta di Draghi non lo preoccupa e nemmeno la sfida continua di Giuseppe Conte al premier. Il leader del M5S «ha sentito molto vicine a lui le parole di Draghi a Washington». E il Movimento «è stato molto responsabile sull’Ucraina».