Scenari distopici Siamo talmente allo sbando che c’è chi spera nel governo Letta-Meloni

La guerra di Putin ha ridisegnato la geografia della politica italiana e alcuni analisti azzardano l’impensabile: una legislatura costituente con Fratelli d’Italia e Partito democratico insieme nella maggioranza, uniti dalla comune posizione atlantista (ma la Meloni è trumpiana, non atlantista). Ecco perché serve un sistema elettorale proporzionale

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Si rimane spiazzati, se non sgomenti, sul futuro politico dell’Italia. Un vero rebus, un allineamento sconfortante di nodi e ipotesi che hanno le loro radici nel recente passato. Intanto sembra che due anni di pandemia siano un pallido ricordo, che no Vax e negazionisti siano state creature crudeli della fantasia giornalistica. Che la ripresa economica, quella del 2021 con il Pil cresciuto del 6%, sia stata un accidenti della storia. E non la voglia di riprendere a vivere e produrre come in un dopoguerra. Sembra che Mario Draghi sia un passeggero protagonista della politica italiana. 

Adesso che in una guerra vera siamo finiti, l’economia si accartoccia di nuovo, gli equilibri geopolitici mondiali fanno paura ai mercati e alla gente comune. Le autocrazie provano (si illudono, speriamo) a dare la spallata finale alle democrazie liberali. E noi italiani abbiamo sempre l’eterno problema: il governo viene criticato da una parte consistente dei partiti che l’ha voluto: lo sostengono in Parlamento, votano i decreti, anche sull’invio di armi all’Ucraina, tranne poi dire l’opposto ai loro elettori. Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle, come dice Carlo Calenda, fanno opposizione a se stessi. 

Ma ancora peggio, se mai fosse possibile, non riusciamo a immaginare chi ci potrà governare dal prossimo anno, dopo politiche del 2023. È dietro l’angolo. Dando per scontato che la follia politica non arrivi a far cadere l’esecutivo, prima del tempo, per un inceneritore a Roma, per i balneari e il catasto. Mentre Putin tappa lo sbocco ucraino nel Mar Nero, con tutto ciò che ne consegue in termini di carestia alimentare in Africa e a poche miglia nautiche dalle coste siciliane. 

Vabbè, che volete che sia, qui abbiamo le amministrative in alcune città che incombono, le coalizioni sono sfasciate e non hanno nessun in grado di rappattumarle. Intanto avanzano due partiti che più lontani non possono essere, il Partito democratico e Fratelli d’Italia che vanno forte nei sondaggi e probabilmente si contenderanno il primo e il secondo posto al fotofinish delle urne, come Inter e Milan per lo scudetto. 

A parte il fatto che se Lega e FI faranno il listone, le cose potrebbero cambiare. Comunque, facciamo finta che saranno Letta e Meloni a contendersi lo scettro elettorale. Ecco che s’avanza un’ipotesi paradossale ma sembra non esserlo nei ragionamenti che affiorano in certi ambienti (per il momento solo giornalistici che notoriamente non ci azzeccano mai) di un’intesa tra questi due partiti sulla base di una comune linea di politica estera, dall’Ucraina ai rifornimenti di armi. Insomma, l’opzione fortemente atlantista. Meloni sulla scia dei polacchi e dei Conservatori europei; Letta sulla tradizione europea e americana ora che a Washington governa il Democratico Biden. 

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera ha fatto un dotto e suggestivo riferimento storico. Nella Firenze del Duecento il legato pontificio riuscì a costringere guelfi e ghibellini a governare insieme la città. «Un po’ per celia un po’ sul serio – scrive l’editorialista – ci si può chiedere se dalle parti della curia romana ci sarà qualcuno così autorevole da convincere i due partiti che saranno probabilmente più votati alle prossime elezioni, Pd e FdI, a governare insieme. Dal momento che, grazie all’intelligenza e al coraggio dei loro leader, essi sono schierati senza riserve mentali dalla stessa parte (quella occidentale) in questa guerra». Secondo il Panebianco insomma Letta e Meloni dovrebbero fin da ora porsi la domanda su come mandare all’opposizione, o comunque mettere in condizione di non nuocere, il cosiddetto partito putiniano italiano rappresentato da Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Silvio Berlusconi. Quello che sempre sul Corsera Paolo Mieli ha chiamato il “Grande Centro” oggi maggioritario nel Parlamento. E un modo per neutralizzarlo, secondo il politologo, sarebbe cambiare la legge elettorale in senso proporzionale perché con l’attuale sistema vincerebbe una coalizione di sinistra o di una destra non in grado di governare: «Disunita sull’essenziale: la posizione internazionale del Paese». In sintesi, i conflitti internazionali decidono e plasmano nuovi equilibri politici nelle singole Nazioni, stabilizzandosi o frantumandoli.

Tracce di questo futuro politico si riscontrano nelle riflessioni anche in altri analisti come Stefano Folli sulla Repubblica. Azzardi disperati, non vedendo altro di meglio, che si basano anche sulla simpatia che corre tra Letta e Meloni, i più gettonati alla presentazione di libri e nei confronti politici dal vivo. Tra l’altro è di pochi giorni fa la proposta della leader di FDI al segretario Pd durante la presentazione del libro di Giovanni Orsina “Una democrazia eccentrica”: eleggere un’assemblea costituente per fare le riforme insieme al prossimo Parlamento. Letta le ha risposto che non se parla, ma che il prossimo Parlamento sarà di per se stesso costituente. Dunque i due leader ammiccano al  futuro. 

Se ne parla da decenni e di riforme costituzionali nemmeno l’ombra. Ci aveva provato Matteo Renzi  ed è stato mandato a casa. Ora dovrebbero farle due partiti che finora hanno tenuto fede a una cosa: mai al governo con l’altro. E che partono da soluzioni opposte, a cominciare dal presidenzialismo, per il Pd come il diavolo. Ancora più illusorio, mentre governano insieme.

Lo sgomento del futuro, e del presente, salta fuori proprio da queste ipotesi di alleanze acrobatiche. Vuol dire non sappiamo a che santo votarci, perché non bastano più, come è evidente, queste unità nazionali destinate a morire con la legislatura e con risultati elettorali che ridimensioneranno e di molto movimenti come M5S e la stessa Lega. 

Certo, le scelte sulla guerra costringeranno chi è più vicino a stringersi a coorte. Ma vogliamo immaginare una conflitto armato nel cuore dell’Europa fino alla primavera inoltrata del prossimo anno? 

Sarebbe un disastro per le nostre economie, per la sicurezza internazionale. Sarebbe un disastro pure per il nostro piccolo mondo politico italiano che due partiti maggioritari della destra e della sinistra governino insieme. Solo immaginarlo, ma in Italia abbiamo visto di tutto per la verità, significherebbe che non ci sarà mai una normalità: una destra liberale e una sinistra moderna, responsabile, europea.  E che ogni promessa elettorale continuerebbe a essere carta straccia.  Meloni è cresciuta in maniera esponenziale proprio non accodandosi alla Lega nel governo Conte 1 e al centrodestra di governo attorno a Draghi. Basta la politica internazionale a ridisegnare la politica italiana? Non contano le simpatie per Donald Trump e Viktor Orbán? E quelle oggi negate per Putin? È tutto il resto, dal fisco ai diritti civili e all’immigrazione? 

Purtroppo ci stiamo abituando ai guelfi e ghibellini insieme. Se c’è un fondo di verità in certi scenari quasi distopici è che avanza la consapevolezza a favore di un sistema elettorale proporzionale e che non si può giocare con il populismo e le posizioni anti occidentali. Rimane lo sbandamento e lo sconforto di immaginare il vuoto da riempire nella politica italiana. È questo non ha nulla a che fare con la facile propaganda populista che questo vuoto lo ha generato.