BiginoBiglietti di sola andata per la felicità

Mentre l’incertezza della situazione internazionale continua a influenzare le previsioni di mercato, noi siamo tornati a sederci al tavolo del ristorante, per goderci l'unico viaggio che vale la pena compiere: quello dei sensi appagati. Parte da qui il riassunto dei nostri ultimi sette giorni

IMPASTARE LA PACE
Più la guerra procede, più i suoi effetti si fanno sentire. Questa settimana abbiamo analizzato il settore dell’olio, su cui pesa ancora la guerra in Ucraina. Nel corso dell’assemblea annuale che ha riconfermato Carlo Timperi alla presidenza, l’Associazione Italiana dell’industria olearia ha fatto il punto sugli effetti del conflitto e sui nodi irrisolti del comparto. La situazione resta complessa per l’incertezza legata agli approvvigionamenti ma qualche timido segnale positivo si affaccia all’orizzonte.

Come se non bastasse, la crisi delle materie prime deve fare i conti anche con il cambiamento climatico. A metà aprile l’India era «pronta a nutrire il mondo» con il suo grano, un mese dopo ha bloccato le esportazioni per via degli effetti dell’ondata di caldo sui raccolti (e sui prezzi). Il riscaldamento globale è anche questo: piani stravolti e conseguenze pervasive. A maggior ragione in un periodo di squilibri geopolitici come quello che stiamo vivendo. Perché il “no” dell’India fa paura anche a noi? Anche se l’Italia è fuori dal portafoglio clienti, questa decisione potrebbe avere effetti negativi sulla stabilità del nostro Paese per l’effetto domino che provoca sui mercati.

Per approfondire il tema, trovate tutti gli articoli legati alle conseguenze della guerra nel nostro dossier.

PIATTO DEL GIORNO
Passiamo a temi più leggeri, e proviamo ad arrotolare un cetriolo per renderlo il più fotogenico del web. È il suoyi cucumber, e il risultato è scenografico oltre che gustoso: i motivi che hanno portato alla ribalta quest’ortaggio di solito bistrattato sono i più diversi. Non resta che munirsi di coltello e provare.

Naturalmente possiamo fotografare il risultato, anche se finalmente anche le foto di cibo sono cambiate, come dimostra il concorso che premia i migliori scatti del settore, che per quest’anno sceglie un’immagine che ci spiega meglio di tante parole come è cambiata la narrativa del racconto enogastronomico.

Chissà come verrebbe in foto il robot che fa il pesto con il mortaio? Il 4 giugno Genova si colorerà di verde basilico in occasione del campionato mondiale che dal 2007 attira partecipanti da tutto il mondo. Molti gli eventi in programma tra show cooking e degustazioni a tema ma la vera attrazione sarà lui, l’umanoide che replicherà i gesti umani per creare la salsa più famosa al mondo. Sarà buono?

ALLA CARTA
Non frequentiamo spesso la ristorazione gastronomica, ma quando lo facciamo proviamo a capire quali sono i suoi effetti sul nostro modo di intendere la cucina di tutti i giorni. Alla tavola di Enrico Crippa, del tristellato Piazza Duomo di Alba, abbiamo capito che se c’è oggi uno scopo a cui l’alta ristorante deve tendere, forse, è essere il nostro nuovo punto di partenza nella comprensione del mondo del cibo. E uno stimolo per proseguire anche da soli in questo viaggio di scoperta continua.

Ma l’alta ristorazione ci può anche essere utile per cucinare meglio, andando alla ricerca del grado perfetto.

CARTA DEI VINI
E il vino, a che cosa serve? A farci stare bene, di sicuro, ma anche a essere volano per il turismo. Una doc territoriale ci spiega perché puntare su una produzione locale è uno degli strumenti chiave che può aiutare tante zone vocate a fare la differenza anche in termini turistici.

E se lo mettessimo in un drink? Non è una novità, ma una pratica consolidata fin dall’Ottocento per abbassare la gradazione alcolica nel bicchiere e prolungare il piacere della bevuta. Il consiglio? Meglio lasciarlo fare ai professionisti: mai rovinare una buona etichetta per creare un pessimo drink.
Proviamo durante il primo World Aperitivo Day?

Siamo giunti alla fine, anche questa volta. Per il fine settimana noi studiamo un po’ il mondo del cacao, che è sempre più senza più il cacao. Tra le filiere meno sostenibili in termini ambientali e sociali c’è quella del cioccolato, la cui produzione alimenta deforestazione e sfruttamento del lavoro minorile. In mezzo alle innumerevoli iniziative per renderla più etica, emerge l’impegno di nuove start-up che lo producono in modo alternativo. Ma eliminare la materia prima è davvero l’unica soluzione?

Noi dissentiamo e andiamo a mangiarci una tavoletta. Tanto, sappiamo quale scegliere.

Buona cucina!

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