Niente panicoLe nuove previsioni dell’Onu non certificano un fallimento climatico

Il “climate update” delle Nazioni Unite testimonia un peggioramento da non sottovalutare. Tuttavia, secondo Antonello Pasini del Cnr, abbiamo ancora tempo per agire. Anche se il cosiddetto “ascensore termico” è sempre più in alto

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Pochi giorni fa, una voce sinistra ha iniziato a serpeggiare nel mondo dei media italiani e internazionali. L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata in meteorologia, ha infatti dichiarato che il riscaldamento globale potrebbe presto raggiungere temporaneamente i tanto temuti 1,5°C al di sopra del livello pre-industriale. Le probabilità che questo accada per almeno uno dei prossimi cinque anni (2022-2026) sono salite attorno al 50%. Per il periodo tra il 2017 e il 2021, questa percentuale era ferma al 10%.

Con l’obiettivo di fare chiarezza, abbiamo parlato dei numeri forniti dall’Organizzazione meteorologica mondiale con Antonello Pasini, fisico e climatologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). 

Nel suo ultimo report, l’Omm ha dichiarato che esiste un “effetto ascensore” per la temperatura media globale. Che cosa significa, nel concreto?
«Quando ero piccolo mi divertivo a saltare e vedere a che altezza riuscivo a toccare il muro di casa. Ovviamente, qualche volta arrivavo più in alto, altre volte più in basso. Poi mettevo un’asse di legno di un paio di centimetri sotto i piedi, e rifacevo i salti. Qualche volta arrivavo più in basso di prima, ma spesso giungevo più in alto, registrando un record. Se posizionavo un’altra asse, sotto la prima, era ancora più facile superare il record precedente. Era come se fossi stato su un ascensore in ascesa che mi faceva partire sempre da una base più alta».

Questo suo ricordo d’infanzia che cosa ci dice dell’emergenza climatica?
«Per il clima succede la stessa cosa. Ogni anno la temperatura “salta” un po’ più in alto o un po’ più in basso a causa della variabilità naturale del clima, solo che il riscaldamento globale di origine antropica fa cambiare la base a cui si riferisce questa variabilità alzando il “pavimento”. E così, di anno in anno, è sempre più facile raggiungere un record di temperatura. Questo report ci dice che abbiamo il 93% di probabilità di raggiungere un nuovo record nei prossimi cinque anni, mentre la probabilità di avere un anno con 1,5°C in più dell’era pre-industriale è del 48%». 

Da cosa dipende il raggiungimento (o meno) di quest’ultimo record?
«Dalla variabilità naturale del clima. Se ci sarà un evento molto più forte di El Niño (un anomalo riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico, ndr), potremo veramente superare gli 1,5°C. In questi ultimi due anni, quella oscillazione naturale ha visto avverarsi la fase opposta. Ecco perché questi anni non sono stati enormemente caldi, ma sempre tra i primi sei degli ultimi 150 anni. In ogni caso, raggiungere in un solo anno gli 1,5°C non significa aver superato l’obiettivo climatico dettato dalla comunità scientifica per evitare gli impatti peggiori dei cambiamenti climatici. Per superarlo occorre stare mediamente al di sopra di quella soglia per almeno un decennio. Abbiamo ancora tempo di agire, ma attenzione: l’ascensore sale e il pavimento si innalza. Infatti, facendo la media delle temperature per ogni decennio a partire dagli anni 60 e mettendole in grafica, si vede chiaramente una “scala” in ascesa. Scala o ascensore: il concetto non cambia».

Che cosa ci può dire sugli effetti di questo aumento delle temperature su alcune specifiche (e fragili) aree del mondo?
«Ovviamente questo “Climate update” dell’Organizzazione meteorologica mondiale si occupa anche di cosa potrà avvenire nel prossimo quinquennio in varie parti del mondo. Ad esempio, si conferma che l’Artico si riscalderà ulteriormente, ben tre volte di più, rispetto alla  media globale. Inoltre, anche se la distribuzione delle precipitazioni è meno facile da prevedere – in quanto dipende molto dalle correnti aeree oltre che dal calore e dall’umidità disponibili – si noterà probabilmente un aumento delle condizioni piovose in alcune zone del nord del mondo e dei tropici, mentre le regioni subtropicali dovrebbero essere interessate da siccità, come anche – almeno in questo 2022 – il Mediterraneo».

Che effetti avrà tutto ciò?
«Tutti questi cambiamenti nelle variabili meteorologiche avranno un impatto sulle varie manifestazioni del cambiamento climatico: l’aumento del livello del mare, le ondate di calore, gli eventi estremi di tipo precipitativo, la fusione dei ghiacci. Un mondo in rapido cambiamento. Spetta a noi fermare questo “ascensore” termico e le sue conseguenze peggiori». 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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