La torreIl romanzo di science fiction che racconta la Corea del Sud meglio di cento saggi

Nella raccolta di racconti (pubblicati da Add), tutti ambientati in un grattacielo di 674 piani, Bae Myung-hoon tratteggia una lettura insieme oscura e spiazzante della vita contemporanea, delle abitudini del suo Paese e di un futuro minaccioso

di Matthew Henry, da Unsplash

Se vogliamo essere precisi, io non sono un verticalista. Sono un semplice impiegato del trasporto pubblico. C’è chi mi prende per un verticalista perché mi vede girare sempre con la mappa degli ascensori in mano. Ma riflettete un attimo: tutto questo ambaradan potrebbe funzionare solo con gli spostamenti verticali?

Ci sono quelli che ti devono per forza incasellare e ti spingono a dire da che parte stai: orizzontalista o verticalista? Dubito che quella gente conosca il vero significato delle due fazioni.

Di base il concetto nasce dalla Cooperativa Trasporti Verticali e dal Sindacato Lavoratori Trasporti Orizzontali. Tanti pensano che essendo un grattacielo, l’unico mezzo di trasporto della Beanstalk siano gli ascensori. Ma la Torre non è solo alta. Anche in larghezza sono belle distanze. Di conseguenza il comparto dell’industria orizzontale ha parecchi lavoratori. E questo fin dalla costruzione. Non è che bastino le gru per caricare e sollevare tutto. Trasportare i materiali da costruzione in orizzontale non è mica uno scherzo. Alla fine, va fatto manualmente. È vero che ci sono dei marciapiedi mobili installati in vari punti, ma non sono stati pensati per le merci.

Diciamolo, quella orizzontale è bassa manovalanza. Sono lavori che richiedono la forza delle braccia, e nessuna conoscenza o investimento particolare. Al confronto, la Cooperativa Trasporti Verticali è tutto un altro ambiente. Da noi, persino gli addetti alle manovre di carico e scarico non si autodefiniscono “lavoratori” ma “soci”. La parola “operaio” è stata proprio abolita. Il nostro business si basa su ascensori e montacarichi, dunque macchinari e attrezzature contano più della forza fisica. Si respira quella certa aria di capitalismo. Invece il Sindacato Lavoratori Trasporti Orizzontali, come dice la parola stessa, ha quell’atmosfera un po’ sindacale. Operaia, ecco.

I giovani non conoscono la storia che c’è dietro, e hanno questo concetto che i verticalisti siano tutti ricchi, e gli orizzontalisti tutti poveri. Fosse così semplice! Voglio dire, la vita non si riduce a scegliere tra orizzontale e verticale. Se da una parte le cose viaggiano con gli ascensori, dall’altra qualcuno le deve pur andare a prendere e portare a destinazione, dico bene?

Il mio lavoro è esattamente quello. Prendete per dire la mobilitazione di emergenza delle forze armate di terra. Per semplificare le chiamiamo esercitazioni degli ascensori, ma quando mai si potrebbero fare solo con gli ascensori? Per mobilitare le truppe concentrate alla frontiera al P-22, mandarle su fino al P-670, e contemporaneamente posizionarle in assetto da combattimento in base alla situazione, la velocità di marcia in orizzontale è altrettanto importante di quella in verticale. E per il successo delle manovre le due velocità si devono incastrare alla perfezione.

A grandi linee, la vita non è uguale? È talmente complicata che come fai a dividere tutto in due categorie? Prendete me. La mia famiglia era straricca. Avete presente il campo da basket al P-77? Era di mio padre. La nostra squadra era veramente scarsa e gli incassi lasciavano a desiderare, ma non ci importava più di tanto. Perché il prezzo degli immobili continuava a salire.

Vedete, lassù? Non so se è ancora in orbita, ma c’è un satellite meteorologico di vecchia generazione. Un’anticaglia abbastanza inutile, ma mio padre aveva sentito non so cosa da non so chi, e un giorno prese e lo comprò, di punto in bianco. Non da solo, eh. Era un qualche fondo di investimento, ma per entrarci dovette ipotecare l’ipotecabile del patrimonio di famiglia, campo da basket e tutto. Un debito mostruoso. E io dicevo “ma che cavolo se ne fanno, che a rivenderlo non si recupera nemmeno il prezzo del ferro vecchio?”. E mi chiedevo perché costasse tanto.

Poi venni a sapere che si era sparsa la voce di una riqualificazione. Non volevano il satellite meteorologico in sé, volevano la sua orbita. È un satellite fisso, capite? Nel senso che percorre la sua orbita alla stessa velocità con cui la Terra percorre la propria, dunque se lo osservate da qui vi appare sempre immobile, ma in realtà anche i satelliti fissi, per girare girano. Su quell’orbita in particolare, si vociferava della costruzione di una base spaziale. È per questo che mio padre si giocò tutto. Era l’occasione della vita, diceva.

Poi l’ennesimo crollo dei mercati finanziari, e il discorso base spaziale, ristrutturazione eccetera rimase lettera morta. Da quel momento in poi il patrimonio di famiglia cominciò a decadere. Più che decadere andò proprio a rotoli, e alla grande!

Eravamo praticamente al verde, quando mia madre pensò bene di prendersi la sua parte: raschiato il fondo del barile, se ne andò di casa con un tizio. Che poi non so come abbia fatto a intestarsi tutto. Un trucco vecchissimo, pare, ma per uno come me resta tuttora incomprensibile. Potrei studiare dieci anni e probabilmente continuerei a non capire.

Mia madre era scappata all’estero, e nel giro di due anni mi lasciò anche mio padre. Era una persona così, lui. Un gentiluomo vecchio stampo che viveva di relazioni umane: alla condanna a morte sociale, era seguita la morte biologica.

A me era rimasta una stanza in un Dormitorio per Concorsi Pubblici al P-520, una struttura fatta di piccoli monolocali. Era poco più di un loculo con un bagno, ma era mio, l’unico lascito di mia madre: nella fuga, bontà sua, si era ricordata di avere un figlio.

Una donna senza cuore, dite? Non so. Il prezzo di un buco nel Distretto Dormitorio da noi equivale a tre appartamenti nelle altre capitali, quindi in realtà non fu così spietata. E non era un affitto con il jeonse, era una proprietà a tutti gli effetti, cioè avrei potuto venderla, andarmene all’estero e vivere da signore. Però avevo solo vent’anni, e nessuna idea di come girava il mondo. Sono nato e vissuto nella Torre, se fossi andato via mi sarebbe capitato qualcosa di brutto, ne ero convinto. Non sapevo come mantenermi. Mi sentivo un fallito.

da “La torre”, di Bae Myung-hoon, Add editore (traduzione di Lia Iovenitti), 2022, pagine 240, euro 20