Il polso del lavoroLe prime conseguenze della guerra si fanno sentire su 40enni, autonomi e donne

Secondo i dati Istat di aprile nella fascia tra i 35 e i 49 anni si sono persi 75mila posti. L’occupazione femminile scende di 43mila unità. Le partite Iva sono 17mila in meno. Rispetto a un anno fa, si contano 670mila occupati in più, oltre la metà a termine

AP/Lapresse

Tra inflazione ai massimi e sanzioni alla Russia, si indebolisce il trend positivo del mercato del lavoro italiano degli ultimi mesi. E a pagarne le conseguenze, come rilevano i dati su aprile, dopo appena un mese di guerra, sono gli autonomi e le donne, unicamente nella fascia d’età tra i 35 e i 49 anni. Dove si perdono ben 75mila posti.

Se gli occupati in totale calano di 12mila unità (-0,1%), scendono anche i disoccupati, ma crescono gli inattivi che non cercano un lavoro (+34mila). E il segno meno sull’occupazione riguarda soltanto le donne, che perdono 43mila posti di lavoro. Il trend di crescita femminile si inverte dopo diversi mesi, rimanendo comunque positivo (+389mila) sui 12 mesi. Mentre gli occupati uomini crescono in un mese di 31mila unità.

Tornano a calare anche le partite Iva 17mila partite Iva, che si confermano la categoria più colpita dalla pandemia e l’unica che non ha recuperato i livelli pre-pandemia.

Segno più, seppur lieve (+9mila) per i contratti a tempo indeterminato, con quelli a termine che calano invece di 4mila unità.

Rispetto a un anno fa, il mercato del lavoro conta 670mila occupati in più. In oltre la metà dei casi, +354mila, si tratta di contratti a termine, la cui stima supera i 3 milioni 150mila, il valore più alto dal 1977, cioè da quando esistono le serie storiche.

L’aumento annuo degli occupati è trasversale per genere, età e posizione professionale. Fatta eccezione, ancora una volta, per i lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Ma, spiegano dall’Istat, in questo caso nella variazione tendenziale il segno meno è dovuto alla componente demografica. Il tasso di occupazione, in aumento di 2,3 punti percentuali, sale infatti per tutte le classi di età. Ma soprattutto tra gli under 35, che fanno registrare quasi il +10%.

L’impatto dell’invecchiamento della popolazione comincia comunque a vedersi sul mercato. Basti pensare che, nonostante il tasso di occupazione stabile al massimo storico del 59,9%, rispetto al periodo pre pandemia (febbraio 2020) mancano comunque nelle aziende 2mila occupati.

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