Sterminatori per fameIl megafono di Putin svela che la Russia sta pianificando una carestia globale

Margarita Simonyan, direttore di Russia Today, dichiara al vertice di San Pietroburgo che la crisi alimentare è uno strumento strategico per mettere in difficoltà l’Occidente sul piano internazionale

AP/Lapresse

«Una volta iniziata la carestia globale, [gli occidentali] vorranno revocare le sanzioni ed essere nostri amici. Perché si rendono conto che è impossibile non è possibile fare altrimenti». Le parole sono di Margarita Simonyan, direttrice di RT – testata precedentemente chiamata Russia Today –, che dice apertamente di sperare in una carestia che affami il mondo e metta in crisi il mondo occidentale.

Simonyan ha parlato dal palco del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, venerdì scorso, in presenza di presidente russo Vladimir Putin. Nella sua dichiarazione la carestia globale non è solo una conseguenza terribile della guerra voluta dalla Russia: è un mezzo molto cinico per esercitare pressioni sulla comunità internazionale. Simonyan parla di una fame calcolata, organizzata, come se fosse strumento strategico. Un Holodomor globale creato ad arte dal Cremlino per darsi una leva negoziale sempre più forte.

Fin dal 24 febbraio si parla di una crisi alimentare come conseguenza della guerra, un evento che sta spingendo alla fame centinaia di milioni di persone in ogni angolo del pianeta. Una grande carestia dovuta soprattutto all’interruzione delle catene di approvvigionamento di grano, cereali e altri prodotti che Kiev esportava in tutto il mondo dai suoi porti sul Mar Nero, soprattutto in alcuni Paesi del Sud del mondo che erano praticamente dipendenti da quei prodotti.

La Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha stimato che quest’anno tra il 20% e il 30% dei terreni agricoli dell’Ucraina rimarranno non piantati o non raccolti a causa della guerra. Inoltre fino a 47 milioni di persone potrebbero rientrare nella condizione di “insicurezza alimentare acuta” dovuta al conflitto, portando il numero totale di persone a rischio a 323 milioni, in tutto il pianeta.

Tutto questo, la direttrice di RT, sembra vederlo in una luce positiva. La testata che dirige era già stata criticata per aver diffuso la propaganda e la disinformazione del Cremlino attraverso i suoi canali. Non è un caso che il 2 marzo scorso, in un ampliamento del terzo pacchetto di sanzioni, l’Unione europea abbia vietato ai media statali russi come RT di distribuire i loro contenuti sia in televisione sia su Internet a causa della guerra contro l’Ucraina.

La stessa Simonyan era stata precedentemente sanzionata dall’Unione europea, il giorno prima dell’invasione, per «azioni e politiche che minano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina». Il documento diramato da Bruxelles – che indicava più di 20 entità sanzionate – indicava Simonyan come «una figura centrale della propaganda del governo, che ha promosso un atteggiamento positivo nei confronti dell’annessione della Crimea e delle azioni dei separatisti nel Donbass e ha sostenuto azioni e politiche che minano la sovranità dell’Ucraina».

Un mese fa sul Canale 1 della tv russa la direttrice di RT diceva: «O la Russia vincerà in Ucraina o le cose andranno male per l’intera umanità, non c’è una terza opzione». La giornalista aveva aggiunto anche che i russi dovranno accettare questa divisione con l’Occidente e non potranno mandare più i figli a studiare fuori dalla Russia.