Bilanci di mezza estateÈ finita la scuola (ma ricomincia)

Questa settimana la nostra redazione si è trasformata in laboratorio creativo: ventiquattro studenti, un giardino, tante slide, ospiti a sorpresa e chiacchiere costruttive ci hanno ricordato che un giornale è fatto soprattutto di persone, energia e condivisione

Quando abbiamo pensato Gastronomika era fine 2019: avevamo in mente un giornale, ma soprattutto un sistema. Un progetto che mettesse insieme carta, digitale, libri ed eventi, e che spiegasse il mondo del cibo con un punto di vista il più possibile unico e inconsueto. Abbiamo dovuto ripensare tutto ancora prima del lancio, nel 2020, e per due anni quello che avevamo immaginato è rimasto nel cassetto. Uno a uno, stiamo tirando fuori da quel cassetto tutti i sogni che avevamo, e uno si è appena realizzato. Questa settimana abbiamo trascorso tre giornate davvero intense con ventiquattro ragazzi magnifici, e abbiamo dato finalmente vita alla nostra scuola di formazione sul giornalismo enogastronomico. Queste lezioni nella nostra redazione ci hanno ricordato il senso più vero di questo mestiere che si nutre ancora, per fortuna, di rapporti umani, del racconto delle cose mentre prendono forma, della potenza del qui e ora. Ma soprattutto ci hanno fatto capire quanto questo settore abbia tanto bisogno di uno sguardo laterale, di un pensiero alternativo, e di una modalità nuova di raccontarlo. Proviamo a farlo ogni giorno, e speriamo che questo piccolo seme sia l’inizio di un nuovo corso. I sogni infilati nel cassetto sono ancora molti, e a breve ve ne sveleremo altri.

Intanto, un assaggio di quello che abbiamo imparato dalla nostra Summer School, a parole (il resto lo trovate qui).

A cazzimma Quella che ci vuole per fare un podcast che abbia personalità, come ci ha raccontato Samanta Cornaviera. «Poi ci vogliono anche un microfono e qualcosa di bello da raccontare ma la cazzimma, comunque, ce la devi mettere».

Budget «Per fare un podcast – ma anche un giornale, una newsletter, un qualsiasi prodotto editoriale – ci vuole un budget» Chiara docet.

Nonna La più nominata durante la nostra Summer School, dopo “budget”, è stata la nonna. È quella che deve leggere l’articolo e capirlo. Che viene tirata in ballo ogni volta che si parla di passato, quasi sempre a sproposito.

Condividere Alessio ci ha insegnato che “share is care”: «Se leggete qualcosa di bello, siate generosi e condividetelo. Spesso è l’unico modo per dire grazie a chi ha lavorato alla costruzione di quel contenuto».

Vi siete persi questa prime edizione e volete rimediare? Stiamo per lanciare nuove date, e nuovi corsi: sarete i primi a saperlo!

Noi, intanto, andiamo avanti con il riassunto delle notizie che vi abbiamo raccontato questa settimana. Perché questo sogno, quello che si è trasformato in realtà il 14 aprile del 2020, rimane il nostro riferimento.

PIATTO DEL GIORNO
Lidia Baratta ha scoperto, con l’economista Francesco Armillei, dove sono finiti i camerieri italiani? A fare i cassieri, i commessi e i bidelli. Analizzando l’evoluzione delle comunicazioni obbligatorie degli stagionali pre e post pandemia scopriamo che i ristoratori non hanno alzato i salari per attrarre i lavoratori, nonostante lamentassero la carenza di manodopera. Ed è aumentata l’area grigia di quelli senza contratto.

ALLA CARTA
Il corso del Po, i ghiacci delle Alpi, le piogge, le risorgive e le falde sono tutti tasselli che vanno a comporre un mosaico unico. Abbiamo seguito il ciclo dell’acqua nella Pianura Padana, una ricchezza che rischiamo di perdere per incuria e miopia.

Solo oggi scopriamo un valore che in Spagna conoscono da sempre: visitare l’Alhambra ci ha permesso di riflettere sull’importanza di una risorsa che diamo per scontata.

Che ci serve soprattutto per far germogliare semi. Dalla banca del germoplasma, custode della biodiversità del Pianeta alla multinazionali che controllano tutto ciò che arriva sulle nostre tavole, abbiamo percorso la storia affascinante della vita che nasce sotto terra.

Materie prime che diventeranno prodotti, che condivideranno storie e saranno il simbolo del territorio nel quale nascono. Storie d’amore dentro e fuori il piatto.

Come quelle raccolte da Yeast che ha condensato in un libro la biodiversità umana e e(t)nogastronomica pugliese. E sempre dalla Puglia arriva la denuncia degli agricoltori alle prese con i rincari che hanno colpito il comparto agricolo: raccogliere un ettaro di grano costa fino al 40% in più rispetto al periodo pre pandemia.

FUORI MENU
A Milano sempre più imprenditori scelgono Lambrate per il loro business. Un quartiere che finalmente, dopo la pandemia, torna ad essere vissuto e sopratutto scelto come luogo per nuove attività commerciali. E le opportunità non fanno che aumentare.

Per chi vuole spostarsi in Toscana, ecco tredici proposte a Lucca e dintorni per gustare non soltanto i tradizionali tordelli o il buccellato ma anche un piatto di arepas, una pizza al tegamino o un’indimenticabile cecina.

E se vi appassionano le dispute regionali, abbiamo fatto il punto sull’eterna lotta tra tigelle e crescenti. Due fratelli bolognesi hanno fondato un movimento per diffondere la conoscenza di un piatto tipico molto amato ma su cui regna una certa confusione linguistica.

Qualunque luogo o piatto scegliate, il servizio deve essere all’altezza. Il post Covid ha lasciato anche su questo tema una grande riflessione aperta, e sempre di più al ristorante preferiamo un’accoglienza meno ingessata e meno pomposa, e un lato umano che ci faccia sentire a casa.

Siamo giunti al termine, anche questa volta. Per il fine settimana abbiamo in programma di preparare uno zerro, per promuovere il consumo della Spicara smaris, una specie mediterranea ancora poco conosciuta.

Se avete bimbi probabilmente sarete alle prese con il pranzo al sacco: ecco la nostra guida semiseria alla sopravvivenza ai centri estivi. Per chi ci riesce, fra una schiscetta e l’altra.

Buona cucina!
Anna Prandoni

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