Time outLa “pausa operativa” dell’esercito russo nel Donbass rivela le difficoltà di Putin

In un lungo thread su Twitter Mike Martin (War Studies, King’s College di Londra) spiega perché per le truppe del Cremlino hanno diminuito i loro attacchi nel sud dell’Ucraina

AP/Lapresse

Giovedì l’esercito ucraino ha annunciato di aver usato elicotteri e jet da combattimento per colpire depositi di munizioni russe e altre postazioni strategiche nel Sud del Paese. In tutto, l’Ucraina ha condotto 10 attacchi aerei in 24 ore nella provincia di Kherson e dintorni, un’area che le forze russe hanno occupato a marzo.

Anzi, l’impatto crescente degli attacchi dell’Ucraina nel Sud è coerente con i preparativi per un’offensiva di terra vera e propria, un’offensiva che può ambire a ottenere grossi risultati anche in virtù della maggior pressione alle infrastrutture militari e alle linee di rifornimento di Mosca: con i sistemi a lungo raggio arrivati di recente dagli alleati, i soldati di Kyjiv possono colpire obiettivi russi dietro le loro linee.

E Kherson – tutta l’area – è molto importante strategicamente: è l’unico punto d’appoggio stabile che i russi hanno a nord e a ovest del fiume Dnipro, che a sua volta è la principale barriera strategica naturale che attraversa il Paese dalla Crimea alla capitale.

Questa fase del conflitto si inserisce all’interno di quella che la Russia ha definito una «pausa operativa» nel Donbass. Un paio di settimane fa, infatti, l’esercito di Mosca aveva annunciato di rallentare le operazioni in quella regione nulla di particolarmente eccezionale: le pause operative sono abbastanza normali in una guerra ad alta intensità, dal momento che le truppe necessitano di rifornimenti massicci e i danni inflitti all’una e all’altra fazione sono sempre ingenti.

Ma c’è qualcosa di particolare nell’annuncio fatto dall’esercito russo. Lo ha spiegato in un lungo thread su Twitter Mike Martin, del dipartimento di War Studies del King’s College di Londra, sottolineando come se da una parte è normale che gli eserciti a volte si prendano un “time out” per riorganizzarsi e ricostruire le proprie scorte, «di solito non fai sapere a tutti che lo stai facendo».

Questa insolita trasparenza farebbe pensare che ci sia un’altra ragione per cui l’attività militare russa si è ridotta in questa fase – si è davvero ridotta, soprattutto in termini quantitativi, nei colpi d’artiglieria sparati e nel numero delle offensive settimanali.

«Nelle ultime due settimane, gli ucraini hanno colpito i centri di command&control fino a 70 chilometri grazie ai nuovi sistemi. Quest’ampiezza di raggio significa che gli ucraini stanno colpendo i quartier generali della brigata e della divisione piuttosto che quelli della compagnia e del battaglione», ha scritto Mike Martin.

Perché è ovvio, in guerra certi elementi «preziosi», come le zone di comando, sono lontane dalla prima linea, vanno in qualche modo protette. Ma l’artiglieria a lungo raggio irrompe coprendo quelle distanze senza troppi problemi, sconvolgendo tutti i parametri.

A inizio luglio, le autorità di Kyjiv avevano annunciato di aver colpito un deposito russo nel Donbass. Tramite i canali social, i militari hanno diffuso un breve video in cui si vede la gigantesca esplosione del magazzino – probabilmente era a Popasnaya.

E secondo Martin, guardando il tipo di incendio, c’è una buona probabilità che si trattasse di depositi di rifornimenti come carburante e munizioni, «e per il modo in cui i russi conducono la guerra significa molte munizioni di artiglieria: questo vuol dire che hanno dovuto spostare tutti questi depositi di rifornimenti oltre la portata della nuova artiglieria ucraina», quindi a circa 100 chilometri anziché i canonici 30 o 40.

La conseguenza è prima di tutto aritmetica: a parità di camion e mezzi di trasporto, è possibile muovere solo 1/3 dei rifornimenti, a parità di tempo impiegato. Cosa comporta tutto questo? Per un esercito come quello russo, che fa affidamento su grandi carichi di artiglieria pesante, significa probabilmente non poter più garantire abbastanza rifornimenti alla prima linea per poter condurre offensive veramente pericolose: «Probabilmente ora possono solo difendere, sul fronte di Kherson», scrive con un po’ di ottimismo Martin.

La logistica, come avevamo già scritto qualche settimana fa, gioca un ruolo chiave in questo conflitto, e anche per l’invasore poter contare sui giusti rifornimenti è una questione cruciale. Tra l’altro gli unici due ponti sul fiume Dnipro che collegano Kherson all’altra sponda del fiume sono già stati danneggiati dagli ucraini – non abbattuti, ma resi inadatti al trasporto di sistemi pesanti.

«Se fossi un soldato russo a Kherson – scrive Mike Martin concludendo il suo thread – sarei piuttosto spaventato in questo momento: il modo per far crollare una forza nemica è colpire i centri di command&control, colpire la loro logistica e quindi iniziare a intimorirli anche psicologicamente».

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