A riveder le stelleSvegliarsi al suono dei campanacci

Cenare e dormire a 1900 metri in Valle D’Aosta, spegnere tutte le luci e collezionare stelle cadenti. Quando viene esaudito un desiderio

Foto Claudia Lombardo

Se impostate l’indirizzo “Frazione Jovençan di Vertosan ad Avise” sul navigatore, impazzirà. Vi porterà in tre località distanti dalla nostra meta, che hanno lo stesso nome.

Se invece chiedete ai valdostani dove si trova Lo grand Baöu, vi risponderanno “da Saint-Nicolas proseguite finché non finisce la strada asfaltata e oltre, non vi scoraggiate, quando lo troverete sarete arrivati”.

Un po’ di strada asfaltata e altrettanta strada sterrata, attraverso pascoli d’alpeggio, prati in fiore, boschi di larice e abeti e qualche cartello indicativo, l’auto ci condurrà al vallone di Vertosan.

Adesso è chiaro perché il prozio Pinotto veniva chiamato l’ours de Vertosan.

Tuttora i Marcoz si definiscono una famiglia di osti eremiti, seppur accolgano i visitatori a braccia aperte e suggeriscano loro prodotti da assaggiare e luoghi da visitare con occhi luccicanti d’amore per la Valle D’Aosta.

Lo Grand Baöu, ovvero la grande stalla, esiste dal 1400 ed era effettivamente la più grande stalla di Vertosan fino a quando negli anni ‘70 è diventata il luogo che conosciamo da quasi 50 anni.

La polenta è il piatto della tradizione, preparato dal primo dopoguerra dallo zio Pinotto che accoglieva i passanti cuocendola con il paiolo in ghisa sulla stufa a legna. Oggi, preparata con una selezione di mais macinati a pietra e acqua di sorgente, la polenta viene cotta lentamente, con burro e cipolla gratinata; è il piatto che richiama gli ospiti pronti a fare la strada per arrivare fin qui.

Il ristorante è aperto quattro mesi durante l’estate, il resto dell’anno Denise lo trascorre preparando buona parte dei prodotti che abbiamo la fortuna di assaggiare alla sua tavola, una cucina familiare preparata con pari affetto.

Denise infatti non è chef, ci tiene a precisarlo. Ha fatto la veterinaria per 22 anni finché l’amore per quello che la sua famiglia ha costruito l’ha spinta a diventare la quarta generazione a dedicarsi all’ospitalità. Oggi la struttura può ospitare i villeggianti nelle cinque camere ristrutturate con cura.

Il resto del menu non delude le aspettative, dai formaggi selezionati personalmente da Denise e stagionati durante il corso dell’anno, alle bouignets, frittelle di mele renette proposte anche in versione salata con la menta. Dai salumi fatti in casa come il Boudin, preparato con patate, barbabietole e lardo, alla carbonade, carne di razza bovina autoctona cotta nel prié blanc. Concludendo con le crostate di marmellata e mele, gelato al fior di latte e digestivi a sorpresa.

Spente le luci della sala, assenza di linea telefonica, la Coumba di Vertosan ci regala l’emozione di una silenziosissima notte di stelle e luna piena.

Trascorriamo la nottata tra chiacchiere e ricerca compulsiva di stelle cadenti avvolti da una spessa coperta di lana e pensiamo di poter dormire fino a tardi l’indomani mattina.

Illusione disattesa, perché veniamo svegliati dal suono dei campanacci dei bovini portati al pascolo. Il suono non è dei più armoniosi, ammettiamolo, ma ci ricordiamo che la colazione ci attende, e se è buona come la cena allora questo è un ottimo motivo per alzarsi.

Torte e marmellate fatta in casa, ricotta fresca e yogurt – per cui siamo costretti a chiedere scusa alle mucche che abbiamo odiato solo mezz’ora prima e che svegliano i turisti pigri e a volte ingrati come noi – prosciutto crudo fatto da Denise e burro. Burro d’alpeggio che spalmeremmo ovunque: sul pane, sulle torte, sui biscotti, sulle castagne.

Iniziamo la nostra giornata con la speranza di vedere un’ altra stella cadente stanotte per esprimere ancora un desiderio: che la tonnellata di burro mangiata stamattina venga smaltita durante la camminata delle due ore seguenti.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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