WolfhouseUna casa modernista di Philip Johnson rinasce come spazio culturale inclusivo (e mistico)

Come si riabilita un grande architetto finito nel mirino della cancel culture? Due direttori creativi pensano che la risposta sia trasformare uno dei suoi capolavori in un simbolo di progresso

Ph. Chris Daniele

Quella di Philip Johnson è una storia controversa. L’architetto americano (Cleveland, Ohio, 1906 – New Canaan, Connecticut, 2005), allievo di Mies van der Rohe, è finito nel mirino due anni fa, quando la Graduate School of Design dell’Università di Harvard lo ha accusato di aver appoggiato il nazismo ed essere stato un sostenitore della supremazia bianca. 

Non è tardata ad arrivare la risposta del MoMA di New York – di cui Johnson è stato il primo direttore del Dipartimento di Architettura –, che in occasione della mostra Reconstructions: Architecture and Blackness in America ha rimosso il suo nome dalla targa in cui figurava.

Sembrava perciò che l’architetto fosse definitivamente caduto in disgrazia. Invece una proposta per riabilitare il suo operato è arrivata da Jiminie Ha, direttrice del “Graphic Design” del Guggenheim di New York nonché fondatrice dello studio With Projects, con l’art director Jeremy Parker.

Insieme hanno acquistato e rimesso a nuovo la Wolfhouse, un gioiello modernista che nel 1949 Johnson progettò per il suo cliente Benjamin V. Wolf a Newburgh, nello stato di New York. Determinati a fare dell’abitazione un simbolo di inclusività, i due l’hanno reimmaginata come uno spazio culturale BIPOC (acronimo di Black, Indigenous and People of Color), dove si alternano esposizioni di arte e design sia fisiche che virtuali.

Ph. Chris Daniele

«Come fondatori BIPOC e LGBTQ+ siamo desiderosi di costruire un futuro più inclusivo per la residenza, in particolare con una programmazione digitale accessibile tramite una galleria VR, drop NFT ed eventi nel metaverso», raccontano Ha e Parker.

Situata in cima a una collina a nord del ponte Newburgh-Beacon, con vista panoramica sul fiume Hudson, la Wolfhouse ha molto in comune con la più famosa Glass House, il capolavoro che l’architetto progettò lo stesso anno a New Canaan, in Connecticut: ovvero layout a pianta aperta e pareti di vetro a tutta altezza.

«Philip Johnson ha disegnato la casa senza contenere opere d’arte. La sua intenzione era che lo spettatore si concentrasse sull’ampia vista del fiume. Per questo, dopo aver trascorso un po’ di tempo nell’abitazione, abbiamo sentito che c’era la possibilità di esplorare l’arte digitale. C’è troppa luce solare per poter appendere quadri e fotografie», spiegano.

Ph. Chris Daniele

In collaborazione con With Projects, Ha e Parker hanno inoltre creato “Relix”, tre mazzi di tarocchi virtuali – “Analog”, “Cypress” e “Sun” – che reinterpretano in chiave architettonica e minimale ciascuno dei 78 arcani. Acquistando le carte è possibile accedere alle iniziative divinatorie della casa, che si svolgono in concomitanza con il calendario lunare (la prossima è prevista per l’11 agosto). In palio ci sono poi letture virtuali dei tarocchi da parte di Rashunda Tramble, mazzi di carte fisiche e un soggiorno di una notte all’interno della Wolfhouse.

«I Tarocchi sono simbolo di nuovi inizi. Servono a illuminare le nostre vite, alla ricerca di un significato e una comprensione più profondi. Ci auguriamo che attraverso la lettura scopriate che il misticismo e il caso possono continuare a esistere nell’era dell’intelligenza artificiale».

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