ArcheoplasticaQuando i rifiuti raccolti sulla spiaggia diventano pezzi da museo

Un bagnoschiuma degli anni ’60, figurine di dieci anni dopo, un detersivo per i piatti del 1963: sono solo alcuni degli oltre 500 “reperti plastici” che fanno parte dell’ambizioso progetto di Enzo Suma, guida naturalistica pugliese

In mezzo a luoghi incantevoli come l’arenile di Pantanagianni, è nato in Puglia, nel 2018, Archeoplastica, un progetto di sensibilizzazione sull’inquinamento del mare i cui protagonisti sono volontari che raccolgono i rifiuti presenti sulle spiagge di questi territori. Tutto è cominciato grazie a Enzo Suma – guida naturalistica e «cercatore di ulivi secolari e antichi rifiuti spiaggiati» – che un giorno si è imbattuto in una bomboletta di spray abbronzante con il prezzo ancora in lire. 

Un oggetto che, per quanto comune, è stato l’inizio di una bella storia. È da lì, infatti, che ha preso forma il suo progetto. A prima vista potremmo chiamarlo “museo degli antichi rifiuti del mare”, ma in realtà è molto di più. Si tratta infatti di un’iniziativa che si sviluppa su tre fronti: una mostra virtuale per osservare i “reperti plastici” in 3D (merito di un particolare lavoro di fotogrammetria); una mostra itinerante nelle scuole e in altri luoghi pubblici; una campagna informativa ed educativa sulla riduzione e il corretto smaltimento della plastica nei mari. 

Credits: Archeoplastica

Archeoplastica aveva bisogno di circa 7mila euro per essere finanziato, e la raccolta fondi sul sito di “Produzionidalbasso” ha di gran lunga superato i 9mila. «Dal 2018 ho iniziato a raccogliere plastica sulle spiagge della provincia di Brindisi, conservando tutti quei flaconi prodotti 40 o 50 anni fa. Sono un accanito raccoglitore: lo faccio per stimolare un diverso atteggiamento nell’uso quotidiano della plastica», racconta Enzo Suma. Ora Archeoplastica vanta oltre 500 reperti degli anni ’80, ’70 e ’60, tutti riprodotti in 3D nel museo virtuale

Oltre a riflettere sui lunghissimi tempi di degradazione della plastica, è affascinante ammirare dei prodotti appartenenti a un’altra epoca, come un bagnoschiuma del 1960 o delle figurine plastificate degli anni ‘70. «Che ricordi!», è “l’esclamazione-tipo” degli utenti che sui social commentano i video e le foto di questi oggetti ormai spariti dalla nostra quotidianità. 

Credits: Archeoplastica

È poi chiaro come non siano solo gli oggetti a creare la narrativa, ma anche la cornice dei paesaggi in cui vengono raccolti, colmi di meraviglie da scoprire. Scorrendo il profilo Instagram di Archeoplastica, è facile imbattersi in informazioni e curiosità interessanti, come ad esempio un racconto sulla sabbia nera della spiaggia di Le Cesine, di origine vulcanica, nota per il suo mix di sfumature. 

Archeoplastica è anche un appuntamento social: chi partecipa alle giornate di raccolta dei rifiuti condivide le proprie avventure su Instagram, organizzando eventi come la prima esposizione dei reperti nel castello di Bisceglie (primavera 2021). 

Credits: Archeoplastica

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