Ombre russeAbbiamo informazioni sui partiti italiani pagati dal Cremlino, dice il consigliere di Zelensky

«A noi non sfugge il comportamento di certi partiti, a volte proprio quelli italiani, che prendono posizioni apertamente filo-Putin», spiega Mykhailo Podolyak. «Ma non possiamo parlare pubblicamente di chi ha ricevuto soldi russi a scopo di lobbying», precisa, «perché significherebbe interferire con la politica del vostro Paese». Oggi Putin annuncerà l’annessione delle quattro regioni ucraine in cui si sono tenuti i referendum farsa

(Sergei Kholodilin/BelTA Pool Photo via AP)

«Abbiamo elementi per affermare che qualcuno in Europa, anche tra i partiti italiani, ha preso soldi dal Cremlino, ma non possiamo svelarlo perché significherebbe interferire con la politica del vostro Paese». Mykhailo Podolyak, consigliere dell’Ufficio del presidente ucraino Zelensky e capo del team di negoziatori con i diplomatici russi, lo dice a Repubblica.

«È ormai noto che la Federazione ha speso 300 milioni di euro negli ultimi anni per finanziare alcuni movimenti politici nell’Unione europea e, così facendo, ha cercato di influenzare sia le politiche nazionali sia quelle dell’Unione», spiega. Nel famoso report americano, però, l’Italia non appare. Ma «a noi non sfugge il comportamento di certi partiti, a volte proprio quelli italiani, che prendono posizioni apertamente filo-Putin, sostenendo per esempio che, per un motivo o per un altro, la Russia aveva il diritto di attaccare l’Ucraina», prosegue Podolyak.

Il consigliere del governo ucraino però non va oltre: «Cerchi di capirmi, non possiamo interferire negli affari interni dell’Italia e non possiamo parlare pubblicamente di chi ha ricevuto soldi russi a scopo di lobbying. Certamente, a livello di intelligence, i nostri due Paesi cooperano. Ho motivo di ritenere che i dati fondamentali ci siano tutti: chi ha preso e quanto».

Oggi, intanto, il presidente russo Vladimir Putin annuncerà ufficialmente l’annessione delle quattro regioni ucraine – Kherson, Zaporzhizhia, Lugansk e Donetsk – in cui negli scorsi giorni si sono tenuti i referendum farsa. Per Kyjiv, dice, non cambia niente. «I referendum non hanno valore legale, per il diritto internazionale le regioni sono e rimangono territori dell’Ucraina. E l’Ucraina è pronta a tutto per riprenderle. Il nostro popolo ce lo chiede. Sono stati voti farsa, a cui hanno partecipato poche persone. A chi andava a votare puntavano il fucile in faccia ordinando: “Vota!”. Le nostre controffensive, quindi, vanno avanti»

Ma secondo Podolyak ormai non c’è più spazio per la via diplomatica: «La Russia non vuole negoziare, lancia solo ultimatum. Se l’esercito russo abbandonasse l’intero territorio dell’Ucraina, Crimea compresa, la trattativa potrebbe riprendere».

E quanto alla minaccia energetica, spiega che «Gazprom sta facendo di tutto perché l’Europa non riceva il gas residuo necessario per la stagione invernale. E c’è la Russia dietro gli incidenti ai gasdotti North Stream: molto probabilmente un’azione pianificata». Le prove? «Ci sono dati di intelligence e ci sono alcune analisi, in termini di cosa è stato fatto e chi è il beneficiario. Non ha senso discuterne qui, ci sono indagini in corso. Ma la chiusura dei rubinetti di Gazprom e gli attentati nel Baltico fanno parte della stessa strategia».

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