Allarme RedsI pigri stereotipi inglesi sulla criminalità a Napoli e la dura verità sulle gang di Liverpool

Il club britannico ha avvisato i suoi tifosi in trasferta nel capoluogo campano di rimanere in hotel a bere e mangiare. Un messaggio esagerato che contiene un po’ di banalizzazione e molti luoghi comuni

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Visitate le zone del centro, assaggiate i piatti tradizionali in un ristorante tipico, scoprite la città di Napoli in tutte le sue sfumature. Se fosse stato così, il messaggio del Liverpool ai suoi tifosi sarebbe stato un piacevole ed efficace consiglio al popolo dei Reds arrivato in Campania per vedere Salah, Firmino e van Dijk allo stadio Diego Armando Maradona. Invece, per preparare i propri sostenitori, il club inglese ha voluto mettere tutti in guardia attraverso l’account Twitter: «Rimanete nei vostri hotel per bere e mangiare». E poi: «Si consiglia vivamente di non indossare i colori della squadra quando andate in giro».

Napoli non è certo un’oasi estranea alla criminalità, ma forse neanche quel «paradiso abitato da diavoli», come ricorda un’espressione erroneamente attribuita a Johann Wolfgang von Goethe e a Benedetto Croce.

Anzi, non è nemmeno nella top ten delle città più pericolose d’Italia, secondo l’indice di criminalità stilato dal Sole 24 Ore, che fotografa le denunce registrate relative al totale dei reati commessi sul territorio. Napoli è al 14esimo posto nella classifica nazionale, mentre nel ranking dei furti è al nono posto, dietro Milano, Rimini, Bologna, Roma, Firenze, Modena, Venezia, Livorno. C’è un triste primato alla voce “furti con strappo”, “rapine” e “furti di motociclo” e questo può legittimamente tenere in allerta i turisti quando passeggiano per i vicoli della città.

La cronaca locale, su qualsiasi giornale napoletano, racconta quasi quotidianamente scippi e rapine, denunce di commercianti per episodi di violenza e altri casi di microcriminalità che riducono la percezione di sicurezza.

«La criminalità a Napoli c’è, ma si potrebbe fare lo stesso discorso per Parigi, Londra e qualsiasi altra grande città nel mondo», dice a Linkiesta Giacomo Di Gennaro, docente di Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale alla Federico II e co-autore da tre anni del rapporto “Criminalità e sicurezza a Napoli”.

«Tutte le città metropolitane – aggiunge Di Gennaro – hanno un certo livello di insicurezza». È quasi fisiologico, naturale, inevitabile per i centri con centinaia di migliaia di persone (il Comune di Napoli conta circa un milione di abitanti, il triplo se si considera l’area metropolitana).

Ma gli avvertimenti fatti circolare dal club di Liverpool, spiega ancora il professor Di Gennaro, vanno presi con le dovute accortezze: «Dovrebbero alludere ai potenziali scontri tra tifoserie organizzate, perché sappiamo che nella dimensione collettiva non è facile controllare i tifosi, ma ovviamente queste informazioni non rispecchiano in maniera fedele lo stato della criminalità in città».

Il messaggio dell’account di assistenza del Liverpool, ad esempio, suggeriva di non allontanarsi dalla zona portuale, dove verosimilmente alloggia la maggior parte dei tifosi provenienti da Liverpool. Tra l’altro un suggerimento doppiamente infelice in questi giorni in cui la zona intorno alla Stazione Marittima di Cesare Bazzani è circondata dalle delimitazioni del cantiere per i lavori in corso.

Quel suggerimento equivale a dire a un turista che proprio lì, poco distante, a pochi minuti di cammino dal suo albergo, c’è il centro storico di Napoli, c’è via Toledo con la fermata della metro più bella del mondo, Piazza del Plebiscito, Palazzo Reale e il salotto buono della città, ma non ci può andare. Perché potrebbe essere pericoloso.

Tra l’altro nemmeno Liverpool, come Napoli, è un luogo estranea alla criminalità. Il sito inglese Crime Rate stima che la città attraversata dal fiume Mersey abbia fatto registrare 128 reati ogni 1.000 persone nel 2021: 12,8 crimini ogni 100 abitanti, cioè un tasso di criminalità superiore a quello di Napoli.

Sia chiaro, i problemi di una città non contrastano con quelli di un’altra, né fanno a gara – non sono certo in competizione. E ancor meno l’eventuale percezione di pericolo o insicurezza a Liverpool può servire a rivalutare le strade di Napoli.

Anzi, sarebbe altrettanto sgradevole se l’account Twitter della Ssc Napoli a novembre – in occasione della partita di ritorno – pubblicasse avvertimenti con lo stesso tono, dimenticando che Liverpool ha uno dei porti più importanti del Regno Unito, è la casa dei Beatles, del loro museo e di altri luoghi di interesse. Nonostante si tratti di una città che nelle ultime settimane ha visto il sindaco della metropolitana, la polizia del Merseyside, il commissario alla criminalità e il sindaco di Liverpool lanciare un appello senza precedenti ai capi della criminalità della città: «Niente più violenza. Non possiamo più chiudere gli occhi. Niente più vite innocenti rovinate».

Gli allarmi sono risuonati anche a Londra. A fine agosto, in risposta a quattro omicidi in una settimana, il governo centrale ha annunciato lo stanziamento di 500mila sterline per la lotta al crimine, in una città che, secondo le stime del 2020 della National Crime Agency, raccoglie il 70% delle armi presenti su tutto il territorio nazionale.

Il 31 agosto il giornale UnHerd ha pubblicato un articolo firmato dal professor Robert Hesketh – docente della School of Justice Studies alla Liverpool John Moores University – intitolato “Liverpool è stata sedotta dalle gang”. Nell’introduzione Hesketh scrive: «Oltre a vivere qui, ho trascorso l’ultimo decennio a studiare il mondo criminale della città e ho intervistato più di 50 giovani coinvolti in gang violente in tutto il Merseyside. E se c’è una cosa che ho imparato, è che quando una comunità crolla, la criminalità organizzata spesso riempie il vuoto».

Gli stessi tifosi del Liverpool negli ultimi anni non si sono dimostrati particolarmente attenti all’ordine pubblico e al decoro quando sono andati in trasferta in altre città europee. Nel 2019, in occasione della partita d’andata della semifinale di Champions League a Barcellona, sono arrivate notizie di tifosi arrestati per aggressione, altri che hanno spinto i passanti in una fontana, dipendenti di un hotel feriti. Eventi che avevano convinto l’amministratore delegato del club, Peter Moore, a fare appello via Twitter ai tifosi Reds chiedendo di non comportarsi male.

Napoli ha certamente un problema di microcriminalità legata a furti e rapine, e come tutte le metropoli può restituire un senso di insicurezza diverso da altri luoghi più piccoli e accoglienti. Ma il messaggio diffuso da uno dei club più importanti d’Inghilterra e del mondo ricalca in pieno uno stereotipo,  stigmatizza e appiattisce la realtà di una città – con i suoi cittadini – che ne esce danneggiata.

La risposta del Napoli, anzi di Napoli, sta nella semplicità delle parole del suo primo cittadino, il sindaco Gaetano Manfredi: «Napoli è una città di grande accoglienza. Dico a tutti i tifosi del Liverpool che possono venire con grande tranquillità ma chiedo loro di rispettare le nostre regole e le regole della pacifica convivenza perché i napoletani lo faranno. Mi auguro che sia una grande giornata di sport e una grande giornata di amicizia tra la città di Napoli e quella di Liverpool».

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