Crescita virtuosaIl sistema bancario può avere un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni

Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, è intervenuto nel corso della penultima giornata della Cop27, ribadendo l’importanza di passare a un modello «in cui produzione e consumo rigenerativo abbiano al centro la sostenibilità economica, sociale e ambientale»

Ap Photo/LaPresse

Quella in corso attualmente in Egitto è una Cop in cui si sta parlando molto di denaro, nell’ottica di trovare un accordo per i risarcimenti destinati ai Paesi più poveri e “climaticamente” più vulnerabili. La finanza climatica si è rivelata un argomento cruciale, un tema estremamente ampio che sta innescando una serie di riflessioni sulla sostenibilità (non solo ambientale) del sistema bancario. L’obiettivo? Una crescita virtuosa, etica e in grado di coinvolgere tutti gli attori sociali.  

Nel corso della penultima (sulla carta, perché l’accordo finale potrebbe arrivare sabato 19 novembre) giornata della Cop27 di Sharm el-Sheikh, il professor Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, è intervenuto per per approfondire il rapporto banche-ambiente e illustrare le novità verdi del Gruppo. 

«La sinergia economica e industriale tra le due sponde del Mediterraneo offre un’opportunità unica di sviluppo secondo una logica di reciproco vantaggio che consente di condividere i benefici di una crescita sostenibile. Il nostro Gruppo si impegna, attraverso la sua presenza in diverse regioni del bacino del Mediterraneo e dell’entroterra europeo, a promuovere il progresso e la diffusione di paradigmi economici e commerciali basati su un concetto di sostenibilità in grado di alimentare quella che consideriamo la nostra casa comune», ha detto inizialmente Gian Maria Gros-Pietro, ricalcando un tema – quello dei rapporti tra Italia ed Egitto – toccato pochi giorni fa anche da Marco Elio Rottigni, chief international subsidiary banks division di Intesa Sanpaolo. 

Intesa Sanpaolo, continua Gian Maria Gros-Pietro, «è riconosciuta come uno dei gruppi bancari più sostenibili al mondo e punta a diventare la prima banca d’impatto su scala mondiale, poiché la sua ambizione è anche quella di fare la differenza nel contrasto alle diseguaglianze e alla povertà. Per adempiere a questa vocazione, il nostro Gruppo è in prima linea da tempo nell’accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni, offrendo una gamma sempre più ampia di prodotti di investimento sostenibili».

Gian Maria Gros-Pietro (Foto: Piero Cruciatti / LaPresse)

Con il Piano Industriale 2022-2025, Intesa Sanpaolo vuole inseguire un duplice obiettivo: creare un «valore ambientalmente compatibile per tutti gli stakeholder» e rafforzare la «posizione di leadership sulle tematiche Esg che costituiscono una delle colonne portanti del Piano stesso». Ma come verranno attuate queste politiche così impattanti? Anche attraverso la definizione – e il rispetto – di target ambiziosi: nel 2021, ad esempio, Intesa Sanpaolo ha delineato l’obiettivo di perseguire la “net zero transition” entro il 2050 per quanto riguarda le proprie emissioni dirette, le emissioni legate al proprio portafoglio crediti e al proprio portafoglio investimenti, nonché le attività di asset management e assicurative. 

Il Gruppo, aggiunge il presidente di Intesa Sanpaolo, «ha ulteriormente sostenuto le iniziative lanciate dall’Unep Fi e nell’ottobre 2021 è entrato a far parte della Net-zero banking alliance (Nzba)». I risultati sono incoraggianti: nel 2021, come spiega Gian Maria Gros-Pietro alla Cop27, Intesa Sanpaolo ha ridotto del trentatré per cento le sue emissioni su base annua e incrementato dell’ottantotto per cento gli acquisti di energie pulite. Per il 2022, le prospettive dovrebbero essere le stesse. 

«Siamo una banca di impatto sostenibile, e per questo operiamo per garantire la sostenibilità ambientale ed economica attraverso piani di inclusione finanziaria, progetti a sostegno delle persone in difficoltà, investimenti nelle generazioni future e sostegno a progetti culturali. 

L’accelerazione del nostro impegno per la “net zero transition” include anche la promozione della biodiversità. I nostri prestiti sono orientati a organizzazioni e progetti sostenibili. Siamo partner di lunga data della Ellen Mc Arthur Foundation, uno dei principali promotori della transizione verso un’economia circolare», continua il presidente di Intesa Sanpaolo, che dal 2017 è la principale “produttrice” europea di green bond (titoli di debito dedicati al finanziamento di iniziative di sostenibilità ambientale).

Intesa Sanpaolo, inoltre, ha di recente emesso il suo primo Social bond: «È il più grande emesso da una banca italiana, dedicato al finanziamento o rifinanziamento delle categorie social descritte nel Green, Social and Sustainability bond framework del Gruppo. Promuovendo un modello di crescita economica a tutela dell’ambiente e delle sue risorse naturali, Intesa Sanpaolo stanzia ingenti risorse finanziarie al settore primario e in particolare alle iniziative agroalimentari: il nostro Gruppo le considera avanguardia di attività agricole che preservino le aree rurali e la biodiversità», spiega l’economista classe 1942. 

Nella parte finale del suo intervento, il presidente di Intesa Sanpaolo si è soffermato sulle relazioni tra Italia ed Egitto. Il gruppo è attivo nel paese africano attraverso la controllata Alexbank che, oltre alle classiche attività bancarie, «fornisce microcredito a piccoli agricoltori e artigiani, con l’obiettivo di sviluppare le aree rurali attraverso politiche creditizie inclusive, rivolte alla più ampia base di potenziali clienti e progettate per il loro progresso sociale. La partecipazione di Intesa Sanpaolo alla Cop27, nella giornata dedicata ai temi dell’agricoltura, intende ribadire con chiarezza la nostra considerazione per le aree rurali del Paese», dice Gian Maria Gros-Pietro, che si è infine soffermato sui modelli economici da promuovere per favorire la transizione green

«La transizione ecologica di cui abbiamo bisogno dovrebbe promuovere un cambiamento rispetto all’attuale modello economico, sociale e ambientale. Tale modello prevedeva il “rifiuto” come elemento intrinseco e imprescindibile: dobbiamo passare a un sistema in cui produzione e consumo rigenerativo abbiano al centro la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Questo percorso, integrato dagli obiettivi net-zero, è un caposaldo di fondamentale importanza per garantire il futuro delle prossime generazioni: è quindi necessario fissare obiettivi concreti per vincere la difficile sfida del cambiamento climatico. Siamo qui per garantire il nostro impegno quotidiano e tangibile verso tali obiettivi», conclude.