Filiformi e isolati Il libro che dà corpo ai personaggi dei racconti di Franz Kafka

Le figure che popolano le storie dello scrittore di Praga (1883-1924) sono sottili: non solo da un punto di vista estetico, ma anche metafisico. Sfuggono a caratteristiche definite, si ritirano, esprimono un cocente e fagocitato dissenso. Proprio come le sculture di Giacometti. Tullio Pericoli è riuscito a fonderli in un’arte espressiva da cui entrambi erano in parte immuni e in parte affascinati: il disegno

Courtesy of Adelphi

«Ho fatto un sogno in cui Giacometti e Kafka si incontravano». Sono le parole di Tullio Pericoli, poste come introduzione del suo prezioso libriccino uscito per Adelphi, “Un digiunatore di Franz Kafka”. E in un attimo, siamo lì, nel suo sogno: personaggi lunghi, alti e magri come l’Ombra della sera di memoria etrusca e come i protagonisti delle sculture dell’artista svizzero italiano. Straordinario, questo incontro, perché prelude a un mondo che finora era rimasto quasi completamente inedito, quello del Kafka disegnatore.

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E Tullio Pericoli? Ha coltivato a lungo un talento straordinario, per comporre, un esempio su tutti, ritratti acuti, mai banali e sempre ad alto tasso di introspezione, dei personaggi di questo mondo. Il suo digiunatore non è certo da meno: Pericoli entra così tanto nel pensiero dello scrittore praghese da dare corpo (esile) a una scrittura intensa, preminente. Il primo incontro con il racconto “Un digiunatore”, scritto negli ultimi mesi di vita di Kafka, risale a molto tempo fa e negli anni, dichiara Pericoli, ha cercato spesso di dare «una forma e un aspetto concreto a quell’uomo pallido, a renderlo visibile, a farne una figura da disegnare, da ritrarre. Ma si sa bene com’è Kafka, e come lui i suoi personaggi: sfuggenti. Non sanno o non vogliono rivelarsi», scrive nel “Resoconto”, a chiusura del piccolo volume. Perché se appena si pensa di visualizzare un personaggio, si incontra subito una parola, un dettaglio, che ne scompone l’immagine: bisogna ricominciare da capo.

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Lo stesso succede nella lettura di questo racconto. Chi è il digiunatore? Sembrerebbe un artista del digiuno, ma è anche un esibizionista che si bea del pubblico così come dei guardiani che ne devono controllare la rettitudine. O forse è un indifeso? A guidare Pericoli in questa traduzione visiva di un’opera visionaria sono le parole stesse di Kafka, che, lette e rilette infinite volte, hanno cominciato a staccarsi dalla pagina.

«Alcune parole poi si sono ingrandite», spiega Pericoli, «MOSTRATO – COSTOLE – BRACCIO – SBARRE. E le parole stesse hanno cominciato a disegnare, a tracciare linee», poi altre linee, poi qualche schizzo, finché «di colpo ha preso corpo la visione di una forma, di un’ombra che ho riconosciuto all’istante: Giacometti».

Inteso non solo per le sue sculture ma per il suo aspetto fisico, inseparabile, per Pericoli, dalle sue opere. «Giacometti […] non ha fatto che scolpire “digiunatori”, figure compresse dal peso dell’aria che le avvolge e, al tempo stesso come se risucchiassero verso il proprio interno la materia di cui sono fatte. Personaggi che sembrano alimentarsi di un cibo che non ha niente a che fare con il nostro e, bloccati a terra in un’immobilità forzata anche nell’atto di camminare, compaiono spesso costretti fra le sbarre di una gabbia. A questo punto è riapparso Kafka».

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Passo indietro: la storia del digiunatore parla di un personaggio intento nell’arte del digiuno, chiuso in una gabbia e circondato da visitatori che vanno a vedere il suo digiunare. È uno spettacolo, un’attrazione pubblica, una performance? Decidete voi. Di fatto il digiunatore è un essere altro, un umano troppo poco umano, oppure eccessivamente tale da fare del proprio narcisismo un’afflizione pubblica.

Tullio Pericoli: «È riapparso Kafka. Non lo scrittore, ma il disegnatore. L’autore di tante figure nere, erette magre, isolate. Giacomettiane. Il mio racconto per disegni è cominciato così». Il viaggio per il lettore di questo piccolo libro a questo punto è preziosissimo: Kafka, Giacometti e Pericoli lo portano per mano in un mondo filiforme, resiliente, resistente, ironico, materico, etereo, spirituale, materialista, patetico, straordinario. Quello dell’uomo, indagato psicologicamente e sociologicamente per essere restituito nella semplicità complessa di un ritratto universale.

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