Renew ItalyI liberal democratici sono pronti ad accogliere chi rifiuta il bipopulismo

L’ex ministra Elena Bonetti è stata nominata da Renzi e Calenda vicepresidente della Federazione tra Italia Viva e Azione: «Possiamo creare un movimento politico che abbia liste transnazionali e una leadership riconoscibile»

Cecilia Fabiano/LaPresse

Per il nome ufficiale e definitivo manca ancora un po’ di tempo. Qualcuno specula su “L’Italia sul serio”, ma ancora non c’è certezza. Su tutto il resto le prospettive della Federazione tra Azione e Italia Viva sono decisamente più chiare. Ieri i leader dei due partiti, Carlo Calenda e Matteo Renzi, hanno nominato i componenti dell’organo di governo della nuova formazione politica.

Ci sono Ettore Rosato, Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi, Davide Faraone, Luigi Marattin, Andrea Mazziotti, Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna, Mario Raffaelli, Enrico Costa, oltre allo stesso Calenda.

Vicepresidente sarà la deputata di Italia Viva Elena Bonetti, che si definisce «onorata» non solo per la nomina in sé, quanto per l’importanza del patto tra i due partiti e «per quel che rappresenta per l’intero Paese».

La prima riunione del coordinamento si terrà al rientro di Carlo Calenda dall’Ucraina, mentre già nei prossimi giorni invece l’assemblea di Italia Viva sarà chiamata a esprimersi su alcune modifiche statutarie come da dispositivo dell’assemblea nazionale del 4 dicembre.

Sono passi delicati ma fondamentali per mettere le basi della nuova federazione, in un’Italia «che ha bisogno di una proposta politica nuova, che sappia essere un baricentro anche in un Paese in cui il dibattito politico è stato lacerato per troppo tempo, tra i populismi di destra e di sinistra», spiega a Linkiesta l’ex ministra per le Pari opportunità e la Famiglia.

Per la Federazione è il momento di diventare un riferimento nello schema politico italiano e per l’elettorato. Vuol dire, ad esempio, fare un’opposizione diversa dall’ostruzionismo cieco del Movimento 5 Stelle: «Noi viviamo l’opposizione a questo Governo come espressione di una politica matura, concreta, che evita qualsiasi forma ideologica e aprioristica: vogliamo svolgere questo nuovo ruolo di responsabilità, se necessario dialogando in modo costruttivo ma critico, per non limitarci a un’opposizione che scende in piazza senza aggiungere niente», spiega Bonetti.

Lo si legge ad esempio nelle proposte, molto puntuali, concrete e costruttive, inviate al Governo per migliorare una legge di Bilancio che rischia di essere del tutto inadeguata, perché non investe nel lavoro, nell’occupazione femminile, nei giovani; così come è carente nel piano per le imprese, giudicato da Azione e Italia Viva non all’altezza di quel che aveva messo in cantiere l’esecutivo guidato da Mario Draghi. La “contromanovra”, com’è stata presentata, è semplicemente espressione di una politica del buon senso.

«Dico che siamo un baricentro della politica perché siamo una forza attrattiva, una forza di ricomposizione della politica rispetto alle spinte centrifughe dei partiti più estremisti. E in questo momento è ciò di cui ha bisogno il Paese», aggiunge Bonetti.

Per produrre un impatto concreto, però, l’unione di Azione e Italia Viva deve essere in grado di portare un valore aggiunto superiore alla somma dei due elettorati, deve essere in grado di allargarsi a tutte quelle forze e a quelle comunità che si riconoscono in una politica riformista, liberale, popolare, europeista. Esattamente come accade già da un po’ di tempo con Renew Europe a livello europeo.

Bonetti guarda soprattutto ai giovani che si avvicinano alla politica, nell’ottica di una Federazione che deve farsi casa di partecipazione delle nuove generazioni. «Il risultato elettorale ci ha confermato che le nuove generazioni ci riconoscono, guardano a noi. Ma non solo loro», dice la deputata di Italia Viva. «Penso anche a una politica fatta, tra le altre cose, di leadership femminili, presenti sia in Italia Viva che in Azione, capaci di rianimare quelle competenze che per troppo tempo sono state lasciate al margine anche del dibattito pubblico e dell’assunzione di responsabilità politica».

Poi c’è il dialogo con le altre forze politiche, che non sempre è possibile, non con tutti almeno. C’è bisogno partire almeno da un’affinità. «Per fare sintesi bisogna connettere e trovare alleanze con le forze che rifiutano il bipopulismo e il sovranismo», dice Bonetti. «Con le espressioni di estrema destra e con il populismo di sinistra non abbiamo nulla da condividere. Intanto abbiamo assistito allo svuotamento di quelle che fino a poco tempo fa erano proposte che si dicevano nel campo riformista e moderato: Forza Italia, per esempio, ha fatto l’errore di schiacciarsi sulla campagna elettorale di Lega e Fratelli d’Italia, e già adesso vediamo i primi distinguo, così il Partito Democratico si sta schiacciando sul populismo di Giuseppe Conte, una posizione decisamente opposta a una visione riformista della politica. Quindi c’è un’enorme area politica che può trovare in noi la sua rappresentanza».

Le prossime elezioni europee del 2024, come aveva già anticipato Matteo Renzi al Linkiesta Festival a fine novembre, sono l’orizzonte temporale a cui guarda la Federazione per segnare un primo risultato importante.

«La nostra politica nasce con un Dna europeista», dice Bonetti. «Ma l’Europa non è visto solo come il terminale di processi nazionali, è invece il luogo dove si animano scelte e proposte politiche di visione. Perché sempre di più le nostre comunità, le nostre piccole comunità, sono tra loro connesse nella costruzione della grande Comunità europea. Non a caso la prospettiva è di creare un grande movimento politico che abbia liste transnazionali e una leadership riconoscibile e credibile anche a livello europeo».

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