Priorità commercialeL’Italia non si schiera nella disputa sull’Egeo tra Turchia e Grecia per vendere armi a entrambe

Attraverso accordi economici, il nostro Paese rafforza la Marina ellenica e al tempo stesso esporta cannoni e munizioni pesanti (anche navali) verso Ankara, dove perde quote di mercato nonostante l’equilibrismo per non danneggiare l’industria bellica

esercitazione militare Nato mediterraneo
Foto: esercitazione militare Nato nel Mediterraneo (Khalil Hamra/AP)

Lo scambio di accuse e di minacce tra Grecia e Turchia per il controllo del mar Egeo e di alcune isole su cui Ankara reclama la propria sovranità prosegue nonostante la guerra in Ucraina, e continua a coinvolgere anche gli Stati europei. Alcuni, come ad esempio la Francia, si sono apertamente schierati in favore della Grecia, fornendo ad Atene sostegno militare oltre che diplomatico, mentre altri hanno scelto di non prendere posizione per trarne un vantaggio economico il più alto possibile. Tra questi c’è l’Italia, che continua a fare affari sia con Ankara che con Atene in ambito militare, rafforzando entrambe le parti nonostante i rapporti sempre più tesi.

A metà dicembre, Fincantieri ha firmato un contratto con la greca Onex Naval and Maritime Elefsis Shipyards per la costruzione di tre corvette all’avanguardia presso i cantieri di Elefsis sulla base dei memorandum siglati nei mesi precedenti. Il contratto prevede anche la fornitura di una serie di servizi, tra cui il trasferimento di know-how per un valore circa ottanta milioni euro ed è considerato un primo passo verso il rafforzamento della cooperazione industriale tra Italia e Grecia nel settore navale.

Lo stesso presidente della Onex, Panos Xenokostas, ha definito l’accordo con Fincantieri un esempio del rafforzamento «dell’alleanza italo-greco-americana nei cantieri navali», specificando come la Grecia si stia trasformando «in un hub regionale per la realizzazione e il supporto di piattaforme per la Difesa».

Il trasferimento di know-how infatti permetterà ai cantieri greci di acquisire competenze tecniche importanti per sviluppare prodotti militari ancora più competitivi e da destinare non solo al rafforzamento della Marina ellenica, ma anche al mercato estero. Con vantaggi anche per Fincantieri.

Alla base dei memorandum e dei contratti firmati dalle compagnie elleniche c’è ancora una volta la competizione con la Turchia nel Mediterraneo, diventata motore del rafforzamento militare di Atene. Il Paese ha investito sempre di più nella Difesa e ha stretto una serie di accordi, in primis con Francia e Stati Uniti, per incrementare le sue capacità militari, risaldando anche la propria rete di alleanze. In teoria la partnership tra Fincantieri e Onex farebbe pensare a un allineamento dell’Italia con la Grecia, ma la questione è ben più complessa di come sembra.

L’Italia ha scelto di non prendere posizione nella contesa tra Atene ed Ankara nel Mediterraneo mettendo al primo posto i propri interessi commerciali, come si evince da un’analisi dell’export bellico nostrano. Se da una parte Fincantieri si occuperà della realizzazione di tre nuove corvette e del miglioramento delle capacità della Difesa ellenica, dall’altra Roma ha già contribuito al rafforzamento della Marina turca tramite la Oto Melara, controllata da Leonardo.

Tra i sistemi d’arma di cui sono dotati le fregate e i pattugliatori turchi figurano anche i cannoni da 76 millimetri Super Rapid e quelli da quaranta millimetri prodotti per l’appunto dalla Oto Melara. Ma non è tutto. L’Italia esporta ingenti quantità di munizioni pesanti, anche di tipo navale, alla Turchia tanto da aver raggiunto il primato per questo tipo di export tra il 2018 e il 2020 grazie ad autorizzazioni del valore complessivo di oltre 122 milioni di euro. Tutti accordi siglati nonostante le minacce turche contro la Grecia e a prescindere dalle invasioni lanciate da Ankara contro i curdi della Siria del nord.

La fornitura di cannoni della Oto Melara però non tornerà più ai numeri del passato, nonostante l’equilibrismo di Roma nel Mediterraneo. La Machinery and Chemical Industry, azienda bellica di proprietà statale turca che realizza su licenza italiana le canne di questi cannoni navali, è riuscita a produrre localmente un pezzo d’artiglieria da 76 millimetri simile a quello italiano, sulla base di un progetto che punta proprio a sostituire i prodotti della Oto Melara.

La necessità di ridurre la dipendenza dall’estero è nata a causa degli alti costi di produzione dei cannoni della controllata di Leonardo e per le tempistiche troppo lunghe della loro fornitura. Un danno non da poco per l’industria bellica italiana e che il contratto siglato con la Grecia potrebbe in parte ammortizzare.

Le corvette da realizzare insieme ai cantieri navali Onex si baseranno infatti sul modello Doha, ossia quello usato per le navi commissionate a Fincantieri dalla Marina del Qatar, e prevedono pertanto la presenza dei cannoni da 76/62 Super Rapido della Oto Melara, oltre ad altri sistemi sempre della Leonardo.

La vicenda di Oto Melara e Onex dimostra ancora una volta come, nella contesa per il cosiddetto mare nostrum tra Atene e Ankara, l’Italia preferisca non prendere posizione per non danneggiare gli interessi dell’industria bellica, finendo però con il perdere ugualmente quote di mercato in Turchia.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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