Joie de vivreLa riscoperta dell’aperitivo a casa

La reclusione forzata dalla pandemia ha risvegliato il rapporto di intimità con le mura domestiche, maturato nel desiderio di accogliere gli amici di sempre nel nostro nido imperfetto. Come rendere speciale il momento di convivialità per antonomasia?

Foto Min an - Pexels

Quel minuscolo soggiorno che amiamo chiamare “living”, meritevole della promozione a “open space” solo se il divano convive di buon grado con il piano cottura, non era degno – fino a poco tempo fa – di ospitare la nostra combriccola di amici più o meno storici, soprattutto quando l’offerta in città era tanto più allettante di qualche sedia pieghevole racimolata dai vicini e di un vasto assortimento di birre e salatini a buon mercato.

Un giorno tutto è cambiato e ci siamo trovati costretti – letteralmente – tra quattro mura, di cui abbiamo imparato (con fatica) ad amare anche i difetti, fino a quando quello che per molti di noi era solo un domicilio non è diventato “casa dolce casa”. E superati i tempi dell’happy hour in videoconferenza, ci è sembrato del tutto naturale condividere con le persone care il nostro spazio, ormai affrancato da quelle barriere di perfezionismo autoimposte.

Perché per organizzare un aperitivo a casa non servono troppi formalismi, ma solo qualche piccola attenzione per mettere a proprio agio e – perché no – coccolare i nostri ospiti.

Un po’ di logistica
Che siate maniaci del controllo o meno, un po’ di organizzazione non può che facilitarvi il lavoro. Armatevi di carta e penna (potete optare per le note sullo smartphone se la vostra scrivania è già sommersa di post-it) e mettete nero su bianco il vostro piano di azione: dalla lista degli invitati a quella della spesa, focalizzate gli elementi da orchestrare per non cadere vittime del multitasking.

Se volete massimizzare il tasso di partecipazione è meglio partire per tempo con gli inviti, dieci giorni di anticipo rispetto alla data dell’evento saranno sufficienti; un messaggio di promemoria il giorno precedente sarà ampiamente gradito, soprattutto in prossimità delle feste, quando la nostra agenda ricorda vagamente quella del Presidente della Repubblica e il rischio di bussare alla porta sbagliata è più che altro una certezza.

Non sentiamoci limitati dalle dimensioni ridotte del nostro appartamento, perché non serve una piazza d’armi per invitare a casa qualche amico, ma solo una gestione furba degli spazi: predisponete una “zona spogliatoio” per riporre giacche, borse, ombrelli ed eventualmente le scarpe che chiederete ai vostri amici di sfilare a protezione del parquet. In questo caso avvisateli anticipatamente, così che possano scegliere dei calzini decorosi; il tocco di classe sarebbe il set di pantofole per gli ospiti, tanto formale quanto apprezzato in caso di scuciture imbarazzanti non preventivate.

Avete invitato quindici persone ma nel vostro soggiorno contate a malapena un mini-divano e quattro sedute? Via libera a pouf, poggiapiedi e scomode sedie pieghevoli, vi ricorderanno le goliardiche serate universitarie! Ma il confine tra spensieratezza e sbadataggine è sottile, soprattutto se i convitati sono pigiati come sardine: se avete a cuore i vostri soprammobili liberate il più possibile le superfici di appoggio, dimenticando “casualmente” quella bomboniera di cui non sapete come sbarazzarvi…

Un occhio per i dettagli
Anche se non avete una casa da copertina (chi ce l’ha?) ci sono alcuni particolari che potete curare per renderla più accogliente, di fatto gli stessi che apprezzate nei vostri locali preferiti: primo tra tutti l’illuminazione.

Naturalmente nessuno si aspetta una scritta led a tema, ma creare un bel gioco di luci – meglio se a intensità variabile – contribuisce a creare atmosfera: un ambiente luminoso è funzionale a memorizzare un volto nuovo, nel caso scegliate di mescolare più gruppi di amici, ed è necessario mentre si mangia (ricordate la frustrazione sperimentata nei ristoranti “romantici”, quando non riuscite a distinguere cosa avete nel piatto); a fine serata, quando il volume della musica è più alto e i fumi dell’alcol offuscano le menti, una luce più soffusa sarà certamente gradita.

Anche l’olfatto vuole la sua parte, e indubbiamente una stanza profumata invoglierà le persone a trattenersi: arieggiare la stanza qualche ora prima può essere sufficiente, ma anche i profumatori sono un’ottima scelta; evitate però le fragranze eccessivamente persistenti, che potrebbero disturbare i nasi più delicati. Lo stesso vale per le candele profumate: vaniglia e zucchero filato sono banditi, e non accendetene troppe, onde scongiurare fiammate indesiderate, nonché l’effetto “seduta spiritica”.

Quanto alla musica, potete affidarvi a una delle tante playlist di Spotify oppure creare la vostra “colonna sonora” personalizzata, ricordando che l’obiettivo è creare un clima rilassato e piacevole, che non inibisca la conversazione e metta tutti a proprio agio (e non ostentare la vostra cultura musicale con pezzi di nicchia sconosciuti ai più). Selezionate qualche brano di musica jazz, lounge e chillout in modo da coprire tutta la durata del party: tenetevi larghi se non volete rischiare che il vostro amico metallaro dia la buonanotte a tutti con i Black Sabbath.

Cibo e Mixology
Sono gli ingredienti più importanti per la riuscita dell’evento, quindi non lesinate se non volete essere ricambiati con la stessa moneta quando sarà il vostro turno. Scegliete se partire dalla proposta alcolica o da quella gastronomica per progettare il vostro buffet (rigorosamente non servito se volete godervi la festa): in entrambi i casi non sbaglierete, basterà rammentare che le due vanno a braccetto e cercare di andare incontro ai gusti e alle esigenze di tutti.

Il vino, simbolo di convivialità e di festa sin dall’alba dei tempi, non può mancare: prevedete delle buone bottiglie di bianco e di rosso e magari del prosecco, che potrà esservi utile anche per la preparazione dei cocktail. Se siete i “fanatici” delle enoteche non snobbate coloro che amano pasteggiare con un buon drink e reperite il necessario per una proposta semplice ma di effetto: riempite di ghiaccio un calice bello panciuto, versate 4 cl di St-Germain con qualche fogliolina di menta, aggiungete 6 cl di prosecco, 6 cl di soda e mescolate; se volete dare un tocco da professionisti al vostro Hugo aggiungete come garnish un ciuffetto di menta e una fettina di lime.

Un’alternativa per gli amanti dello shaker che non temono il caffè dopo le cinque è l’Espresso Martini, selezionato fin dal 2011 dall’International Bartenders Association (IBA) per l’annuale World Cocktail Competition. Anche se la premessa può creare un po’ di ansia da prestazione, si tratta “solamente” di mettere alla prova le vostre abilità con lo shaker: 5 cl di vodka Smirnoff No. 21, un espresso, 3 cl di liquore al caffè (Kahlua se volete seguire la ricetta ufficiale IBA) e 1 cl di zucchero liquido. Versate il vostro cocktail nella coppa Martini e guarnite con tre chicchi di caffè.

Non tutti possono o desiderano bere alcolici, quindi non dimenticate acqua e bevande analcoliche. Ma sia gli astemi che i grandi bevitori reclameranno qualche snack, quindi non fatevi trovare impreparati e munitevi di chips, olive, frutta secca e crudités. Se volete cimentarvi in qualcosa di più “impegnativo” dal punto di vista economico, formaggi e salumi di qualità saranno certamente apprezzati e non vi faranno sporcare la cucina.

Preparate qualche pietanza più sostanziosa se sapete di avere a che fare con delle buone forchette: primi piatti freddi, torte salate, hummus di ceci, senza complicarvi troppo la vita e cercando opzioni adatte a ogni esigenza dietetica, per quanto possibile. Se i bicchieri non possono che essere di vetro (o cristallo), i piatti di carta sono concessi, a meno che non abbiate mostrato a tutti la lavastoviglie nuova di zecca: in questo caso non avete scuse.

Una conversazione “socievole”
Mangiare e bere bene sono condizioni necessarie ma non sufficienti per il successo del vostro aperitivo: quello che conta di più è che la gente si diverta e potrà farlo solo socializzando, attività alquanto impegnativa nell’era della piazza digitale, dove per “farsi i fatti degli altri” è sufficiente scorrere le storie su Instagram, sforzo molto meno oneroso di un dialogo di senso compiuto. Dunque siete voi, i padroni di casa, a dovervi caricare di questo compito: girate tra i gruppetti in compagnia del vostro calice (nella mano sinistra), un po’ come gli sposi durante il matrimonio, cercando di aiutarli a far decollare la conversazione, captando le gaffe preventivamente possibili o riportando l’armonia dopo un discorso macabro.

Promuovete una conversazione inclusiva, affrontando tematiche talmente generiche e varie che chiunque possa trovare qualcosa da dire; è sempre meglio evitare argomenti scomodi, che possono generare attriti evidenziando differenze di vedute tra i partecipanti, motivo per cui sono da preferire i discorsi leggeri a quelli troppo impegnati, soprattutto se riguardano politica e religione.

Se non si ha nulla di intelligente da dire, meglio stare zitti: i tanto temuti silenzi imbarazzanti sono migliori dei “vuoti” riempiti con uscite infelici e frasi fuori luogo. Al contrario, l’ascolto può essere di ispirazione per una domanda non scontata con cui manifestare la nostra curiosità (le persone amano sentirsi competenti, e sono sempre felici di condividere il loro “sapere” con chi dimostra interesse). Ciò che importa è essere presenti, non solo con il corpo ma con la mente, dimenticando di avere un telefono in tasca. Nel peggiore dei casi sarà stata l’occasione per fare un po’ di digital detox!

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