Ricatti di ErdoganLa mancata estradizione di un giornalista turco rallenta l’ingresso della Svezia nella Nato

La Corte suprema protegge Bulent Kenes, ma Stoccolma ha consegnato Mahmut Tat del Pkk cedendo alle pressioni di Ankara che chiede (anche alla Finlandia) di lasciargli perseguire i dissidenti rifugiati in Scandinavia

Il presidente turco Erdogan e il primo ministro svedese Kristersson
Foto: Burhan Ozbilici/AP

La strada per l’entrata nella Nato di Svezia e Finlandia torna a essere in salita dopo che la Corte suprema svedese ha rigettato la richiesta di Ankara di estradare il giornalista Bulent Kenes. Il nome dell’ex direttore di Zaman Today, sito di informazione turco in lingua inglese, figura nella lista delle persone che il presidente Recep Tayyip Erdogan vuole vedere consegnate alla Turchia a causa dei suoi presunti legami con il movimento guidato da Fethulla Gulen.

Il predicatore, un tempo amico di Erdogan, è diventato il nemico numero uno del presidente dopo la rottura del 2012 ed è considerato la mente dietro al fallito colpo di Stato del 2016, a cui ha fatto seguito una campagna di persecuzione nei confronti dei soggetti a lui vicini. A pagarne le conseguenze è stato anche Kenes, che dopo il tentato golpe ha cercato rifugio in Svezia per sfuggire alle accuse a suo carico e al rischio di finire di in prigione.

Non è dunque un caso che il nome del giornalista figuri nella lista d’estrazione presentata da Erdogan al governo svedese per poter ottenere il via libera turco all’entrata nella Nato. Il presidente però è andato anche oltre, specificando che «l’estradizione di questo terrorista è molto importante per noi. Chiediamo alla Svezia di essere sensibile su questo fascicolo».

Per la giustizia svedese però Kenes non può essere estradato. Come specificato dai giudici, da una parte i reati di cui il giornalista è accusato non esistono in Svezia, pertanto manca il requisito della doppia incriminabilità; dall’altra vi è il rischio che il giornalista sia perseguitato per le sue idee politiche.

La notizia è stata accolta con sollievo da Kenes, che ha però specificato in diverse interviste di non sentirsi ancora del tutto al sicuro e di temere che la Turchia possa presentare nuove istanze contro di lui per ottenerne l’estradizione. Il fatto che il suo caso sia legato al processo di adesione della Svezia alla Nato ha reso più teso il clima, ma la giustizia svedese ha comunque deliberato in favore del giornalista, che ha anche già ottenuto lo status di rifugiato nel Paese.

Il giornalista turco Bulent Kenes
Bulent Kenes (foto dal suo profilo Twitter)

La notizia della mancata estradizione è stata commentata negativamente dal ministro degli Esteri, che ha definito la vicenda una «sviluppo negativo», mentre i giornali turchi pro-governativi hanno attaccato la Corte svedese cavalcando il crescente sentimento anti-occidentale e anti-Ue della popolazione. L’agenzia di stampa Sabah è stata tra i primi a definire la decisione dei giudici di Stoccolma «scandalosa», mettendo in dubbio la volontà del paese scandinavo di entrare nella Nato. Anche il canale televisivo TGRT ha usato parole forti, titolando: «La Svezia, che promette di combattere il terrorismo, si rifiuta di consegnare un gulenista».

Tra gli accordi presenti nel Memorandum firmato da Turchia e Svezia c’è un capitolo dedicato alla lotta contro quelle organizzazioni che Ankara definisce terroristiche, come il movimento legato a Gulen e quelli curdi, sia turchi che siriani. A questo proposito, Stoccolma sta modificando le leggi sulla sicurezza interna per accogliere le istanze della Turchia e aderire così alla Nato, ma ciò non significa che Erdogan riuscirà a ottenere ciò che vuole dagli scandinavi. Almeno non del tutto.

Kenes infatti è riuscito a salvarsi, ma lo stesso non può dirsi per Mahmut Tat, membro del Partito dei lavoratori curdo (Pkk) recentemente estradato in Turchia a seguito del rigetto della sua domanda di asilo. La notizia è stata accolta positivamente dal ministro della Giustizia turco, che ha definito l’estradizione di Tat un «buon inizio» pur sottolineando che la Turchia si aspetta molto di più dalla Svezia in termini di lotta al terrorismo. Un’aspettativa che la decisione relativa al caso di Kenes finisce con il deludere e che potrebbe avere conseguenze sull’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato.

La Turchia è ancora l’unico Paese a opporsi all’entrata di Helsinki e Stoccolma nell’Alleanza dopo che anche l’Ungheria ha deciso di dare il suo assenso, per quanto ancora non formalizzato dal Parlamento. In cambio del suo via libera, Ankara pretende dai due Paesi scandinavi l’adozione di leggi più restrittive contro quei movimenti che in Turchia sono classificati come terroristici e l’eliminazione dell’embargo sulla vendita di prodotti militari imposto nel 2019 dopo l’operazione turca contro il Rojava.

Quest’ultimo capitolo riguarda principalmente i rapporti fra Turchia e Finlandia, nazione in cui la diaspora turca e curda è molto più esigua rispetto a quella presente in Svezia. Ankara in realtà sta approfittando della sua posizione di forza per fare pressioni anche sugli Stati Uniti, da cui si aspetta il via libera alla vendita dei caccia F-16 e la sospensione dei processi a carico della Halkbank, la banca di Stato turca accusata di aver aiutato l’Iran ad aggirare gli embarghi americani.

Dopo la sentenza a favore di Kenes la situazione però potrebbe complicarsi ulteriormente e non è detto che Erdogan non ne approfitti per avanzare nuove richieste.

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