Armiamoli e partiamoSolo l’Europa potrà tenere acceso l’impegno americano per l’Ucraina

Tra meno di un anno gli Stati Uniti saranno in campagna elettorale. Perché gli aiuti militari a Kyjiv non siano un tema divisivo o sacrificabile, dovranno essere percepiti come condivisi con l’Ue, che deve intestarsi anche politicamente la guerra dopo decenni di deleghe a Washington

Biden e Zelensky alla Casa Bianca
Foto: Patrick Semansky/AP

C’è una differenza tra come gli Stati Uniti e l’Ue stanno interpretando il loro ruolo di alleati dell’Ucraina: i soldi. I capitali che l’Ue ha messo sin qui a disposizione dell’Ucraina, dei suoi armamenti e degli aiuti umanitari sono circa due terzi di quelli messi a disposizione dagli Stati Uniti.

Il problema però, benché passi per una faccenda di quattrini e di bilanci, non è una questione di quattrini e bilanci. Al contrario è una questione squisitamente politica. E il suo essere politica riguarda, una volta di più, la debolezza dell’Ue.

Tabella di riepilogo degli aiuti militari a Kyjiv
Fonte: Statista

Il fatto che questa guerra, che per ragioni storiche e geografiche è la guerra dell’Europa, sia diventata, di nuovo, e ottant’anni dopo il 1945, una guerra americana è spia sia dell’anacronismo dei sistemi decisionali e di governo dell’Europa, che sull’altare dell’equilibrismo tra ventisette Paesi e ventisette teste, sacrifica gran parte della sua necessaria efficacia e credibilità, sia dell’inerzia europea nel delegare ai cugini americani le faccende più spinose di politica internazionale.

Due cose, la lentezza dell’Ue e la sua tendenza a delegare al suo amico più grosso e forzuto le cose che non sa gestire, che hanno e potrebbero avere delle conseguenze, immediate e future.

Quelle immediate stanno nella “non credibilità” sul piano internazionale dell’Ue, che da tempo stenta ad affermarsi come voce autorevole ai tavoli internazionali: ci rispettano sì, perché siamo gente antica e di grande storia; ci coccolano sì, perché abbiamo un mercato enorme e ricchissimo; ma quanto a crederci, beh, non ci credono perché sanno, a quei tavoli, che non abbiamo una politica estera (né tanto meno militare) comune e forte. Ne abbiamo ventisette, spesso divergenti.

Quanto alle conseguenze future e probabili queste riguardano soprattutto l’Ucraina (e di conseguenza l’Ue). Se gli Stati Uniti, per ragioni loro, dovessero decidere di allentare il loro sostegno a Kyjiv, ridurre invii di armamenti e fondi, allora al fianco dell’Ucraina rimarremmo solo noi. E difficilmente saremmo attrezzati a farlo.

Certo, rispetto alla necessità di darsi una politica estera comune e a quella di non adagiarsi sui muscoli americani, l’Ue nell’ultimo periodo ha fatto più del solito (per esempio mettendo in atto un abbozzato disegno di esercito europeo, o mettendo a bilancio, per la prima volta nella sua storia, fondi per gli armamenti), ma non abbastanza e non abbastanza in fretta. Sembra dimenticare, l’UE, la lezione principale della storia, e cioè che le cose, spesso, cambiano.

Sembra non considerare, l’Ue, l’ipotesi che gli Stati Uniti potrebbero stancarsi di questa guerra. Sembra non sapere, l’Ue, che gli Stati Uniti, fra meno di un anno, saranno in campagna elettorale e che i fondi per l’Ucraina potrebbero diventare tema di discussione e scontro.

Queste tre trascuratezze europee sono, al momento, il pericolo peggiore che Bruxelles sta correndo e nel quale, per giunta, si sta cacciando da sola, perché più gli europei si appoggeranno agli Usa, più in fretta gli americani si stancheranno e meno lo sforzo militare sarà difendibile agli occhi dell’elettorato.

Poche settimane fa, la rivista accademica World Politics, ha pubblicato un articolo intitolato «L’Europa deve intervenire sull’Ucraina per impedire agli Stati Uniti di fare un passo indietro», il cui senso potrebbe essere sintetizzato così: l’Europa deve capire che questa è la sua guerra, non quella degli Stati Uniti; se lascerà soli gli Stati Uniti, questi, prima o poi si stancheranno e se ne andranno, lasciando l’Europa a stringere nelle mani un cerino che non si sta minimamente attrezzando per maneggiare.

«Gli europei – dice il pezzo – hanno bisogno di un piano più sostanziale per sostenere l’Ucraina non solo per garantire la propria sicurezza, ma anche per segnalare il loro impegno a lungo termine e scongiurare le critiche al sostegno americano all’Ucraina in vista delle elezioni del 2024. Una mossa del genere toglierebbe vento alle vele di coloro che a Capitol Hill chiedono di ridurre l’assistenza statunitense all’Ucraina e criticano l’Europa per non aver fatto abbastanza».

«E mostrando la volontà di fare di più per l’Ucraina ora, l’Europa ridurrà il rischio che gli Stati Uniti facciano di meno in seguito. Il sostegno all’Ucraina negli Stati Uniti, sebbene ampio, non è necessariamente profondo e potrebbe comunque passare in secondo piano man mano che la corsa per il 2024 si infiamma. Data questa incertezza, gli europei devono porre il sostegno all’Ucraina su una base più stabile, finché possono ancora farlo».

Fra meno di un anno, in buona sostanza, gli Stati Uniti saranno in campagna elettorale, Donald Trump sarà di nuovo in pista e in cerca di balle da raccontare, l’inflazione sarà ancora lì e, forse, lo sarà anche la guerra. E se Joe Biden e i democratici possono permettersi il lusso di spendere cinquanta miliardi di dollari per l’Ucraina, di certo non possono permettersi quello di giocarcisi una campagna elettorale.

Per questo, nei prossimi mesi, l’Europa deve salvarsi la pelle facendo sì che l’Ucraina divenga la sua guerra, un suo problema militare e politico, oltre che economico. Deve intestarsela, questa guerra. Prima che a intestarla a Bruxelles e solo a Bruxelles siano gli elettori americani.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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