En la milongaL’appetito vien ballando… il tango!

Cenare a passo di danza, tra luci soffuse e profumo di carne alla brace, è la nuova moda cittadina. Grazie all’autentica ristorazione argentina a Milano, Buenos Aires è più vicina di quanto sembri

Foto di Maksym Kaharlytskyi su Unsplash

Quella degli italiani per l’Argentina è un’“attrazione fatale” che inizia nella seconda metà dell’Ottocento con la “grande migrazione” avvenuta tra il 1870 e il 1930, ma che, complice la vicinanza culturale dei due Paesi, è proseguita fino agli anni Settanta e non si è ancora arrestata. Oggi oltre il 50% degli argentini ha origini italiche e la comunità degli italo-argentini è la più numerosa al mondo con più di un milione di italiani (“tanos”, dal nomignolo nato come abbreviazione di “napolitanos” e utilizzato nell’Ottocento per indicare indistintamente gli immigrati italiani) residenti nel Paese, di cui più della metà concentrati nella capitale Buenos Aires. Ma oggi, per uno strano meccanismo di affinità elettive, anche chi è rimasto in patria sente il richiamo di questa terra distante undicimila chilometri e cerca di viverne il fascino (seppur d’importazione).

Spirito caliente… da gustare e condividere
Come sempre, il cibo si rivela un ottimo strumento per avvicinare Paesi, culture e persone: la cucina argentina non fa eccezione, e se oltreoceano ha essa stessa assimilato alcuni elemento della tradizione gastronomica italiana (dalla pasta e dalla pizza in tutte le sue declinazioni locali, alla farinata di ceci ligure e alla focaccia genovese, dalla bagna cauda alla cotoletta alla milanese, dai formaggi al gelato, fino al limoncello e alla grappa), gli italiani emigrati non potevano non apprezzare le tortillas (frittelle) e le empanadas (scrigni di pasta dai vari ripieni che tanto ricordano street food tipicamente nostrani come calzoni e panzerotti), né resistere al fascino della carne preparata in modo semplice ma con tecniche dalla cerimoniosità rituale, come il famoso asado, cioè l’arrosto cotto alla brace (sulla griglia, “in croce”, al barbecue o allo spiedo) e accompagnato dal chimichurri, una tipica salsa verde piccante e speziata. Senza dimenticare le portate da condividere (come le picadas, stuzzichini in diverse versioni) e le bevande simbolo di socializzazione, come l’esotico mate (un’infusione preparata con le foglie dell’omonima erba, insaporita con zucchero o con scorze d’agrume) o i più familiari caffè, birra e vino, quest’ultimo considerato bevanda nazionale del Paese, nonostante le varietà provengano principalmente da vini francesi (come il Malbec), italiani (Bonarda) e spagnoli (Tempranillo, Torrontes e Carlón).

Il fuego…. dentro e fuori dalla cucina
Ma non è tanto il fuoco della griglia, il piacere del buon bere e la convivialità prêt-à-porter del cibo di strada ad aver conquistato gli expat in Sudamerica, quanto piuttosto la passione che i popoli latini esprimono non solo nel cibo ma in ogni aspetto della loro vita. A partire dal tango, un ballo popolare sensuale e raffinato, che nell’immaginario collettivo è legato all’erotismo, al proibito e al mondo dell’esotico, ma che è soprattutto un intenso dialogo musicale e corporeo basato sull’abbraccio, sull’improvvisazione, sulla capacità di esprimere una molteplicità di emozioni e sull’ascolto dell’altro. Per queste caratteristiche e grazie al contributo che i nostri connazionali emigrati hanno dato alla nascita di questa danza, il tango è diventato una lingua identitaria, uno strumento di integrazione culturale e una forma di espressione dalla forte valenza umana e sociale, tanto da essere dichiarato Patrimonio Intangibile dell’Umanità dall’Unesco nel 2009.

Buenos Aires a chilometro zero
Riportare “a casa” la ricchezza e il gusto della vita conosciuti a longitudini così distanti era inevitabile per gli italiani emigrati oltreoceano e per i loro discendenti che, continuando un dialogo tra popoli, etnie e culture affini iniziato 150 anni fa, hanno voluto condividerne i frutti con i connazionali rimasti in patria. Di qui la proliferazione (discreta ma significativa) di ristoranti argentini in Italia: luoghi esperienziali, in cui l’atmosfera latina più autentica incontra una raffinata proposta gastronomica di cui è protagonista immancabile la parrilla, la tradizionale griglia orizzontale con braci incandescenti sulla quale vengono arrostite varie tipologie di carne (dal pollo al manzo della pregiata razza Angus) e tagli più o meno nobili (dal raffinato lomo o filetto alle costine di vitello, fino alle interiora, che includono mollejas o animelle, riñones o rognone, entraña o diaframma e perfino chinchulines, urbe e creadilla, ovvero intestini, mammelle e testicoli), ma anche salamelle di maiale (chorizos) e vegetali (tra cui il choclo o mais tenero).

Milano: capitale del gusto… e delle “Casas de Tango”
Cosmopolita e internazionale, Milano ospita sempre più locali sudamericani di successo, apprezzati per la sapiente preparazione di alcuni cibi tradizionali, ma soprattutto per il merito di aver conservato il loro fascino autentico: quel calore latino che in Europa è un po’ decaduto e che invece anima luoghi caratteristici come le Barrancas de Belgrano, i quartieri Palermo, Almagro e Abasto, il Caminito alla Boca e plaza Dorrego nel barrio di San Telmo, il “Mercado de los Carruajes” sull’avenida Alem e l’avenida de Mayo.
Qui, accanto ai ristoranti tradizionali di carne e parrillas (come Rosa Negra, El Desnivel e La Cabrera), si possono trovare autentiche tangerias e milongas eredi dei primi postriboli e delle bettole in cui il tango ha preso forma: dal Café Tortoni al Salón Canning, dall’iconica Confitería La Ideal (inaugurata nel 1912, dichiarata notable bar e Patrimonio dell’Umanità, e appena riaperta dopo 6 anni di restauro) agli scarruffati locali e gazebo (La Glorieta, El Boliche de Roberto, Chanta 4 Milonga, La Catedral Club, Tango Queer, La Biela e così via) che ospitano esibizioni estemporanee di tango, improvvisate all’aire libre.

A ricreare nel capoluogo lombardo l’atmosfera misteriosa, affascinante, passionale e a tratti malinconica della capitale argentina ci pensano locali come El Porteño, un nome che dal 2010 è una garanzia di qualità (i porteños a sono “quelli del porto”, che vengono dalle barche e vivono la città con lo spirito forte forgiato dal mare) e dal suo erede: El Porteño Prohibido, nato nel 2019 e presto trasformatosi in punto di riferimento per chi vuole coniugare un’esperienza enogastronomica di livello con l’immersione nelle tradizioni ed espressioni artistiche e culturali più vive e sentite a Buenos Aires. Qui, sotto la direzione di coreografica firmata da Miguel Angel Zotto (tra i più autorevoli rappresentanti e promotori del tango argentino nel mondo), per tre giorni a settimana (martedì, mercoledì e giovedì) il locale si trasforma nella prima “Casa de Tango” in Europa, con cene-spettacolo che si alternano nel corso delle serate e cambiano ogni trimestre, ma che comunque non hanno niente a che vedere con l’artificialità dei “tango-show” turistici. Menu autentico (che non rifiuta qualche rivisitazione innovativa) e sensualità del ballo, sono incorniciati da un interior-design curato, con arredi originali e dal gusto retrò, che evocano la tipica atmosfera argentina più sincera e profonda, permettendo di vivere un viaggio multisensoriale a ogni cena (ma anche all’aperitivo).

Vanno in questa direzione di autenticità anche il ristorante San Telmo, che prende il nome da un celebre quartiere della città di Buenos Aires, e El Paso de Los Toros, il primo ristorante argentino a Milano, aperto nel 1992 da una famiglia di emigrati e dal 2007 guidato da Davide Pascale. L’insegna è un rimando alla famosa bibita argentina Paso de los toros e il menù è altrettanto “easy”: spazia dalla carne alla griglia alle tipiche empanadas, dai burgers alle zuppe e ai piatti vegetariani, con un’attenzione particolare per i bocadillos, panini imbottiti diffusissimi negli aperitivi latini.

Diversa, ma coerente con una concezione della strada non come un luogo di transito bensì come una dimensione da vivere, è la proposta di Pampa Gourmet, che punta tutto sul delivery, e di El Gordito-Empanadas y mas, aperto lo scorso settembre nel cuore dei Navigli con il patrocinio del Consolato Argentino. Alla guida c’è Paolo Josè Di Fulvio, già asadorpresso i migliori ristoranti argentini di Milano, che qui celebra lo street food con 11 tipi di empanadas e altri cibi “da passeggio” pensati come un invito al buon cibo ma soprattutto alla convivialità estemporanea che si realizza solo per strada, per caso.

Più raffinata l’offerta dei due El Carnicero (avatar dell’equivalente di Ibiza) e di Don Juan, da 20 anni pietra miliare della ristorazione argentina a Milano, che ancora si fa portabandiera della cultura nazionale attraverso l’abbinamento di cibo, vini, arredi che celebrano il meglio dell’artigianato sudamericano e soprattutto grazie agli eventi organizzati a pranzo ogni fine settimana, nei format “Sabato parrilla libre” e “Asado de domenica” con performance di tango.

Lusso e allegria si fondono invece nei prestigiosi ristoranti El Gaucho, Botinero e El Patio del Gaucho (diretti dalla leggenda del pallone Javier Zanetti), dove la raffinatezza dei piatti e del servizio sono alleggeriti dall’ambientazione rustica e giocosa, fatta di corna di toro sui muri o da intere pareti allestite a tema calcistico, con tanto di collezione di scarpini dei più grandi campioni nazionali e internazionali.

Insomma, che si voglia gustare il meglio della griglia o ci si voglia immergere anima e corpo nella sensualità del tango, nella passionalità dello sport o nel vociare delle strade che si trasformano nel palcoscenico improvvisato di spettacoli estemporanei, rituali improvvisati e momenti unici, le proposte nostrane provenienti da oltreoceano possono soddisfare i desideri di chiunque. Non è obbligatorio essere carnivori né ballerini provetti: l’unica condizione è dimenticare ogni rigore formale ingessato e decadente, abbandonarsi al ritmo e all’istinto, per riappropriarsi di quella legittima peccaminosità dei sensi che porta a cedere al richiamo “della carne”, sulla parrilla o in un caldo abbraccio che sa di autenticità, di terre lontane e di sentimenti “proibiti” a chi non sa gustarli.