ForzalavoroLe assunzioni silenziose del «quiet hiring», la ratifica del Mes e cosa è rimasto di Davos

Nella newsletter di questa settimana: perché non riusciamo a smettere di coniare nuovi termini per descrivere quello che succede nel mercato del lavoro; le trattative del governo Meloni con i benzinai per scongiurare lo sciopero; il dietrofront sul Meccanismo europeo di stabilità e il ritorno del World Economic Forum. Ma anche il rebus delle clausole di non concorrenza, i nuovi fantasiosi job title e i post di elogio dei dipendenti alle aziende che li licenziano. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

Non riusciamo a smettere di coniare nuovi termini anglofoni per descrivere quello che accade nel mondo del lavoro. Ci avete fatto caso? Non parliamo solo dell’ormai sdoganato smart working. Nel 2022 si è discusso tanto di Great Resignationquiet quittingantiwork movement. E ora il 2023 si annuncia come l’anno del quiet hiring, le assunzioni silenziose, ovvero spalmare sui dipendenti ulteriori mansioni per le quali servirebbero in realtà nuovi assunti.

Etichette necessarie Tre anni dopo una pandemia che ha sconvolto il lavoro di molti, ora ci troviamo sull’orlo di una recessione che minaccia di stravolgere ulteriormente il modo in cui lavoriamo. Per descrivere questi cambiamenti così repentini, la cosa più semplice da fare è affidarsi a degli slogan che arrivano per lo più dagli Stati Uniti.

Il quiet hiring è l’ultimo arrivato. Descrive il modo in cui i datori di lavoro stanno cercando di tirare avanti non aggiungendo più dipendenti agli organici ma chiedendo ai lavoratori già assunti di cambiare ruolo e sommare mansioni. È un gioco di parole sul termine quiet quitting, quel fenomeno che descrive i lavoratori che si rifiutano di fare oltre lo stretto necessario o perché aspettano di cambiare lavoro o perché vogliono godersi molto di più il tempo libero.

  • Per quanto queste espressioni siano delle forzature – la Great Resignation ad esempio poi è stata ridimensionata in Great Reshuffle, ovvero un aumento delle transizioni da un posto a un altro e non un rifiuto del lavoro come si era detto all’inizio – queste restano comunque degli slogan potenti perché di fatto ci aiutano a dare un senso al mondo in rapido cambiamento e ci permettono di vedere noi stessi all’interno di quel mondo. Rendono leggibile e comprensibile ciò che sembra illeggibile e incomprensibile, dice Anne Helen Petersen, coautrice di Out di Office. Davanti a tanta incertezza, sono dei punti fermi insomma.

Non è un metodo nuovo. I licenziamenti di massa a partire degli anni Ottanta e Novanta sono stati chiamati “downsizing”. Il “gig work”, reso popolare da app come Uber intorno al 2010, è nato da quei tagli, poiché le aziende cercavano di colmare le lacune occupazionali nel modo più economico ed efficiente possibile.

Ma ora l’intero processo si è accelerato. La natura del lavoro sta cambiando rapidamente e questi termini ci aiutano ad adattare i cambiamenti alla nostra visione del mondo. Anche perché quello che sta accadendo sembra così confuso e contraddittorio. L’economia sta presumibilmente crollando, eppure ci sono ancora così tanti posti di lavoro vacanti. Siamo in un’era in cui i salari aumentano, ma non abbastanza rapidamente da tenere il passo con l’inflazione. Le persone cercano un senso nel loro lavoro, ma il loro lavoro è diventato così impegnativo da togliere senso alla vita. Quindi creiamo nuovi termini per orientarci, amplificati poi dalla potenza dei social media. Il quiet quitting è stato reso popolare su TikTok. L’antiwork movement è esploso su Reddit.

Influencer Ma c’è anche una sorta di effetto specchio da considerare. Una volta coniati questi termini, i fenomeni che descrivono accadono di più perché le persone ora sanno come chiamarli, hanno un modello da copiare e si identificano in un fenomeno. Adecco nella ricerca “Global Workforce of the Future” ha parlato ad esempio dei “quitfluencer”: sette lavoratori su dieci ammettono infatti che vedere i colleghi abbandonare l’azienda li spinge a prendere in considerazione l’idea di fare lo stesso.

Tra il dire e il fare Ma non è detto poi che questi termini che hanno grande risonanza sui social e sui giornali poi si verifichino con la stessa portata nella realtà. Le grandi dimissioni non sono state poi così grandi, soprattutto in Italia. Il quiet quitting e il disimpegno dei lavoratori, nonostante sia leggermente aumentato di recente, è stato costante nel tempo.

Non assumo, ma… E ora veniamo al quiet hiring. La rivista Inc. ha usato il termine lo scorso settembre per descrivere la strategia di Google di collocare alcuni dipendenti in nuovi ruoli all’interno dell’azienda. E poi Emily Rose McRae, direttrice senior della ricerca di Gartner, lo ha reso popolare dopo che il suo rapporto sulle tendenze lavorative del 2023 è stato ripreso in un articolo della Cnbc.

  • Le assunzioni silenziose in pratica comportano la richiesta ai dipendenti esistenti di assumere nuovi compiti e utilizzare gli appaltatori per soddisfare le esigenze delle aziende che faticano a trovare lavoratori tra dimissioni e taglio dei costi. Fare di più con meno, in pratica. Qualcosa che sta accadendo da tempo, ma che forse in un momento di grande ulteriore incertezza aveva bisogno di una etichetta.

Etichette utili Ne sentiremo parlare forse nel 2023, almeno finché ci servirà per capire meglio cosa sta accadendo e finché non farà capolino il prossimo termine in -ing o il prossimo Great fenomeno. Fateci caso, di grandi dimissioni non parliamo più con la stessa enfasi da quando abbiamo capito che la maggior parte dei lavoratori non lasciava il lavoro per aprire un chiringuito in Costa Rica ma per cercare un impiego migliore. Se le etichette servono poi per indagare meglio i fenomeni in corso, allora possono essere utili.

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CARO GOVERNO
Sarà sciopero? Dopo la pubblicazione del decreto carburanti in Gazzetta Ufficiale, i benzinai sarebbero pronti a confermare lo sciopero del 25 e 26 gennaio. Per la categoria, le multe fino a 6mila previste nel caso in cui i cartelli con il prezzo medio della benzina non vengano esposti sono «inaccettabili».

  • Oggi le associazioni dei gestori si riuniranno per decidere sulla protesta, che era stata proclamata la scorsa settimana e poi sospesa dopo il primo vertice a Palazzo Chigi. Un nuovo incontro col governo è fissato per martedì 17 gennaio.
  • Intanto l’Antitrust ha avviato istruttorie con ispezioni nei confronti di Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil, spiegando di aver riscontrato irregolarità per l’applicazione alla pompa di un prezzo diverso da quello pubblicizzato e per l’omessa comunicazione dei prezzi dei carburanti al portale “Osservaprezzi carburanti”.

Cosa c’è nel decreto Appurato che con l’aumento dei prezzi della benzina non c’entrava la presunta «speculazione» denunciata da diversi membri del governo e che invece i prezzi erano in linea con l’aumento delle accise, l’esecutivo ha modificato all’ultimo momento il decreto carburanti reintroducendo inoltre la cosiddetta “accisa mobile”. Si tratta di un meccanismo ideato nel 2007 dall’allora governo Prodi che prevede l’abbassamento delle accise sui carburanti in caso di forte aumento dei prezzi (la misura verrebbe finanziata proprio con i maggiori introiti garantiti dall’imposta sulla benzina). In più, il decreto prevede multe da 500 a 6mila euro per quei distributori di carburante che, nel giro di quindici giorni, non esporranno il prezzo medio regionale accanto a quello praticato.

 

DIETROFRONT BIS
Ritardissimo Mes Dopo l’incontro della scorsa settimana tra la premier Giorgia Meloni e il direttore del Meccanismo europeo di stabilità, il governo starebbe già lavorando alla ratifica della riforma del trattato. Non ci saranno correzioni come annunciato. E l’Italia, ultima rimasta in Europa, dovrebbe ratificare il testo così com’è con un disegno di legge governativo che passerà prima dalla Commissione Esteri per poi essere discusso e approvato in Parlamento. Il testo sarà accompagnato da una risoluzione di maggioranza per tranquillizzare gli animi, in cui si dirà che non ci sarà nessun automatismo con il ricorso allo strumento. Meloni aveva detto: «L’Italia non accede al Mes, posso firmarlo col sangue».

  • Oggi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sarà all’Eurogruppo e di fatto spiegherà ai colleghi che non ci saranno sorprese dall’Italia.
  • Secondo Repubblica, l’Italia starebbe “barattando” in Europa il sì al Mes con il sì da parte di Bruxelles alle modifiche sul Pnrr. Roma ha due mesi per cambiare il piano. Qui si parla dei progetti che si chiede di rimodulare.

 

IL GIOCO DELLE QUOTE
Paese di pensionati Giovedì 19 gennaio, mentre i lavoratori francesi scioperano contro la riforma delle pensioni di Macron, in Italia la ministra del Lavoro Marina Calderone avvia il tavolo con i sindacati sulla riforma previdenziale italiana. Dopo quota 100 e 102, il governo Meloni intanto ha scelto quota 103. Ma sia la Lega sia Cgil, Cisl e Uil puntano a quota 41, ovvero la possibilità di lasciare il lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età. Il problema, ovviamente, sono i conti che non reggerebbero: in dieci anni il costo sarebbe di 75 miliardi. Bisognerà trovare soluzioni meno costose.

 

NON C’È PIÙ LA DAVOS DI UNA VOLTA
Da oggi fino al 20 gennaio si tiene il World Economic Forum di Davos, che torna in versione invernale e in presenza per la prima volta dal gennaio 2020. Il titolo del vertice sarà “Cooperazione in un mondo frammentato”. Oltre 2.700 i partecipanti, tra cui forse anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Presenti i capi di 52 nazioni, i russi sono stati banditi, non è previsto al momento un intervento del leader cinese Xi Jinping e non sarà presente il presidente americano Joe Biden. Dei leader delle potenze del G7, ci sarà solo il Cancelliere tedesco Olaf Scholz.

  • Per la delegazione italiana, dopo la rinuncia del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, partecipa il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara insieme a un gruppo di top manager.
  • Qui il programma.

 

CASA EUROPA
Tassi Tra gli ospiti più attesi a Davos, c’è la presidente della Bce Christine Lagarde, sotto i riflettori dei mercati dopo che si registrano segnali di rallentamento dell’inflazione, lasciando intendere che un allentamento della politica monetaria sarebbe possibile. Indicazioni potrebbero arrivare anche dai verbali dell’ultima riunione del board della Bce, in arrivo giovedì 19 gennaio. Il giorno prima la Fed pubblica il Beige Book.

La risposta europea La scorsa settimana è esplosa la polemica sulla direttiva europea per le abitazioni green. Ma la vera urgenza per Bruxelles è quella di creare un modo per rispondere ai generosi incentivi e sussidi per l’economia verde decisi negli Stati Uniti, che potrebbero innescare una fuga di investimenti dal mercato europeo a beneficio di quello americano. Si starebbe pensando a sussidi anti-delocalizzazioni e un fondo europeo per la riforma degli aiuti di Stato.

 

EMERGENZE INDUSTRIALI
Si vola Tra mercoledì e giovedì è attesa l’offerta che Lufthansa dovrebbe avanzare per Ita: il vettore tedesco potrebbe mettere sul piatto circa 350 milioni di euro tramite un aumento di capitale riservato per rilevare il 40% del capitale. Tra le condizioni avanzate da Lufthansa, ci sono le deroghe per proteggersi in primis dalle centinaia di cause di lavoro (1.147 per la precisione) intentate dagli ex dipendenti di Alitalia attualmente in cassa integrazione. Venerdì è previsto il tavolo tra azienda e sindacati.

Tute blu Mercoledì al Mise è previsto un tavolo sul settore metalmeccanico. Si parla si 60mila posti di lavoro a rischio in più di 200 grandi aziende. Pesano bollette, carenza di semiconduttori e transizione energetica. I settori più colpiti sono quello dell’auto e degli elettrodomestici.

Rete unica Il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine si è dimesso dal cda di Tim, un segnale forte in vista del cda del 18 gennaio, frutto dell’impossibilità di comporre una sintesi sulla rete unica tra il socio francese, Cdp e il nuovo governo che punta a riprendersi il controllo della rete Tim e a salvaguardare i posti di lavoro. Il governo intanto ha presentato un piano per il rilancio delle telecomunicazioni.

  • Martedì è prevista l’audizione del ministro Urso. Mercoledì il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, incontra gli operatori del settore.

Acciaio Giovedì al Mise si tiene l’ennesimo tavolo sull’ex Ilva, mentre in contemporanea è stato fissato uno sciopero. Tra altoforni spenti e altri da rifare, il timore è che i 680 milioni stanziati (come anticipo dell’aumento di capitale del 2024) dal decreto del 2 gennaio scorso finiscano subito.

 

NUMERI
È di nuovo shecession? A novembre 2022, dopo due mesi di lieve crescita, si sono persi 27mila occupati. Ma con una differenza notevole: nella fascia femminile si contano 48mila occupate in meno, tra gli uomini ci sono invece 21mila occupati in più. Calano i contratti a tempo indeterminato (quasi 100mila in meno), tornano a crescere invece quelli a termine e le partite Iva. Bisogna capire però quanto contano, in questi dati, le dinamiche della cassa integrazione.

  • Martedì e mercoledì la ministra del Lavoro sarà in audizione alla Camera e al Senato.
  • Giovedì verranno diffusi i dati dell’osservatorio sul precariato dell’Inps.

Previsioni Il “World employment and social outlook” dell’Ilo prevede una crescita dell’occupazione globale di appena l’1% nel 2023.

 

COSE DI LAVORO
Aumenti in vista Si riunisce oggi al ministero del Lavoro, per la terza volta, la Commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo dei lavoratori domestici. L’obiettivo è trovare una soluzione di compromesso che eviti un aumento eccessivo a carico delle famiglie. In caso di mancato accordo, si parla di un rincaro fino all’11,5%.

Clausole da abolire All’inizio dell’anno la Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha proposto di vietare le clausole di non concorrenza nei contratti di lavoro, perché avrebbero effetti negativi su innovazione e crescita. Anche in Italia, come scrive l’economista Andrea Garnero, è arrivato il momento di cominciare a discuterne. Un’indagine condotta lo scorso anno mostra che nel nostro Paese il 16 per cento dei dipendenti del settore privato (circa 2 milioni di lavoratori) è vincolato da una clausola di non concorrenza, ma la maggior parte non rispetta i requisiti minimi previsti dalla legge.

Tutti in ufficio Robert Iger, l’ad della Walt Disney, ha inviato un’email ai dipendenti annunciando che dal 1 marzo chi lavora ancora da casa dovrà stare in ufficio quattro giorni alla settimana. È il più grande piano di ritorno in presenza dopo la pandemia deciso da un’azienda statunitense, ha scritto il Wall Street Journal. Già la scorsa primavera, Apple e Alphabet avevano annunciato che i dipendenti dovevano tornare in presenza almeno tre giorni alla settimana. Ma l’elenco è lungo, da Warner Bros a General Motors.

Job Title I titoli di lavoro sono un’altra materia in evoluzione nel mondo del lavoro. Stanno emergendo etichette nuove come chief visionary officerchief innovation evangelistbusiness development guru o chief remote officer. Il mondo del lavoro è stato scosso dall’ascesa delle Dao, organizzazioni autonome decentralizzate. E anche le definizioni aziendali classiche sembrerebbero ormai superate.

Tattiche da licenziati Con i tagli dei posti di lavoro nel settore tecnologico americano, emergono su Linkedin lunghi post di addio in cui i lavoratori lodano le aziende che li hanno appena licenziati e le ringraziano. È una mossa strategica, spiegano gli esperti alla Bbc: così facendo raccontano quello hanno appreso e le loro competenze, mostrandosi così disponibili a essere assunti altrove.

Che ne pensate?


Buona settimana,

Lidia Baratta

 

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