Parte lesa I paladini dei diritti ignorano, anzi istigano, le forzature dell’inchiesta sul Qatargate

La sinistra è frettolosa nel sacrificare gli indagati, ma dovrebbe aprire gli occhi davanti a un apparato inquisitorio palesemente orientato a ottenere “collaborazione” facendo violenza a loro e alle loro famiglie, bambini compresi

Gli avvocati di Eva Kaili a Bruxelles
Gli avvocati di Eva Kaili a Bruxelles (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

È strano (si fa per dire), che il popolo «dei diritti», quello che spulcia il curriculum morale della Polonia e conta quante volte Viktor Orbán si infila le dita nel naso, assista impassibile alla scena di un Paese che nel centro dell’Europa, latifondo delle burocrazie comunitarie che perpetuano il proprio potere in nome dei «settant’anni di pace», si comporta come uno Stato-canaglia proprio in materia di diritti.

Fa semplicemente ribrezzo che la sinistra decida di assolversi dalle contiguità con i presunti trafficoni del Qatargate accettando e quasi istigando la giustizia che li sta sacrificando in questo modo, senza aver nulla da obiettare davanti all’evidenza di un apparato inquisitorio palesemente orientato a ottenere la “collaborazione” degli indagati facendo violenza a loro e alle loro famiglie, bambini compresi.

La bieca soddisfazione degli avversari nel veder messi in croce i signorini dei diritti e della questione morale è molto più comprensibile e molto meno condannabile – solita destra plebea e reazionaria – rispetto all’atteggiamento vigliacco del clan che, dicendosi parte lesa, fa prendere a sassate i propri affiliati caduti in disgrazia.

Ci fosse uno, di quel popolo progressista in preparazione di congresso valoriale – i valori delle partecipate e delle consulenze democratiche – e in attesa di poetica avventura coi fascistelli di Mister Graduidamende, ce ne fosse uno che abbia bensì reclamato l’esigenza di un accertamento rigoroso ma equanime delle responsabilità, e tuttavia nella simultanea condanna di un’azione investigativa e giudiziaria che grida vendetta per come infierisce sui diritti degli indagati.

Oltretutto dai lombi di un Paese – il Belgio, appunto – gravemente compromesso nei decenni in casi di denegata giustizia su vicende a dir poco mostruose, come la tratta dei minatori italiani tenuti a vivere come bestie nelle baracche ai margini dei pozzi dove quelli crepavano a migliaia o come l’altro pozzo infame, quello di cui non si parla e nel quale finisce la moltitudine di bambini preda degli orchi che hanno fatto del Belgio la patria della violenza impunita sull’infanzia.

Questi di questa sinistra farebbero anche impalare pubblicamente quei loro esponenti destituiti, se servisse a dimostrare che nonostante il pasticcio hanno ancora le mani pulite. Fanno schifo. Schifo.

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