A casa come al barFlat white, ed è subito Nuova Zelanda

Doppio caffè, crema morbida a microbolle, consistenza diversa rispetto a un cappuccino e grande soddisfazione al palato. Ecco la nuova moda specialty che viene da lontano

Si chiama flat white e sta diventando una delle bevande più di moda nelle caffetterie Specialty di tutto il mondo. Nasce tra Australia e Nuova Zelanda, dove questo latte montato con doppio caffè è praticamente l’unico modo possibile di bere caffè. Da Starbucks ha addirittura sostituito il cappuccino come preferenze dei clienti e sta prendendo sempre più piede anche da noi. Ma che cos’è un flat white e come si prepara? Lo possiamo preparare anche a casa?

Da tempo il caffè non è più solo una pausa fugace all’interno della giornata, un fine pasto senza personalità, una scusa per una chiacchiera. L’attenzione per questa bevanda calda sta crescendo e ha iniziato a seguire le orme, per esempio, del vino, dove la qualità non è più considerata un elemento secondario per scegliere questa o quella bottiglia. Allo stesso modo, il caffè sta diventando un piacere con mille sfaccettature. Non solo la scelta delle miscele, ma anche tanti altri aspetti all’interno della preparazione stanno assumendo un’importanza che non è semplice da comprendere per chi è abituato a berlo velocemente al bancone del bar o fatto nella moka di casa.

Partendo da lontano, seguendo la moda degli specialty, alla selezione dell’origine del caffè bisogna associare il corretto grado di macinatura della miscela, il bilanciamento del latte con il caffè, in un rapporto molto più paritario rispetto all’italico cappuccino. Ma molto passa anche dalla temperatura della bevanda, dall’intensità dell’aroma del caffè e dalla qualità del latte, che può essere vaccino ma anche vegetale. Non è cappuccino, perché il caffè è doppio e il latte non riempie completamente la tazza, e inoltre la schiuma non è soda e densa ma a bolle piccolissime e una crema montata molto liquida. Ma non è nemmeno caffelatte, perché ha un sapore molto più deciso e una crema un po’ più soda del solo latte caldo. È una tradizione nuova, che deve le sue origini alla tradizione casalinga neozelandese di white coffee.

Portare “il bar” a casa propria è una strada che il mercato, e quindi il desiderio del consumatore finale, ha imboccato da tempo. Seppur in Italia la tradizione del caffè al bancone sia ancora molto forte e difficilmente sradicabile, è soprattutto all’estero che questa “moda” sta prendendo piede. In questa direzione si stanno muovendo le aziende, a partire dall’italianissima Gaggia, che con il lancio sul mercato dell’ultima versione di Accademia ha rotto ulteriori barriere, aggiungendo ulteriori possibilità di personalizzazione e una varietà di bevande pre impostate a disposizione. Una macchina che si rivolge soprattutto al mercato estero, molto sensibili alla possibilità di costruirsi un’esperienza espresso, e non solo, su misura: diciannove diverse combinazioni, dal ristretto al cappuccino XL, dall’espresso al latte schiumato e tanti altri. Insomma, uno strumento fondamentale per tutti gli appassionati del caffè in tutte le sue declinazioni. Un giro del mondo, del caffè ma non solo, anche delle nuove abitudini di consumo che non relegano il flat white o il cappuccino alla prima colazione, ma lo fanno diventare protagonista di ogni momento di pausa. Tornare da un viaggio dall’altra parte del mondo e mantenere alcune piacevoli abitudini giornaliere. L’Australia e il suo flat white, per esempio, una delle diverse alternative che Gaggia dà: un espresso doppio, su cui si versa una microschiuma di latte vaporizzato in piccole bollicine dalla consistenza lucida e vellutata.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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