ForzalavoroLa Gen Z e la permacrisi del lavoro, i bonus della discordia e il part time che conviene

Nella newsletter di questa settimana: i 20enni alle prese con il burnout e le incertezze economiche tra Covid e inflazione, lo stop al Superbonus del governo Meloni e le ipotesi in campo, le fondazioni della ministra Calderone e i presunti conflitti di interesse, gli stipendi di Ita Airways e lo smart working che divide. Ma anche la seconda giovinezza di Linkedin e la scarsa popolarità di artigiani e insegnanti. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

LA GEN Z E LA PERMACRISI DEL LAVORO
Il Covid, l’inflazione, la guerra. L’instabilità economica e l’incertezza del futuro. Gli sconvolgimenti degli ultimi anni hanno interessato tutti i lavoratori di tutte le età. Ma c’è una fascia che più di tutte sta subendo questa situazione di “permacrisi”: la Generazione Z, quella che copre i nati tra il 1997 e il 2012. Una crisi lunga tra la pandemia e le conseguenze dell’invasione russa in Ucraina sta ostacolando l’ingresso sereno dei più giovani nel mercato del lavoro, frenando le carriere e la stessa qualità della vita.

Laureati online Molti di loro sono stati costretti a terminare gli studi universitari in isolamento, laureandosi a distanza e davanti a uno schermo, per entrare poi in un mondo del lavoro stravolto, in una situazione economica precaria e con condizioni di lavoro insolite, affiancate dalla minaccia costante di licenziamento. Soprattutto con contratti che, all’inizio di carriera, sono solitamente più deboli della media.

Assunti a distanza Altri, appena laureati ed entrati nel mondo del lavoro quando è esplosa la pandemia, si sono trovati ad affrontare situazioni particolarmente difficili come dipendenti junior: il lavoro da casa forzato prima, il rientro in ufficio poi, i licenziamenti o i mancati rinnovi dei contratti ora. Avendo meno probabilità di creare connessioni significative con i colleghi e costruire relazioni con i capi. E con il costo della vita in aumento, chi è al primo impiego deve pure fare i conti con stipendi di primo ingresso che spesso si rivelano insufficienti.ì

Come mi vesto? Secondo diverse ricerche, la Gen Z è il gruppo demografico più stressato sul posto di lavoro. Lo stress colpisce quasi un quarto dei più giovani e quasi tutti hanno a che fare con sintomi di burnout. Ma anche con problemi relazionali: molti di loro, ad esempio, hanno cominciato a lavorare da remoto e ora non riescono a gestire bene l’ambiente d’ufficio, le amicizie di lavoro o anche solo l’abbigliamento adatto in azienda. Gli aspetti sociali del lavoro spaventano chi finora ha lavorato per conto suo, spiegano gli psicologi a Bbc.

Cara inflazione Ma ci sono anche le preoccupazioni economiche: i dati di McKinsey, ad esempio, dicono che gli occupati della Gen Z sono più preoccupati di altri (26% contro 20%) per la loro retribuzione perché non consente di avere una «buona qualità della vita» nella situazione economica attuale. Sono anche più preoccupati di qualsiasi altro gruppo demografico per la stabilità del loro impiego: il 45% della Gen Z contro il 40% di tutti gli intervistati.

Sfiduciati Le condizioni di crisi hanno, in molti casi, ostacolato lo sviluppo professionale della Gen Z. I dati di LinkedIn del dicembre 2022 mostrano che i giovani tra 18 e 25 anni sono i meno fiduciosi di tutte le generazioni. Solo il 43% della Gen Z si sente estremamente sicuro di sé – perfettamente capace in ogni aspetto del proprio ruolo – rispetto al 59% dei Millennial.

  • Molti di loro sono insoddisfatti di quello che fanno e vorrebbero cambiare lavoro più di altri. A livello globale, la ricerca di McKinsey ha mostrato che il 77% dei GenZer è alla ricerca di un nuovo lavoro, quasi il doppio del tasso degli altri intervistati. E il motivo principale è la fatica di appartenere a un mondo del lavoro che spesso non è in linea con i propri desideri, tra la ricerca di maggiore flessibilità, organizzazioni del lavoro differenti e maggiore impegno nelle questioni sociali e ambientali.

Millennial vs Gen Z Eppure, entro il 2025 la Generazione Z costituirà il 27% della forza lavoro nei Paesi Ocse e un terzo della popolazione mondiale. E le aziende dovrebbero prepararsi ad avere a che fare con questa che ha un’idea del lavoro molto diversa da quelle precedenti.

«La Gen Z è una generazione che non vuole lavorare tanto, ma vuole lavorare in modo più intelligente», spiega un influencer a Business Insider. «Può sembrare una mancanza di etica del lavoro e generare i soliti commenti sui giovani che non sono disposti al sacrificio come le generazioni precedenti. Ma non è così. Si cerca solo un’organizzazione diversa e un posto diverso da assegnare al lavoro all’interno della propria vita, marcando molto più di prima i confini tra vita personale e lavoro». 

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BONUS DELLA DISCORDIA
La settimana parte ancora con il tema Superbonus in primo piano. A Palazzo Chigi è in programma il tavolo tra governo, imprese e banche, dopo lo stop a sorpresa dell’esecutivo per sconto in fattura e cessione del credito per le nuove ristrutturazioni edilizie. A guidare il governo nella decisione presa nel corso del consiglio dei ministri di giovedì scorso, sarebbe stato il timore di non poter fare deficit per finanziare la riforma del fisco e quella delle pensioni.

Conseguenze Si apre uno spazio fiscale da 30 miliardi a disposizione del governo. Ma restano due problemi non di poco conto: i crediti fiscali del passato che le banche non riescono più ad assorbire e il futuro del settore edilizio. La Cgil parla di 100mila posti a rischio e si dice pronta allo sciopero. Le banche avrebbero proposto uno scudo penale per l’acquisto di quei crediti che hanno acquistato in buona fede, poi risultati frutto di frodi. Da Forza Italia propongono la cartolarizzazione.

Altre in cdm Nel consiglio dei ministri di giovedì, il governo ha approvato anche un decreto che modifica la governance del Pnrr, accentrando tutti i poteri a Palazzo Chigi. Sono state decise anche modifiche allo statuto della Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (Anpal).

Appuntamenti Da giovedì a sabato si terrà in India il G20 delle Finanze con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il membro del comitato esecutivo della Bce Fabio Panetta.

 

LA MINISTRA E LE FONDAZIONI
La ministra del Lavoro Elvira Calderone, ex presidente dei Consulenti del lavoro, è stata al centro di una inchiesta del Fatto Quotidiano sui presunti conflitti di interesse e la gestione dell’ente, oggi presieduto dal marito Rosario De Luca succeduto alla moglie quando è diventata ministra. Il Fatto parla dell’esistenza di due fondazioni, create per non superare i 15 dipendenti e avere più facilitazioni negli atti di licenziamento. Dai consulenti del lavoro parlano di illazioni, ma ci sono già diverse interrogazioni parlamentari sul tema.

 

QUESTIONI APERTE
Nuova frenata Sull’offerta di Cdp per la rete Tim, il governo non ha ancora dato il via libera. Il Mef ha chiesto di rivedere la proposta da oltre 18 miliardi, superiore a quella di Kkr. Venerdì 24 febbraio il cda di Tim esaminerà l’offerta non vincolante avanzata dal fondo americano.

Prove di mediazione Martedì 21 febbraio il cda di Ita discuterà l’adeguamento dei salari dei dipendenti della compagnia. Per il 28 febbraio era stato proclamato lo sciopero di quattro ore dopo la fumata nera del tavolo al ministero del Lavoro.

Nuova benzina Il cda dell’ex Ilva ha approvato il contratto di finanziamento relativo ai 680 milioni che immetterà Invitalia. Ma le risorse andranno in via prioritaria alla copertura dei debiti con Eni e Snam per la fornitura di energia.

Sanzionati La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia in relazione al requisito di dieci anni di residenza in Italia per l’accesso al reddito di cittadinanza. Bruxelles ha deciso pure di avviare una procedura di infrazione contro l’Assegno unico universale, con riferimento al requisito della residenza biennale.

Multati e spiaggiati Nonostante le procedure di infrazione Ue e le sentenze del Consiglio di Stato, il governo ha esteso di un anno la durata delle concessioni balneari nel decreto milleproroghe. Una proroga che rischia di costare cara agli italiani. Si passa alla Camera, intanto anche il Quirinale avrebbe espresso obiezioni e perplessità.

 

COSE DI LAVORO
Part time conviene Nonostante gli incentivi del governo britannico per far crescere l’occupazione e far fronte alla carenza di manodopera, molti inglesi rifiutano di passare dal part-time al full time perché lavorare a tempo parziale risulterebbe economicamente più vantaggioso. Le entrate assicurate da un contratto a tempo pieno non compensano i maggiori costi dovuti a tasse più alte e spese per la cura dei bambini.

Smart a chi? Il Guardian scrive che la rivoluzione del lavoro flessibile riguarda di fatto solo chi è «ricco, bianco e vive a Londra», aumentando le disuguaglianze esistenti nel mercato. Uno studio della Bce mostra che un terzo dei lavoratori dei Paesi dell’Eurozona vorrebbe più giorni di smart working rispetto a quelli che il datore di lavoro è disposto a fargli fare. Di smart working, negoziazione del nuovo lavoro e differenze tra capi e dipendenti, si è parlato nell’assemblea-laboratorio sindacale delle Camere del lavoro autonomo e precario di Anpal Servizi.

The place to be Tra la voglia di dimissioni e i licenziamenti, soprattutto nel settore tech (Meta sarebbe pronta a tagliare ancora), Linkedin sta vivendo una seconda giovinezza. E con il boom di ChatGpt, ora in tanti hanno cambiato il proprio profilo descrivendosi come “ChatGpt consultant” o “ChatGpt Evangelist” provando a cavalcare l’ossessione del momento.

Questione di priorità Secondo uno studio di Federmeccanica riportato su L’Economia del Corriere, tra i giovani le figure degli influencer e dei blogger quasi doppiano per prestigio la figura dell’artigiano e quella del commerciante, superando nettamente quella dell’insegnante. Il valore e la narrazione della manifattura sono usciti dallo «schema cognitivo dei giovani», commenta il sociologo che ha realizzato lo studio.

Che ne pensate?

Per oggi è tutto.

Buona settimana,

Lidia Baratta

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