La rivincita degli eurofiliL’inaspettato exploit di Volt Olanda alle elezioni nei Paesi Bassi

Il movimento politico paneuropeo fondato nel 2017 ha ottenuto tre seggi nel Parlamento olandese. «Hanno trovato un partito disposto a raccontare tutte le sfumature della narrazione sull’integrazione europea, menzionando anche i molti benefici che l’Unione e l’eurozona recano agli olandesi», spiega a Linkiesta il neo eletto Laurens Dassen

LaPresse

La vittoria di Mark Rutte, leader del partito liberale di centro-destra Volkspartij voor Vrijheid (Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia) e primo ministro dal 2010, era stata annunciata dai sondaggi, tuttavia le elezioni per eleggere la Tweede Kamer, la Camera dei deputati dei Paesi Bassi hanno riservato delle novità, sopratutto in ottica europea. La divisione olandese del movimento politico pan-europeo Volt, presente in ventinove paesi compresa l’Italia, è riuscita a entrare nel parlamento del paese frugale per eccellenza, conquistando tre seggi. 

Volt Europa è stato fondato da un gruppo di giovani europei il 29 marzo 2017 in risposta alla Brexit e alla crescente minaccia populista nel continente. Nel tempo, il partito è cresciuto e sono state costituite sezioni in vari stati europei con l’ambizione di entrare a far parte di parlamenti locali, regionali, nazionali per portare avanti un’idea di politica diversa e di Europa federale. Il primo grande obiettivo è stato raggiunto nel 2019 quando, portando a casa lo 0,7% dei voti in Germania, il partito è riuscito a eleggere il primo eurodeputato, Damian Boeslager, che ora rappresenta Volt all’interno del gruppo politico dei Verdi. Un secondo importante traguardo è stato appena raggiunto, perché Volt è entrato per la prima volta all’interno di un parlamento nazionale.

Il programma politico di Volt Olanda propone soluzioni reali e sostenibili su come affrontare le maggiori sfide di questo periodo, è basato sulle politiche proposte da Volt Europa ed è stato adattato alle necessità della realtà olandese. Sono stati messi a fuoco sei temi principali come i cambiamenti climatici, le crisi migratoria ed economica, l’educazione e le pari opportunità. Ma soprattutto il giovane partito punta a esaltare la cooperazione e la solidarietà europea.

Laurens Dassen, capolista di Volt Olanda appena eletto spiega a Linkiesta che proprio quest’ultimo punto permette al partito di distinguersi dai rivali. «Molti cittadini olandesi hanno criticato come il governo si è comportato all’interno dei negoziati europei per decidere NextGenerationEU lo scorso anno. Loro credono in un’Unione Europea che collabora ed è solidale anche nei momenti di crisi e per questo hanno provato imbarazzo per il comportamento del governo Rutte in quel frangente. In Volt hanno trovato un partito che è disposto a raccontare tutte le sfumature della narrazione sull’integrazione europea, menzionando anche i molti benefici che l’Unione e l’eurozona recano agli olandesi». 

Volt Olanda punta ad attrarre i giovani elettori nati quando l’Unione Europea non rappresentava più un progetto idealista, ma una realtà in cui valori come libertà e democrazia vengono ora dati quasi per scontati. Un terzo della lista presentata da Volt è infatti composta da under-25 che vogliono partecipare attivamente alla vita politica del paese e far sentire la loro voce.

«Nonostante il nostro obiettivo sia quello di conquistare i giovani dai 18 ai 25 anni visto che crediamo che costoro debbano sedere ai tavoli in cui vengono definite le politiche che li riguardano, una buona parte del nostro elettorato consiste in over-50 che sono cresciuti con il progetto europeo e sono preoccupati per il futuro dei loro figli e nipoti», spiega Dassen. «Questi elettori sono quindi felici che la nuova generazione si stia facendo carico del suo futuro e di promuovere l’Unione europea in Olanda e in tutto il continente». 

A oggi Volt Olanda è ben presente nella Randstad, l’area che include Amsterdam, L’Aia, Rotterdam e Utrecht, e nelle grandi città. Secondo i risultati pubblicati dall’emittente pubblica NOS, Volt ha infatti ottenuto il 6,0% dei voti ad Amsterdam, il 6,5% a Utrecht e ha raggiunto l’apice a Wageningen, città universitaria nel centro dei Paesi Bassi, con l’8%. «Alle elezioni europee del 2019 avevamo ottenuto il 2% dei voti con cui, se tradotto in seggi parlamentari, avremmo ottenuto circa 3 dei 150 scranni della Tweede Kamer», spiega Dassen.

La campagna elettorale di Volt, che fino a qualche tempo fa non veniva nemmeno incluso nei sondaggi, ha preso slancio grazie alla combinazione di una campagna di comunicazione sia online che offline. «Abbiamo raggiunto il punto di svolta quando siamo stati menzionati nei sondaggi che ci attribuivano un seggio, poi sono iniziate le interviste alla radio e nei giornali che hanno portato Volt a crescere da 2000 a 7500 membri in poco tempo», chiarisce Dassen.  Volt è stato infatti menzionato per la prima volta nei sondaggi dell’analista politco Maurice de Hond solo a dicembre dello scorso anno.

Secondo Andi Shehu, co-presidente di Volt Italia, il successo nei Paesi Bassi è «una combinazione tra l’ottimo lavoro e preparazione del nostro team olandese e un sistema aperto alle novità ha reso possibile l’enorme slancio degli ultimi giorni».

Ora che entrerà nel parlamento olandese Volt ha però un nuovo obiettivo: fare in modo che l’Unione Europea entri a far parte del dibattito nazionale: «L’Unione deve rappresentare la strada per affrontare le sfide di oggi per cui noi ci impegneremo a limitare la discussione polarizzata sul tema e a far sì che i Paesi Bassi non si isolino, ma continuino a progredire nel processo di integrazione europea», spiega Dassen.

A livello transnazionale il nuovo scopo di Volt Europa è quello di continuare a crescere, essere più radicato nel territorio e riuscire a ottenere i venticinque seggi da sette paesi diversi necessari a formare un proprio gruppo politico all’interno del Parlamento europeo con una visione e programma comune alle prossime elezioni europee del 2024. «Volt è un progetto di lungo periodo che ambisce a diventare punto di riferimento locale ed europeo allo stesso tempo. Essere eletti non è l’obiettivo, ma una conseguenza: generare un cambiamento sociale dentro e fuori le istituzioni è l’unico obiettivo che permette di evitare di perdersi per strada», spiega Shehu.