Sogno tradito georgianoTbilisi si sente europea e si ribella al governo che la spinge verso Mosca

La maggioranza approva leggi liberticide, incarcera il leader dell’opposizione filo occidentale e quindi non offre garanzie democratiche sufficienti a Bruxelles. Una tempesta perfetta, che si aggiunge a quella ucraina

AP/Lapresse

In politica in Georgia se vuoi insultare qualcuno gli dai del filorusso e se vuoi dire di essere dalla parte della ragione ti descrivi come filoeuropeo, questo quasi a ogni latitudine dello spettro del dibattito nazionale. Se la ragione dell’astio nei confronti di Mosca è facilmente individuabile nel conflitto dell’estate 2008, il perché un Paese in cui il sentimento filoeuropeo viaggi a percentuali plebiscitarie stia ancora faticando a imboccare la strada per l’ingresso nell’Ue rimane un mistero che è motivo di frustrazione a Bruxelles, ma soprattutto a Tbilisi.

Sulla carta l’impegno dell’attuale coalizione di governo in Georgia è adamantino: l’aspirazione europea non è mai stata messa in discussione ma l’obiettivo, apparentemente così vicino da anni, è sfumato il giugno scorso quando la storica decisione del Consiglio europeo di concedere lo status di Paese candidato a Ucraina e Moldavia, lasciando invece fuori la Georgia. Quel giorno a Tbilisi in molti, al governo e all’opposizione, hanno avuto un travaso di bile.

Quel fallimento politico sta alla base delle proteste che in questi giorni stanno scuotendo il Paese e che portano in piazza migliaia di persone che disperatamente chiedono che vengano riconosciute le loro aspirazioni europee. Al cuore del problema però c’è uno scontro tra élite politiche e tra due uomini che da anni a modo loro hanno dominato la scena politica della repubblica caucasica fino a oggi, l’ex presidente Mikheil Saak’ashvili, leader della rivoluzione delle rose del 2003, e l’oligarca Bidzina Ivanishvili, fondatore dell’attuale partito di governo Sogno Georgiano.

L’ascesa al potere di Ivanishvili inizia nel 2011 quando forte dei capitali accumulati in anni di business e contatti con la politica a Mosca decide di imporsi sulla scena nazionale approfittando del fatto che la parabola della rivoluzione pro-occidentale di Mikheil Saak’ashvili si stava esaurendo in un regime illiberale che terrorizzava le opposizioni.

Ivanishvili, che all’inizio della sua carriera al georgiano «Bidzina» preferiva il russo «Boris», venne presentato agli ambasciatori europei in una cena segreta divenuta celebre in Georgia. «Questo è l’uomo che salverà l’aspirazione europea della Georgia da quel dinamitardo di Saak’ashvili, pronto a frantumarla in una seconda guerra diretta con Mosca», lo incensarono i suoi sponsor davanti all’ambasciatore americano e a molti colleghi europei, raccontarono alcuni presenti. Gli europei si fidarono.

Negli anni a seguire, la sedia del primo ministro in Georgia ha visto un avvicendamento rapido di nomi, ma dietro le quinte rimase sempre lui a controllare la vita politica del Paese e ad accumulare ricchezze. L’attuale premier Irakli Garibashvili, nel frattempo, si è imposto sugli altri competitors grazie anche alla vicinanza con Ivanishvili, ma questo tandem è diventato con gli anni sempre più illiberale.

Il ritorno di casi di corruzione nella classe dirigente, l’incarcerazione dell’ex premier Saak’ashvili, tuttora in prigione in precarie condizioni di salute, e la persecuzione politica di alcuni leader dell’opposizione, proprio come quella che lamentarono nella loro ascesa al potere i leader di Sogno Georgiano, sono state alla base delle ragioni che hanno spinto Bruxelles a raggelare le aspirazioni europee della Georgia lo scorso giugno.

E ora la promulgazione di una legge liberticida contro le organizzazioni non governative, sullo stampo di quelle esistente in Russia, ha instillato negli abitanti della repubblica caucasica il sospetto che le scelte dell’attuale leadership stiano allontanando l’obiettivo europeo che il Paese si era prefissato.

A cambiare radicalmente le carte in tavola è stato anche lo scoppio della guerra in Ucraina che ha confermato la profezia di Saak’ashvili sull’inevitabilità di uno scontro con Mosca e spazzato via le richieste, spesso europee, di considerare concessioni alle repubbliche separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud per favorire il processo di pacificazione.

Il governo guidato da Sogno Georgiano, però, non ha abbracciato la linea dura di Bruxelles scegliendo di non imporre sanzioni contro Mosca e di lasciare aperti i confini e migliaia di russi che nei primi mesi della crisi si sono trasferiti a Tbilisi. Per Garibashvili la decisione era dovuta da pragmatismo geopolitico, le sanzioni per il piccolo Paese caucasico isolato dal mercato europeo avrebbero significato un danno economico insostenibile, ma per gli oppositori il governo stava trattando segretamente con Mosca e la ragione sta negli interessi finanziari di Bidzina-Boris Ivanishvili, ancora legato a doppio filo con il suo passato russo.

Ed è così che si è riaccesa dunque la protesta a difesa della libertà d’espressione su Viale Rustaveli, il Maidan georgiano, che ha visto gli scontri recenti per la soppressione del Tbilisi Pride, o per l’irruzione delle forze speciali al Bassiani, il Berghain di Tbilisi, o ancora quando la politica si mise di mezzo per insabbiare le prove ai danni dei due killer di un giovane ragazzo.

Riesplode la rabbia ogni volta che i georgiani sentono di non essere governati secondo i valori del continente a cui ritengono di appartenere. E con la rabbia tornano le bandiere dell’Unione europea e la richiesta di fare presto e lavorare a quel sogno, non georgiano ma europeo, che era così vicino e che ora invece di avvicinarsi si allontana. E a Bruxelles intanto è tornata la frustrazione e il timore che ora gli ambasciatori debbano scovare una terza persona.

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