Sovranità, non sovranismoL’Europa è il continente più forte, se trova le regole per collaborare

Italia e Francia possono contribuire all’obiettivo della re-industrializzazione, dice a Linkiesta il portavoce del governo di Parigi Olivier Véran, secondo cui le aspirazioni del popolo ucraino sono la migliore confutazione delle obiezioni di chi ha dubbi sull’Ue

Il portavoce del governo francese, Olivier Veran
AP Photo/Francois Mori

«I governi vanno e vengono, ma l’amicizia rimane». Quella tra Italia e Francia, dice il portavoce del governo francese Olivier Véran, è così stretta che «a volte non si riesce quasi a vedere il confine». Il ministro per il Rinnovamento democratico è ospite a Milano del Club Italie-France, per un evento con la candidata macroniana alle elezioni suppletive per un seggio dell’Assemblea nazionale, Deborah Abisror de Lieme.

Al Consiglio europeo della settimana scorsa, il bilaterale tra il presidente Emmanuel Macron e la premier Giorgia Meloni. Tra le priorità, elenca Véran dal palco, migranti, ricerca, energia. Il primo punto, pochi mesi fa, ha causato attriti e incomprensioni. C’è margine per una cooperazione vera, anche a fronte della situazione in Tunisia?  «Dobbiamo collaborare e abbiamo alcune regole, le regole europee, che ci consentono di farlo in futuro – dice il ministro a Linkiesta –. Penso sia stato importante, per Macron e Meloni, incontrarsi, discutere e riuscire a comunicare tra di loro. Sono abbastanza convinto che riusciranno a lavorare insieme».

Parlando delle affinità elettive – geografiche, economiche, culturali – tra i due Stati, il deputato di Renaissance dell’Isère usa un’espressione quasi poetica. «Questo rapporto di amicizia l’abbiamo voluto tradurre in un trattato: il Trattato del Quirinale. È un accordo che finora avevamo firmato solo con la Germania». Parigi è soddisfatta di come è stato applicato?

«I francesi e gli italiani non sono solo amici, ma fratelli – replica Véran –. Io stesso sono per un quarto italiano, come un sacco di gente in Francia e viceversa. Dobbiamo guardare allo scenario dei prossimi dieci, cinquanta, cento anni. Siamo vicini, siamo amici, quindi continueremo a lavorare insieme. Ciò che vogliamo, con il trattato del Quirinale, è progredire insieme, costruire imprese franco-italiane che siano in grado di raggiungere l’obiettivo della sovranità».

Proprio la sovranità è uno dei concetti chiave sui cui insiste l’ex ministro della Salute, carica che ha ricoperto, da medico neurologo, tra il 2020 e il 2022. «Ci siamo trovati tutti senza mascherine, senza medicine – ricorda di quell’esperienza –. Perché è successo? Perché per vent’anni c’è stata una politica di deindustrializzazione europea a vantaggio dell’Asia, della Cina, dell’India, del Pakistan, con una perdita di sovranità per ogni Paese e, in sintesi, di sovranità europea».

Va riconquistata, rendendo l’Ue «in grado di riprodurre sul suo territorio interi settori dell’economia che abbiamo lasciato andare all’estero. Quello che vale per i medicinali, come possiamo vedere con la guerra in Ucraina, vale anche per l’energia». Ma nessuno, da solo, è autosufficiente. Una produzione strategica internazionale porterà a svecchiare le logiche, dalla concorrenza affaristica alla cooperazione. «Se ci mettiamo insieme, siamo il continente più forte». Un continente, però, da reindustrializzare.

Olivier Veran a Milano
Olivier Veran a Milano (foto Linkiesta)

L’anno prossimo, i cittadini dei Ventisette dovranno eleggere il nuovo Parlamento europeo, la casa della democrazia comunitaria chiamata a rispondere a queste sfide. I Popolari, si vocifera, valutano di archiviare la «maggioranza Ursula» per guardare ai conservatori. Il partito di Macron è uno degli architravi di quella coalizione: di fronte alle sbandate a destra del Ppe, si fa più necessaria un’affermazione di Renew Europe, anche in Italia?

«La crisi della pandemia ha dimostrato che siamo più forti insieme – risponde il portavoce del governo –. Credo in un’Europa forte, che avanza insieme. Lo possiamo fare dal punto di vista sociale, oppure economico, o della difesa comune. Chi ha bisogno di essere convinto che l’Europa è la miglior via da seguire, guardi all’Ucraina. Cosa vogliono gli ucraini più di tutto? Entrare nell’Ue. È a questo che dobbiamo lavorare».

Per Véran, non c’è l’individualismo dietro gli scioperi di queste settimane contro la riforma per alzare l’età della pensione da 62 a 64 anni. «C’è stata una trasformazione molto forte dei rapporti sociali in Francia, che sfugge ai corpi intermedi e non abbiamo ancora le istruzioni per capirla». Fa un esempio: sono calati gli iscritti ai sindacati. «Li abbiamo sostituiti con WhatsApp».

Cita un negoziante di Amiens che riesce a interrompere una spirale di furti non grazie a un’associazione di categoria, ma a una chat di gruppo, dove fanno le foto a chi ruba. Allo stesso modo, si cercano le notizie su YouTube e sui social. C’è un problema se non si passa da una sigla sindacale per avanzare vertenze, o si ripudia l’informazione. «Può essere pericoloso»

Restano pochi giorni, infine, ai francesi residenti in Italia (e negli altri Stati che fanno parte dell’ottava circoscrizione estera del Parlamento) per votare alle suppletive, che si sono dovute ripetere perché il Consiglio costituzionale ha ravvisato irregolarità da parte del deputato uscente Meyer Habib, del cartello Repubblicani-Udi, vicinissimo al premier israeliano Benyamin Netanyahu.

«Sono convinto che la comunità francese in Italia debba essere rappresentata da una donna come Deborah – conclude Véran –. La conosco molto bene, perché ho avuto la possibilità di lavorare con lei. È stata il mio capo di gabinetto durante la crisi pandemica. So le sue competenze e che se si dà un obiettivo farà di tutto per raggiungerlo. Abbiamo bisogno di lei per le sue idee: incarna il Dna del macronismo».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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