Aggiungi un posto al TavoloIl partito filo-curdo dovrebbe convergere sul candidato unitario dell’opposizione turca

Nelle elezioni locali il sostegno di Hdp è stato decisivo per il successo dei repubblicani nelle maggiori città e a Istanbul. Trovare una soluzione alla questione curda, però, non sarà facile per la coalizione, anche per via della presenza di partiti nazionalisti

Manifestazione in Turchia per il candidato unico dell'opposizione
AP Photo/Burhan Ozbilici

A poco più di un mese dalle elezioni in Turchia il panorama politico continua a mutare. Le ultime novità arrivano dal partito filo-curdo (Hdp), il cui posizionamento sarà particolarmente rilevante nel determinare l’esito delle urne.

L’Hdp ha infatti deciso di non presentare un proprio candidato per le presidenziali e dovrebbe quindi sostenere Kemal Kılıçdaroğlu, leader del partito repubblicano Chp e rappresentante del blocco dell’opposizione, noto come il Tavolo dei Sei. Di questo gruppo fanno parte diverse formazioni politiche che vanno dalla destra al centro-sinistra, unitesi per aumentare le possibilità di vittoria contro il presidente uscente Recep Tayyip Erdoğan.

La scelta dell’Hdp di sostenere Kılıçdaroğlu non è ancora stata ufficializzata, ma da tempo sono in corso consultazioni tra quest’ultimo e i rappresentanti del partito filo-curdo, Mithat Sancar e Pervin Buldan, impegnati nel mentre anche a convincere la propria base elettorale a votare per il Chp, come già successo in occasione delle elezioni comunali.

Durante le consultazioni del 2019, il sostegno del partito filo-curdo e dei suoi elettori è stato decisivo per il successo dei repubblicani nelle maggiori città turche e in particolare per l’elezione del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoğlu, che dovrebbe ricoprire la carica di vicepresidente in caso di vittoria dell’opposizione.

A unire il partito filo-curdo e il resto dell’opposizione è il desiderio di mettere fine al governo di Erdoğan, che negli ultimi venti anni ha ricoperto prima la carica di premier e successivamente quella di presidente, dopo la riforma costituzionale del 2017. Proprio il ritorno al sistema parlamentare è la priorità del Tavolo dei sei, che in questo modo intende mettere fine all’accentramento del potere nelle mani della figura del presidente.

Anche per l’Hdp è fondamentale sostituire Erdoğan, ma al centro delle trattative resta la questione curda. Il leader del movimento, Abdullah Ocalan, è detenuto nell’isola-carcere di Imrali dal 1999 ad un regime di sorveglianza particolarmente rigido, mentre la minoranza curda è generalmente sottoposta a trattamenti discriminatori nel paese.

Erdoğan aveva cercato in passato di giocare la carta della riconciliazione per attirare il voto dei curdi, ma le trattative sono ufficialmente naufragate nel 2015 e ad oggi non sono mai stati ricreati i presupposti per aprire un nuovo tavolo negoziale. A fine 2022 il presidente e il leader del partito nazionalista Mhp, suo alleato, avevano segnalato la loro disponibilità verso la ripresa del dialogo, ma l’attentato avvenuto il 13 novembre nel cuore di Istanbul ha messo fine a ogni possibilità di avvicinamento tra le parti. Il governo ha subito addossato le responsabilità dell’esplosione al Partito dei lavoratori curdo (Pkk), nonostante la mancanza di indizi concreti, e ha immediatamente ordinato nuovi attacchi contro le sue postazioni nel Nord dell’Iraq.

Trovare una soluzione alla questione curda, però, non sarà facile nemmeno per l’opposizione. La leader del Buon partito, parte del Tavolo dei sei, è apertamente ostile ai curdi e ha accettato il loro sostegno esterno «senza condizioni», ossia senza venisse loro fornita alcuna garanzia su un possibile processo di riconciliazione.

In generale, la presenza di partiti nazionalisti nella coalizione non fa ben sperare e lo stesso Chp non ha mai preso una posizione definitiva sulla questione. Il partito guidato da Kılıçdaroğlu è l’erede di Kemal Ataturk, che ha fatto dell’omologazione dell’identità dei cittadini uno dei tratti fondativi della Repubblica turca a danno delle minoranze da sempre presenti nel Paese.

Per l’Hdp resta però fondamentale arrivare a un cambio ai vertici dello Stato, anche per una questione di mera sopravvivenza. Grazie al controllo sulla magistratura, il governo ha destituito centinaia di sindaci dell’Hdp democraticamente eletti con l’accusa – costruita come sempre a tavolino – di contatti con organizzazioni terroristiche (ossia il Pkk), continua a detenere in carcere il suo leader Selahattin Demirtaş nonostante le sentenze della Corte dei diritti dell’uomo e minaccia da tempo di chiudere per vie legali il partito.

Quest’ultima sentenza è attesa al momento entro l’11 aprile e mette a rischio la partecipazione dell’Hdp alle urne, già compromessa da una momentanea chiusura dei conti bancari. Per evitare di essere escluso dalle elezioni, il partito curdo sembra intenzionato a presentarsi sotto il simbolo della Sinistra Verde, come indicato proprio da Demirtaş. Il leader dell’Hdp su Twitter ha invitato i suoi sostenitori a stampare e a memorizzare il simbolo della Green Left, anticipando così le prossime mosse del partito.

Le aspettative per le prossime elezioni, dunque, continuano a crescere. Nel centesimo anniversario della nascita della Repubblica turca potrebbe essere eletto un nuovo Kemal che non sia più solo padre dei turchi (come lo è stato Ataturk), bensì di tutti. Curdi compresi.

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