Obiettivi comuniLa frammentazione delle attuali politiche contro l’inquinamento da plastica

È urgente stabilire dei quadri di monitoraggio standardizzati non solo per tracciare meglio le tendenze globali, ma anche (e soprattutto) per creare accordi internazionali vincolanti e applicabili

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«Comprendere la presenza e le tendenze dell’abbondanza di plastica nel mondo è fondamentale per valutare i rischi attuali e quelli potenziali futuri per gli esseri umani e gli ecosistemi», scrivono alcuni ricercatori su PLOS ONE, la rivista scientifica di tipo open access pubblicata da Public Library of Science.

«Definire il destino dell’inquinamento da plastica nello strato superficiale dell’oceano – continuano – è complicato da complessi meccanismi di degrado, di incrostazioni e di trasporto. La frammentazione della plastica di grandi dimensioni porta a micro e nano plastiche che lasciano lo strato superficiale dell’oceano verso le zone costiere e i fondali marini, dove possono causare danni agli organismi attraverso l’ingestione».

Pur essendo un calcolo impegnativo per via delle lacune nei dati spaziali e temporali e della variabilità nella selezione delle stazioni di ricerca, nella raccolta dei campioni e nell’analisi,  una quantificazione della massa globale di plastica nello strato superficiale dell’oceano era stata precedentemente fatta. La stima era tra le 93mila e le 578mila tonnellate. Quest’ultimo studio, che pur si basa anche sui dati raccolti in precedenza, mostra l’aumento significativo avvenuto nel mondo dall’inizio del secolo. Una tendenza che negli ultimi quindici anni ha raggiunto livelli senza precedenti.

«La globalizzazione delle materie plastiche grezze ha subito un’accelerazione all’inizio del secolo – spiegano gli studiosi – portando a un rapido aumento delle importazioni, delle esportazioni e della produzione interna di prodotti e imballaggi in plastica e ad un aumento della quantità di rifiuti di plastica generati». 

Allo stesso tempo, il riciclo della plastica – anche nei Paesi con infrastrutture di gestione dei rifiuti altamente sviluppate – è stato storicamente basso. La fine del secolo ha anche segnato un aumento delle emissioni di rifiuti di plastica dalle grandi flotte pescherecce e dalla pesca artigianale. Con il risultato che sono oltre centosettanta trilioni di particelle di plastica che oggi galleggiano negli oceani del mondo. 

L’accelerazione dell’abbondanza di plastica nello strato superficiale dell’oceano richiede un urgente intervento politico internazionale per ridurre al minimo i danni ecologici, sociali ed economici. Senza cambiamenti politici sostanziali e diffusi, la velocità con cui la plastica entra negli ambienti acquatici – nel 2040 – aumenterà di circa 2,6 volte rispetto ai livelli del 2016.

Le attuali politiche internazionali sulla plastica sono frammentate, favoriscono soluzioni orientate al business, mancano di specificità e non includono obiettivi misurabili, ad eccezione degli emendamenti sui rifiuti di plastica del 2019 alla Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di Rifiuti pericolosi e loro smaltimento. Sebbene legalmente vincolante, questa Convenzione regola il commercio della plastica solo alla fine del suo ciclo di vita, una volta che diventa rifiuto. Gli interventi politici internazionali dopo il 2005 mancano generalmente di solidi quadri di monitoraggio e di meccanismi di applicazione.

Poiché sono anche non vincolanti e volontari, non stanno arginando la marea. Attualmente, siamo a un punto di svolta nella storia. È urgente stabilire adesso dei quadri di monitoraggio standardizzati per tracciare le tendenze globali e creare accordi internazionali vincolanti e applicabili, nell’ottica di prevenire le emissioni dovute all’inquinamento da plastica. Sono queste le migliori soluzioni globali a lungo termine.

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