Il cerino accesoRenzi e Calenda hanno rotto le scatole, ma non ancora il Terzo Polo

La tensione tra Italia Viva e Azione non è mai stata così alta, ma a parole entrambi vogliono far nascere il partito unitario. La riunione notturna dei renziani e la posizione dei calendiani

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Non si capiscono più, se mai si sono capiti fino in fondo. Tra Carlo Calenda e Matteo Renzi scende il gelo mentre si passano il cerino: chi romperà dei due? Ieri sera, dopo un’intera giornata di bombardamenti da tutte le parti, Renzi non ha chiuso: «Non c’è nessun motivo politico per rompere il progetto del Terzo Polo». Mentre nello stesso momento a Linkiesta veniva spiegato da parte di Azione che «la situazione è compromessa». I due non si parlano. Dunque a questo punto se il Terzo Polo si farà partito sarà un miracolo: ma i miracoli in politica certe volte accadono, la questione non è chiusa.

Attenti a quei due, certo, ma il problema non è solo quello dei caratterini di Calenda e Renzi che pure è in sé un ostacolo bello grosso. Perché se non ci si fida l’uno dell’altro, come nei matrimoni, la cosa non può funzionare. Calenda spiega di aver percepito che «Matteo» sul progetto non investe, tanto è vero che non scioglie Italia Viva, ma a sera quest’ultimo è tornato ad assicurare che Italia Viva si scioglierà quando ci sarà il nuovo partito, non prima; e così anche su un altro punto dolente, i soldi, ha ricordato che il suo partito ha dato un milione e mezzo per la campagna elettorale con il nome di Calenda. Il quale a questo punto dovrebbe fidarsi del fatto che Renzi non ne ostacolerà la leadership (anche se un congresso è un congresso e, esclusa una candidatura di Renzi, tutto è possibile). E deve fidarsi del fatto che i soldi di Italia Viva affluiranno nelle casse del nuovo partito, e che il Riformista non sarà un’arma contro di lui.

Pare anzi che Calenda pensasse di fare del Riformista il giornale del Terzo Polo, ma che Renzi gli abbia detto che non è questa la sua idea. A sentire entrambi ognuno ha un pezzo di ragione. Dicono le stesse cose ma c’è sempre il sospetto reciproco che l’altro non stia dicendo tutta la verità. Renzi sembra accettare tutto ciò che Calenda chiede ma ovviamente – come dice un suo fedelissimo – «non è che possiamo rinchiudere Matteo in una grotta». D’altra parte se lo scegli come alleato devi sapere, come sa tutta l’Italia, che Matteo Renzi ha un quantum di inaffidabilità, che poi è la sua croce e la sua delizia.

E tuttavia che ragione avrebbe, Renzi, a ripetere che il progetto del partito unico è il «suo» progetto? Tolti gli aspetti umani della questione, restano i problemi strettamente politici. «L’accanimento terapeutico non si pratica in medicina, figuriamoci in politica», dice un importante esponente di Italia Viva che pare non avere più voglia di discutere con Carlo.

La tensione in effetti non è mai stata così alta e non si sente che parlare di «noi» e «loro». Nella riunione di Italia Viva di ieri sera Teresa Bellanova – che pure ha in testa un’idea diversa del posizionamento del partito, che lei vedrebbe nel campo del centrosinistra – è stata molto dura con Calenda, così come tanti altri, ad esempio Sandro Gozi, convintissimo che il voto europeo del 2024 sarà una grande occasione per una forza “macroniana”. Pesanti anche Roberto Giachetti, Lisa Noja, Ivan Scalfarotto. Uno sfogatoio contro il capo di Azione.

Non è che tutte le settimane ci può essere una polemica tra Azione e Italia Viva, lo capirebbe anche un bambino, ma il barocchismo dell’unificazione non aiuta a semplificare il processo, e soprattutto la nuova fase dominata dalla destra non ha visto i terzopolisti attualizzare il loro discorso.

A qualcuno Calenda ha confermato la sua scarsa fiducia nel fatto che Renzi voglia andare davvero avanti, e il non detto è sulla bocca di molti: al leader di Italia Viva viene attribuita una particolare attenzione rivolta al mondo del centrodestra, cioè a una potenziale convergenza con i moderati di Lupi o con gente come Crosetto. Mentre da parte di Calenda potrebbe esserci una spinta contraria. Ma è davvero così o sono semplificazioni giornalistiche? Siamo dunque davanti a una impasse molto seria. «Da parte mia nessuna polemica», dice a sera Renzi. Oggi si ricomincia. E il cerino scotta.

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