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Un giorno in menoSettimana corta? Per il 66% dei lavoratori solo se è a parità di stipendio

La ricerca Global Workforce of The Future di The Adecco Group rivela che oltre il 70% dei lavoratori è interessato a lavorare quattro giorni su sette. Ma restano i dubbi sulla tenuta dei salari, i carichi di lavoro, il pericolo di un aumento dello stress e i rischi sugli avanzamenti di carriera

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La settimana lavorativa di quattro giorni è in fase di sperimentazione in diversi Paesi europei. E dopo la Great Resignation e il quiet quitting, è diventato il nuovo tormentone del dibattito sul lavoro a livello globale. Ma cosa ne pensano i lavoratori? E quali sono i dubbi?

La ricerca Global Workforce of The Future di The Adecco Group, rafforzata da un’ulteriore indagine che l’azienda ha svolto sui suoi canali social, che ha coinvolto più di duemila persone, ha messo in evidenza un fatto di particolare rilevanza: ben il 66% di chi dichiara interesse verso la settimana lavorativa breve evidenzia che sarebbe disponibile solo a parità di salario e solo il 10% accetterebbe con una decurtazione dello stipendio. Il 18%, invece, sarebbe disponibile a lavorare un’ora in più gli altri giorni per avere la settimana breve. Tutto questo, in un quadro in cui il 61% dei dipendenti ritiene che il proprio salario non sia sufficiente per affrontare l’aumento dei prezzi dettato dall’inflazione.

Ma quanti sono realmente i lavoratori che dichiarano di essere interessati alla settimana lavorativa breve? Secondo la ricerca Global Workforce of the Future di The Adecco Group, sono tanti: oltre 70% dei lavoratori afferma di essere interessato a questo strumento perché migliorerebbe il benessere mentale senza avere ripercussioni negative sulla produttività.

Per chi, invece, esprime dubbi in merito alla settimana lavorativa di quattro giorni, le aree problematiche sono riassumibili in quattro aspetti cardine: il 33% sospetta che comporterebbe una diminuzione dello stipendio, il 27% teme che causerebbe un serio aumento del carico di lavoro, arrivando comunque a dover lavorare fino a tarda sera o nel giorno libero, il 23% pensa che porterebbe a un maggior carico di stress negli altri giorni lavorativi e il 17% crede che potrebbe essere lesiva per l’avanzamento di carriera, rendendo più lento l’ascensore sociale.

«Il mondo del lavoro è in rapida evoluzione e stiamo vivendo oggi un vero e proprio cambiamento del paradigma culturale. Se l’idea della settimana lavorativa di quattro giorni, per quanto affascinante, può dimostrarsi un progetto di difficile applicazione, risulta comunque evidente la sua assoluta rilevanza nel dibattito contemporaneo», dice Andrea Malacrida, Country Manager di The Adecco Group Italia. «Questo perché sta evolvendo il modo in cui si percepisce il lavoro e, sempre di più, i dipendenti sono attenti al bilanciamento con la vita privata. In un mercato del lavoro molto dinamico come quello che vediamo oggi, diventa perciò centrale per le aziende sviluppare politiche che mettano al centro la flessibilità, anche con lo scopo di attrarre e trattenere i talenti».

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