Condanna a morte? Le elezioni locali in Andalusia potrebbero decidere il futuro di un parco naturale protetto

La riserva di Doñana è teatro di scontri tra l’amministrazione regionale di centrodestra e il governo centrale di sinistra, sostenuto da Bruxelles. L’eventuale successo del Partito popolare a livello locale confermerebbe l’estensione della zona di irrigazione legale: il possibile colpo di grazia alle zone umide di quest’oasi già annaspante

Il Doñana natural park in preda alla siccità (AP Photo/Bernat Armangue)

Domenica 28 maggio gli spagnoli sono chiamati alle urne per le elezioni comunali e regionali. Si vota per eleggere più di ottomila consiglieri locali e dodici governi delle comunità autonome, che in Spagna sono in tutto diciassette ed equivalgono grossomodo alle nostre Regioni. Sono però soprattutto le elezioni nelle città in Andalusia, la comunità autonoma più a sud della Spagna, a tenere alta l’attenzione degli attivisti per l’ambiente, degli scienziati della conservazione e anche dell’Unione europea. Qui, infatti, i risultati delle comunali potrebbero decretare il futuro di un’importante area naturale protetta.

Si tratta del parco nazionale di Doñana, una riserva ricca di zone umide e di biodiversità, protetta dall’Unesco, a una cinquantina di chilometri da Siviglia, capoluogo andaluso. La laguna di questo grande parco nazionale si sta drammaticamente prosciugando. È colpa delle conseguenze della crisi climatica (scarse precipitazioni, ondate di calore e, conseguentemente, siccità), ma anche dell’agricoltura intensiva: da tempo alcuni coltivatori stanno infatti sottraendo acqua alla riserva naturale per irrigare le coltivazioni. 

Mentre da una parte c’è chi è schierato a favore della tutela dell’area naturale protetta, dall’altra c’è chi preme per salvaguardare prima di tutto le attività agricole dalla siccità. Il conflitto tra le due fazioni non è una novità, ma le elezioni di domenica 28 maggio lo hanno esacerbato. Il governo regionale di centrodestra dell’Andalusia ha di fatto preso le parti degli agricoltori, contrapponendosi alla posizione del governo centrale spagnolo, guidato dalla sinistra, e dell’Unione europea.

AP Photo/Bernat Armangue

Cosa sta succedendo nel parco nazionale di Doñana
Il parco nazionale di Doñana è un bene protetto dall’Unesco dal 1980 come riserva della biosfera e dal 1994 come patrimonio dell’umanità. Si estende per cinquecentoquaranta chilometri quadrati: di questi, centotrentacinque sono considerati “area protetta”. Trovandosi sulla sponda destra del fiume Guadalquivir, in corrispondenza della foce nell’oceano Atlantico, il parco nazionale ospita una straordinaria e preziosa biodiversità vegetale e animale. Sono oltre cinquecentomila, ad esempio, gli uccelli che ogni anno svernano in quest’area. Altrettanto significativa è la varietà di ecosistemi: ci sono boschi di pini, dune di sabbia, lagune e paludi.

Il problema, come accennato, è che le zone umide di Doñana si stanno ritirando in modo allarmante, minacciando di conseguenza la fauna locale e migratoria. Come dichiarato da un membro del Wwf locale a Politico, la situazione è «assolutamente drammatica». Una causa è chiaramente la crisi climatica, che comporta l’aumento delle temperature globali e la riduzione delle precipitazioni. 

Tutta la Spagna sta facendo i conti con le gravi conseguenze della siccità e l’Andalusia è una delle regioni più colpite. Un ruolo importante è però svolto anche dall’agricoltura intensiva, che consuma un’enorme quantità di riserva idrica e che è estremamente diffusa nel Paese. La Spagna è il principale produttore europeo di frutta esotica, ad esempio, la cui coltivazione necessita di moltissima acqua.

Nei dintorni di Doñana negli ultimi trent’anni hanno proliferato in particolare le coltivazioni di frutti di bosco, nello specifico fragole, mirtilli, more e lamponi. Basti considerare che solo con le coltivazioni della provincia di Huelva, cittadina andalusa poco distante dal confine del parco naturale, si soddisfa il novantotto per cento della domanda spagnola di frutti di bosco e il trenta per cento di quella europea. Dal momento che la pioggia scarseggia, e che per coltivare un solo chilo di fragole servono circa trecento litri di acqua, gli agricoltori dei dintorni di Doñana hanno spesso scavato pozzi per attingere dalla falda che si trova sotto al parco nazionale. 

AP Photo/Bernat Armangue

Il problema degli “agricoltori illegali”
Questa situazione già nei primi anni Duemila suscitò l’allarme di diverse associazioni che ritenevano che la conservazione delle zone umide di Doñana fosse a rischio. Il governo regionale dell’Andalusia, all’epoca di sinistra e guidato dal Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) decise di regolamentare l’irrigazione nella zona, di fatto legalizzandola soltanto in circa novemila ettari di territorio. 

La legge nota come “Plan de la Fresa”, il Piano della fragola, è del 2014 e ha praticamente escluso dall’area di irrigazione autorizzata diverse aziende agricole che nel frattempo avevano già iniziato a sfruttare la falda acquifera senza permesso. Questi “agricoltori illegali” non hanno avuto la possibilità di regolarizzare la propria attività irrigua, ma non hanno smesso di operare.

Negli ultimi anni sono state condotte diverse operazioni di chiusura di pozzi illegali. Solo pochi giorni fa nell’area di Axarquia, sempre in Andalusia, un’indagine durata quattro anni ha permesso di scoprire più di duecentocinquanta pozzi e trivellazioni illegali e ha portato all’arresto di ventisei persone. Secondo un report del Wwf, comunque, nonostante le varie operazioni di questo genere dal 2014 al 2020 «la zona irrigata nell’area di Doñana a Huelva non ha smesso di crescere» e il venti per cento del territorio intorno al parco nazionale sarebbe irrigato illegalmente. 

Le promesse della politica locale: più acqua per più persone
Come risolvere la situazione? L’attuale governo regionale dell’Andalusia guidato dal Partito popolare (Pp), il principale partito di centrodestra spagnolo, ha recentemente promesso di estendere di circa settecentocinquanta ettari l’area di irrigazione legale intorno a Doñana. L’annuncio ha suscitato, come è facile intuire, reazioni contrastanti. 

Da una parte ci sono gli agricoltori che ora operano nell’illegalità, che sono più che a favore della decisione. Dall’altra, associazioni ambientaliste e attivisti avvertono che il nuovo piano di irrigazione rischia di essere il colpo di grazia per il parco nazionale di Doñana. Anche diversi “agricoltori legali” sono contrari alla decisione, anche perché temono che non ci sarebbe abbastanza acqua per tutti.

Complici le imminenti elezioni comunali, il tema è diventato centrale nel dibattito politico pre-elettorale. I membri del Partito popolare (al governo in Andalusia fino al 2024, ma all’opposizione nel governo nazionale) sostengono che il nuovo piano di irrigazione da loro proposto salvaguarderebbe il parco naturale, in realtà, perché consentirebbe agli agricoltori illegali di avere accesso ad altre fonti idriche autorizzate. L’iniziativa è sostenuta anche dal partito di estrema destra Vox, mentre il Partito socialista operaio spagnolo, che ha vinto le elezioni nazionali nel 2019, è contrario.

Il ruolo dell’Europa
Sul tema è intervenuta anche l’Europa. Già nel 2021 la Corte di giustizia dell’Unione europea – in seguito a una denuncia presentata dal Wwf spagnolo alla Commissione europea – aveva decretato che l’eccessivo prelievo delle acque sotterranee nell’area di Doñana per supportare l’agricoltura intensiva viola la legge europea. Quando, nonostante questa sentenza, il governo regionale andaluso ha proposto di estendere l’area di irrigazione legale, alcune associazioni ambientaliste (supportate anche da associazioni di consumatori, sindacati, ricercatori e agricoltori legali) hanno nuovamente espresso le proprie preoccupazioni a Bruxelles.

A marzo la Commissione ha minacciato la Spagna di intervenire con delle sanzioni finanziarie e in seguito si sono svolti alcuni incontri tra vari politici spagnoli e il commissario per l’Ambiente Virginijus Sinkevičius. Il coinvolgimento dell’Unione europea nella questione di Doñana ha però suscitato la contrarietà del Partito popolare europeo, gruppo di cui fa parte anche il Partito popolare spagnolo: secondo il presidente Manfred Weber si tratta di un’ingerenza inaccettabile e faziosa nella politica nazionale della Spagna.

Mentre una parte di politici europei sembra quindi schierarsi con il governo andaluso, e dunque con gli agricoltori illegali, il commissario europeo per il clima e del Green deal europeo Frans Timmermans il 22 maggio si è rivolto ai colleghi del Parlamento europeo ricordando che per proteggere gli agricoltori è fondamentale tutelare la natura, perché sono la perdita di biodiversità e la crisi climatica a rappresentare le maggiori minacce alla sicurezza alimentare. 

Il voto comunale di questo fine settimana sarà un indicatore dell’aria che tira in Andalusia, e l’eventuale successo del Partito popolare e della destra a livello locale verrebbe letto come una conferma delle politiche regionali. Il nuovo piano di irrigazione nell’area di Doñana dovrebbe essere votato dal parlamento andaluso dopo le elezioni comunali di domenica 28. Anche se, come sostengono alcuni attivisti e ricercatori, quelle fatte dalla politica potrebbero essere promesse impossibili: la realtà della crisi climatica e della siccità non può essere ignorata ed è arduo garantire acqua che non c’è più.

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