Gold RushLe proteste in tenda dei fuorisede offrono a Schlein e Conte un’occasione da non perdere

I leader dell’opposizione hanno cercato consensi tra gli studenti che lamentano il caro affitti, un ottimo pretesto per provare a riannodare qualche filo con questo segmento elettorale sempre inafferrabile

Associated Press/LaPresse

Nulla di paragonabile all’incontro tra i leader del Sessantotto e l’allora segretario del Pci Luigi Longo, però ieri c’è stata la gara tra i leader dell’opposizione a planare sull’Università di Roma ed è arrivato prima Giuseppe Conte battendo sul tempo Elly Schlein: cosa non si fa per raggranellare consensi, tanto più preziosi in quanto sono possibili voti dei gggiovani, degli studenti, un segmento inafferrabile per la politica di ogni risma e colore.

Ed ecco dunque che ieri è andata in scena questa piccola gold rush, una corsa all’oro tra i due pretendenti alla guida della sinistra, o come la si vuole chiamare.

La “ciccia” c’è, intendiamoci, un nuovo movimento studentesco nato su una questione concretissima, il caro affitti, con una iniziativa che si va allargando a tutto il Paese condotta con modalità super-pacifiche e con segno di maturità ben diverso dalle buffonate di quelli che imbrattano i monumenti.

E allora ieri pomeriggio sono spuntati tra le tende piantate all’Università di Roma, nella mitica piazza della Minerva teatro di storiche scorribande studentesche e dell’assalto a Luciano Lama, prima l’avvocato e un paio d’ore più tardi la segretaria del Partito democratico – il primo pronto ad assicurare che «i soldi ci sono», la seconda a proprio agio tra i giovani protestatari (e va dato atto a Schlein di aver posto la questione della casa già da settimane, esattamente il 21 aprile, prima riunione della segreteria in quel di Riano).

Gli studenti, che protestano per chiedere affitti più bassi come elemento chiave del diritto allo studio, hanno ormai dato vita a un movimento che è persino riuscito a dividere il governo tra chi ha minimizzato il problema in termini piuttosto sciocchi (il ministro dell’Istruzione e del “merito” Giuseppe Valditara) e chi ha recepito il segnale promettendo nuovi interventi (la ministra del’Università Annamaria Bernini). Dopodiché, ieri l’esecutivo ha messo mano al portafogli del Pnrr stanziando subito seicentosessantuno milioni di euro.

È inutile che la destra si lamenti di una specie di protesta a orologeria, è normale che spetti a Giorgia Meloni dare risposte, anche se è evidente che il problema nasce molto prima di lei. Ma la politica funziona così. E parallelamente era ovvio che i leader dell’opposizione si slanciassero per incontrare “il Movimento”.

Come al solito, la discussione pubblica già tende a eccedere, e dunque gli studenti sono identificati di volta in volta come dei fannulloni figli di papà che invece di studiare stanno lì a fare la parte dei nuovi poveri oppure come i nipotini del Sessantotto che invocano prezzi politici per le case.

Più concretamente, il problema degli affitti altissimi esiste, soprattutto nelle metropoli come Roma e Milano, tra inflazione, speculazione e alta domanda la questione è per tanti giovani dirompente.

Il governo ha dato una prima, parziale risposta, il minimo che si può fare. Le opposizioni ci saltano sopra: Carlo Calenda ha fatto due conti per arrivare alla proposta di un contributo di quattrocento euro medio mese agli studenti fuori sede con Isee sotto i ventiquattromila euro, una proposta che avrebbe un costo inferiore a 1,2 miliardi.

C’è da aspettarsi che la protesta non si fermerà davanti ai soldi stanziati dal governo, come si diceva una volta, occorrerebbero interventi strutturali: è questa la grancassa che Movimento 5 stelle e Partito democratico si apprestano a far rimbombare negli atenei, una gara a chi riesce a convincere di più, una prova di competition all’ombra dell’opposizione, comunque un’occasione da non perdere per riannodare qualche filo con le nuove generazioni.

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