Non solo api da mielePerché non possiamo fare a meno degli insetti impollinatori

A portare l’attenzione sul tema è la mostra “Flora Adora Exhibition”, visitabile fino a domenica 21 maggio da Al Naviglio (Milano, via Lodovico Il Moro 117)

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Quando si parla dell’importanza degli insetti impollinatori per il Pianeta spesso è l’ape domestica da miele a essere scelta come portavoce della categoria: una specie bandiera particolarmente amata non solo per l’aspetto estetico, ma soprattutto per i prodotti che fornisce all’essere umano. L’Apis mellifera è effettivamente un insetto impollinatore, ma non è l’unico né il più importante. 

Ci sono anche le api selvatiche o solitarie, che ingiustamente tendono a passare in secondo piano: in Europa ne esistono quasi duemila specie e di queste, secondo il rapporto dell’International union for conservation of nature, il 9,1 per cento è a rischio estinzione e il 5,4 per cento lo sta per diventare, mentre nel 55,6 per cento dei casi non possediamo dati a sufficienza per saperlo. Ma non si tratta solo di api: sono insetti impollinatori ugualmente importanti, ma spesso dimenticati, anche sirfidi, farfalle, falene, vespe, alcuni coleotteri.

«Ci sono circa trecentomila specie di insetti che visitano i fiori e che possono essere considerate a tutti gli effetti impollinatori», spiega Daniele Calabrese, ricercatore dell’Università di Siena ed entomologo. Sono loro che «permettono a organismi come le piante, onnipresenti nella vita dell’essere umano e degli animali, di sopravvivere, di perdurare come specie, di evolvere e anche di diversificarsi». 

A portare l’attenzione sull’importanza degli impollinatori, insetti e non solo, è anche la mostra Flora Adora Exhibition visitabile fino a domenica 21 maggio da Al Naviglio (Milano, via Lodovico Il Moro 117). Curata dall’artista Matteo Cibic con il sostegno di Hendrick’s Flora Adora, l’esposizione è una sorta di «giardino onirico» abitato da dieci installazioni che raffigurano impollinatori antropomorfizzati e sgargianti, uniti a un immancabile elemento floreale. 

La mostra Flora Adora Exhibition (Courtesy of Espresso Communication)

Le opere sono realizzate in mais soffiato, simile a un «polistirolo naturale», rivestito con colori a base acqua. «L’idea è stata creare dieci sculture che rappresentano gli animali impollinatori al fine di renderli, invece che dei “piccoli mostri”, degli amici. Vorrei portare coloro che di solito uccidono con lo spray farfalle, api, bruchi e gli insetti che abitano i nostri giardini ad amare maggiormente questi animali: solo grazie a loro la vita sulla Terra continua a esistere», spiega l’artista. 

Perché abbiamo bisogno degli insetti impollinatori?
«L’impollinazione di base è un processo semplice», prosegue Daniele Calabrese. «Si tratta di far arrivare i granuli di polline, che sono prodotti dalle strutture riproduttive maschili delle piante, alle strutture riproduttive femminili delle piante. Così si innesca la fecondazione, la produzione del seme, la fruttificazione: insomma, la creazione di nuovi individui». Il polline può compiere questo viaggio affidandosi a diversi vettori: vento, acqua oppure organismi viventi, appunto, che nella maggior parte dei casi sono insetti. 

Quando un insetto impollinatore visita un fiore in realtà il suo scopo è cercare risorse alimentari per sé stesso: il trasporto del polline – che pure è un passaggio evidentemente essenziale per la sopravvivenza delle piante, e dunque anche della nostra – avviene passivamente e inconsapevolmente. 

«Non sempre l’impollinazione va a buon fine. Tra insetti impollinatori e piante c’è stata una perfetta co-evoluzione durata milioni di anni e in molti casi per impollinare determinate specie di piante servono determinate altre specie di insetti che abbiano imparato come sfruttare quelle risorse». Come spiegato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), non tutte le piante hanno bisogno di animali impollinatori per riprodursi: nel caso del grano, ad esempio, è il vento a fare da vettore. Eppure, gli impollinatori sono necessari per la sopravvivenza di tre quarti delle principali colture alimentari dell’essere umano. 

Dall’agricoltura alla crisi climatica: i fattori di rischio
Da anni gli insetti impollinatori stanno gradualmente perdendo abbondanza, salute e diversità. Sempre secondo i dati riportati da Ispra, in Europa quasi la metà delle specie di insetti è in grave declino e un terzo è in pericolo di estinzione. Il calo della popolazione delle farfalle, ad esempio, è arrivato al trentuno per cento. Ci sono vari fattori che oggi sembrano minacciare la sopravvivenza degli insetti impollinatori, anche se è difficile individuare quale causa ha un peso maggiore delle altre in senso assoluto. 

«In Europa sembra che i fattori più influenti possano essere l’uso del suolo e la configurazione del paesaggio», commenta Calabrese. «Secondo l’Eurostat Data Browser, più del ventiquattro per cento della superficie continentale europea è coltivata. Ciò non esclude a priori la convivenza con gli insetti impollinatori, ma bisogna considerare la gestione del suolo: l’agricoltura monoculturale non va d’accordo con la diversità ecosistemica richiesta dagli insetti impollinatori». 

La straordinaria varietà di questa categoria, insomma, non può prescindere da una vegetazione altrettanto ricca e variegata. Alcune specie vegetali e alcuni impollinatori, come già accennato, hanno infatti un rapporto di specificità: se i secondi si riducono o scompaiono, anche la sopravvivenza delle prime è a rischio. «Viceversa, l’assenza di determinati tipi di piante può comportare la scomparsa di determinate specie di impollinatori, che non trovano più la propria pianta nutrice di preferenza».

La mostra Flora Adora Exhibition (Courtesy of Espresso Communication)

Altre minacce sono rappresentate «dall’uso indiscriminato di erbicidi e pesticidi, dalla crisi climatica, dall’introduzione di specie aliene che diventano migliori competitori nello sfruttare alcune risorse naturali. Ci sono, insomma, parecchi fattori di rischio», conclude Calabrese. Parlando delle conseguenze della crisi climatica, uno dei problemi è che le temperature elevate e la scarsità di pioggia sfasano i periodi di fioritura e riducono le risorse naturali a disposizione degli impollinatori. 

A febbraio 2022 il caldo anomalo aveva fatto sì che le colonie di api da miele consumassero le proprie scorte, cioè il polline accumulato dalle fioriture di fine inverno, prima del tempo. Un ostacolo aggirabile nel caso delle api domestiche da miele, in realtà, perché gli apicoltori provvedono a rimpiazzare le scorte carenti. A risentire in modo più grave della situazione sono invece le api selvatiche, delle quali l’anno scorso la Rete BeeNet (progetto di ricerca scientifico condotto dal Crea) aveva infatti notato una diminuzione in alcune regioni italiane. Un problema serio: come suggeriscono diversi studi, sono soprattutto gli impollinatori selvatici a svolgere un ruolo vitale nell’impollinazione delle coltivazioni, mentre le api domestiche si limiterebbero a integrare il processo.

Tra le buone pratiche individuate dagli esperti per frenare il declino degli insetti impollinatori figurano la conservazione e il ripristino degli habitat naturali e il recupero di pratiche agricole tradizionali più sostenibili, caratterizzate anche da una riduzione dell’uso di prodotti agro-chimici. Anche mantenere ai margini dei campi coltivati siepi, prati, pozze d’acqua e flora spontanea può aiutare ad aumentare l’abbondanza e l’eterogeneità degli insetti impollinatori.

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