Sindrome di StrasburgoLa surreale frenesia della politica italiana per le Europee del 2024

L’attualità e i problemi di oggi sembrano dimenticati, i partiti ragionano come se fossero in piena campagna elettorale, e non ha senso

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I partiti sembrano presi dalla sindrome delle elezioni europee. Una frenesia che fa perdere di vista o forse vuole offuscare le cose più importanti da fare oggi, a cominciare dalle scelte sul Pnrr, su come spendere i soldi che in parte ci offre l’Europa. Un ritardo e un rinvio continuo da parte del governo nella selezione dei progetti che dovrebbero disegnare il futuro del nostro Paese.

Non c’è ancora una data certa del voto (dovrebbe essere tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2024). Comunque sarà tra un anno. Non si è mai avuto un inizio della campagna elettorale così veloce: i leader sono già proiettati verso quell’appuntamento, che viene vissuto come uno spartiacque decisivo. In effetti l’elezione del nuovo Europarlamento sarà determinante per gli equilibri di potere a Bruxelles, con effetti diretti sui futuri margini di bilancio e sulle politiche migratorie. La sensazione è che in Italia le scelte vengano fatte in vista di quell’appuntamento elettorale e non perché servano davvero. Scelte condizionate da un sistema proporzionale che incentiva le singole forze politiche a giocare in proprio.

È una sindrome che agita il Partito democratico e i Cinquestelle per l’egemonia dell’opposizione. Si giocano l’osso del collo Elly Schelin e Giuseppe Conte. Le europee mettono alla prova la flebile e residua sopravvivenza del Terzo Polo, ma da questo campo politico dovrebbe invece venire un contributo importante di eletti per evitare il ribaltone delle alleanze continentali: il progetto della destra è di fare fuori la storica intesa tra Popolari e Socialisti e insediare a Bruxelles l’alleanza tra il Ppe e i Conservatori di Giorgia Meloni.

La premier dal 6,44 per cento del 2019 vuole sfondare il muro del trenta per cento e prendersi il primato italiano che quell’anno aveva conquistato Matteo Salvini con il trentaquattro per cento. Non potendo mantenere le roboanti promesse elettorali per mancanza di risorse, dovendo mettere nel cassetto il sovranismo buono solo per la propaganda, con i pochi miliardi a disposizione il governo taglia il cuneo fiscale fino a dicembre. Dopo, Meloni dovrà trovare altri soldi (ci voglio circa dieci miliardi) per confermare nel 2024 il taglio, proprio a ridosso del voto.

La premier rivendica questa decisione come il «più importante taglio delle tasse sul lavoro degli ultimi decenni». Un’affermazione oggettivamente esagerata visto che sia Matteo Renzi sia Mario Draghi avevano introdotto misure simili con risorse tra l’altro più corpose. È in piena trance agonistica, sceglie di parlare direttamente al popolo con gli “Appunti di Giorgia”: il primo maggio annuncia il taglio del cuneo fiscale, prendendo in contropiede sindacati e opposizione, con un video girato in presa diretta mentre attraversa i sontuosi saloni di Palazzo Chigi, apre la porta della sala del Consiglio dei ministri, si siede, suona la campanella e si gira con sapienza cinematografica verso l’obiettivo di Tommaso Longobardi, capo della comunicazione social di Meloni. La modalità youtuber è efficace, altro che la classica conferenza stampa e le domande dei giornalisti che la innervosiscono. È la modalità di parlare con gli elettori per non focalizzare l’attenzione sulle decisioni che scontentano come la cancellazione del reddito di cittadinanza e la proroga dei contratti a termine oltre i dodici mesi.

È la propaganda, bellezza, che serve a riempire le urne delle imminenti comunali e soprattutto delle europee. La frenesia ha preso pure Silvio Berlusconi, che dall’ospedale San Raffaele ha bombardato di domande Antonio Tajani sulla scadenza europea, sentendosi rispondere dal ministro degli Esteri: «Presidente, ma si vota tra un anno». Ma il Cavaliere malato ha voluto sapere ogni particolare della convention di oggi e domani “La forza dell’Italia” negli East End Studios di Milano.

In particolare voleva assicurarsi della presenza del capo dei Popolari europei Manfred Weber e della presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, la candidata alla presidenza della Commissione europea di quella parte del Ppe che punta all’alleanza con i Conservatori. Forse farà una telefonata o si farà vedere in un videomessaggio. L’ostensione del corpo di Berlusconi per le truppe smarrite, per rianimare un partito che alle europee rischia di essere sempre più marginale.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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