Robert Capa è l’uomo del ventesimo secolo. Racchiude in sé tutti i dogmi, gli imperativi e gli echi del Novecento, dai suoi furori ideologici alla predisposizione verso l’avventura e la sperimentazione artistica. Ungherese, ebreo, arrestato all’età di soli diciassette anni a causa di simpatie intellettuali e politiche nei confronti del comunismo, esule a Berlino. Già solo questi primi dati valgono una biografia, e invece è solo l’inizio. La sua carriera fotografica comincia per caso, segue i ritmi dei nessi casuali dell’epoca e si svolge all’interno di un principio anarchico e soggettivo: niente studi, niente raccomandazioni, niente mentori, niente padroni sopra di lui. Porta a termine il primo servizio perché si introduce illegalmente alla conferenza che Lev Trotzky tiene a Copenaghen nel 1932, eludendo il divieto di scattare fotografie.

© Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos
Si trasferisce a Vienna e poi a Parigi per fuggire alla minaccia incombente del nazismo, incontra Henri Cartier Bresson, nel 1936 documenta le manifestazioni intorno all’ascesa del Fronte Popolare, parte per la guerra civile spagnola con l’intento di immortalarla, di svolgerne il racconto epicizzato attraverso le immagini, forse tra i primi della storia del mondo. La sua amante e devota collega Gerda Taro, al suo fianco dappertutto, muore schiacciata inavvertitamente da un carro armato della line alleata.
Di nuovo, il materiale è sufficiente per imbastire una trama da romanzo e Robert Capa ha poco più di vent’anni. Si trasferisce a New York, segue l’esercito americano durante lo scoppio della seconda guerra mondiale, vive un anno in Sud Africa. Quando nel 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia, si lancia come paracadutista insieme ai soldati. È suo lo scatto probabilmente più celebre risalente a quei frangenti di muta, lunga, «noiosa» come la definirà più avanti lo stesso Capa, battaglia di liberazione: un pastore del luogo che indica la strada a un milite straniero accovacciato.

© Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos
Dopo la fine del conflitto la sua instancabile, temeraria produzione lo porterà in Israele, allo scopo di imbastire una cronistoria della nascita dello stato ebraico, e infine in Indocina, dietro il colonello Lachapelle, quando, arrampicatosi su un’altura per fotografare gli scontri tra le truppe francesi e le popolazioni dei territori occupati, posò inavvertitamente il piede su una mina.
Ebbene, i tentativi di ricostruirne la storia o quantomeno di rendergli omaggio sono diffusi: documentari, lungometraggi, raccolta di testi, mostre.

Berlin, Germany, 1945
© Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos
Ancora si sta discutendo a proposito delle coordinate della nota fotografia del 1936 che ritrae un soldato repubblicano nell’esatto momento in cui viene colpito a morte dai proiettili franchisti. Si intitola “Il miliziano colpito a morte”.
Il fatto che ad Aosta siano disponibili trecento opere risalenti non solo ai reportage di guerra, ma anche ai cosiddetti “tempi deboli” rappresenta un’occasione più unica che rara. I tempi deboli sono quelli dedicati all’inazione, allo sguardo che dunque ha tempo di depositarsi altrove, sui paesaggi e soprattutto sugli esseri umani, sulle vittime e sugli incolpevoli che la guerra produce.
Le sezioni tematiche corrono lungo l’intero corso esistenziale di Capa e i titoli sono come un’istanza agli archivi del suo cuore: La speranza di una società più giusta, L’impegno civile, A fianco dei soldati americani, Verso una pace ritrovata, Viaggi a est, Israele terra promessa, Ritorno in Asia: una guerra che non è la sua…

© Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos
E infine, a coronare il percorso espositivo, le pubblicazioni sulla stampa francese, i rapporti con l’agenzia fondata insieme Cartier Bresson, la Magnum Photos, stralci di alcuni suoi flussi di coscienza estrapolati dal diario a proposito del mestiere di fotografo e delle sue tecniche… ma anche la registrazione sonora di un’intervista rilasciata a Radio Canada e vedute del film diretto da Patrick Jeudi.