Disgelo obbligato Meloni-Macron, un patto di comodo tra alleati costretti a intendersi

Dopo mesi di tensioni e crisi diplomatiche, nel bilaterale all’Eliseo è andata in scena una sorta di ripartenza dei rapporti Francia-Italia. I due si sono soffermati sui punti di convergenza, dal sostegno all’Ucraina alla riforma del Patto di stabilità. Ma le distanze restano. Su Expo 2030, ad esempio, Parigi sostiene Riad e non Roma

(La Presse)

«Talvolta ci possono essere delle controversie, ma sempre in un contesto rispettoso. Questo il senso del Trattato del Quirinale e dell’ambizione forte che abbiamo di lavorare insieme», dice il presidente francese Emmanuel Macron. Da ora in poi «faremo di più e meglio», risponde la premier Giorgia Meloni.

Quella che è andata in scena all’Eliseo, dove Macron ha accolto ieri per la prima volta Meloni, dopo mesi di tensioni e crisi diplomatiche, è stata una sorta di ripartenza. Le divergenze, ammette con pragmatismo il presidente francese, ci sono state e ci saranno ma i legami tra Italia e Francia sono tanti e tali, «una storia più profonda di noi». E gli «interessi delle nazioni», dice anche Meloni, vengono prima di tutto.
Quindi ora è il momento di «collaborare» sui dossier, dalla riforma del patto di stabilità alla Tunisia, su cui è più facile trovare «convergenza». Di convergenze su sfide comuni ce ne sono, anche se sull’Expo 2030 le strade di Roma e Parigi divergono con i francesi che puntano sulla candidatura di Riad. Le distanze dunque, restano, e la diffidenza, reciproca, pure.

Sui migranti non si entra nel dettaglio ma le parole che i due usano sono simili, concentrate su quella «difesa dei confini esterni» che è la richiesta portata avanti dall’Italia. E Macron spende parole di chiaro apprezzamento sulla posizione dell’Italia nei confronti dell’aggressione russa a Kiev. L’intesa si trova anche sul Patto di Stabilità, per fare asse contro il rigore di Berlino. Il colloquio però rimane sempre sui grandi temi, non si parla degli interessi di Vivendi in Italia e nemmeno di Tav.

Sono stati mesi duri per i rapporti storici tra Francia e Italia. Gli strappi e le accuse tra due governi che sono agli antipodi politicamente, guardano anche alla grande sfida delle Europee 2024.

Tra dieci giorni Meloni e Macron si ritroveranno a Bruxelles. In agenda c’è l’eterna questione dei flussi migratori. «Non c’è una buona politica senza difesa delle frontiere comuni», dice Macron. La premier annuisce. Anche se il resto delle dichiarazioni di Macron va da tutt’altra parte. Il leader francese insiste sulla necessità di «organizzare più efficacemente l’asilo e l’immigrazione in Europa restando fedeli ai nostri valori». Bisogna lavorare con i Paesi di origine e di transito, impegnarsi al massimo in Nord Africa, in Tunisia, in Libia, ma trovando «un equilibrio tra responsabilità, efficacia e solidarietà». Il patto sull’immigrazione e l’asilo concordato dai ministri dell’Interno con voto favorevole dell’Italia, e quello contrario di Polonia e Ungheria, solitamente alleati della destra italiana, è un primo compromesso. Macron però cita anche il piano che la presidenza francese, durante il semestre di turno dell’Unione europea, propose per la redistribuzione volontaria. Era l’anno scorso, e a Palazzo Chigi c’era Mario Draghi.

Le distanze sui migranti restano. E anche sulla Tunisia, al di là della diplomazia di rito, c’è una competizione in atto. A Tunisi è andato in missione il ministro dell’Interno francese Gerard Darmanin, il più duro ad attaccare il governo della destra italiana. Assieme a lui, a trattare con Kais Saied, c’era il collega tedesco. Non c’era Matteo Piantedosi, il capo del Viminale, nonostante da mesi fosse stata annunciata una visita a tre.

L’asse storico con la Germania è l’altro argomento di cui si discute nella delegazione italiana. L’impressione dei diplomatici italiani, scrive La Stampa, è che l’Eliseo tenga a una collaborazione con l’Italia perché la sponda di Berlino è diventata un po’ più precaria. Nell’elenco dei punti su cui la convergenza è possibile si cita il fondo sovrano di investimento. Sul Patto di stabilità e sulle estenuanti trattative per cambiare le regole di bilancio europee, il presidente francese annuisce quando Meloni dice che «i parametri attuali sono inadeguati».

«Pragmatismo» ripetono entrambi. Anche perché gli interessi nazionali in comune, conferma Meloni arrivando in ambasciata, non sono pochi. Il resto è politica.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter