Cheap-CheapGli effetti della monetizzazione di Twitter per l’informazione (e non solo)

La piattaforma social sta affrontando una serie di cambiamenti sotto la gestione Musk, di cui uno dei più significativi è mettere a pagamento l'API. Queste novità sollevano preoccupazioni sul futuro del web aperto

Lapresse

«Dobbiamo pagare le bollette in qualche modo! Twitter non può basarsi solo sugli inserzionisti pubblicitari. Che ne dici di otto dollari?». Era il novembre del 2022, Elon Musk aveva da poco preso ufficialmente il controllo di Twitter e così cercava di “vendere” a Stephen King l’idea di una versione del social a pagamento. In poco più di sei mesi è successo di tutto, dentro Twitter: molti inserzionisti sono scappati e c’è una nuova CEO apposta per richiamarli, la maggior parte dei dipendenti è stata cacciata e l’azienda sta tagliando su tutto ­– anche sugli affitti, che non paga da mesi.

Una delle novità di maggiore impatto della gestione Musk rischia però di essere il nuovo regolamento sull’API del sito. Per API si intende l’application programming interface, la piattaforma che permette in generale a diversi prodotti o servizi digitali di comunicare tra loro. Storicamente l’API di Twitter è stata utilizzata da molti ricercatori, aziende e sviluppatori indie, nella creazione di bot sul sito o nell’analisi di ciò che vi avviene. Ora però Musk vuole monetizzare e avrà un costo mensile altissimo – a partire dai quarantamila dollari al mese – per accedere a «lo 0,3 per cento dei tweet», con la possibilità di superare i duecentomila dollari mensili per ottenere più dati. Un prezzo alto per tutti, che ha già fatto collassare l’ecosistema sorto attorno all’API a partire dal 2006.

Non è dato sapere se l’obiettivo sia davvero fare soldi (il numero di aziende disposte a sborsare come minimo mezzo milione di dollari all’anno è davvero ridotto) o una ripicca nei confronti di una tecnologia ormai aliena a questa fase di declino dell’era social. Il web aperto si sta rompendo, sta marcendo dall’interno, chiudendosi dietro paywall e utenze premium; chi utilizza l’API è un parassita, uno scroccone. Che paghi, perbacco! Si tratta di un trend che va ben oltre Twitter e sta travolgendo anche Reddit in questi giorni, dopo che l’azienda ha presentato nuovi standard similarmente esosi per la sua API, causando una protesta che dura da giorni.

Lamenti sullo stato del web a parte, la decisione di Twitter rischia comunque di avere conseguenze molto profonde in altri ambiti. A essere colpite dalla novità sono anche associazioni e ONG che si occupano di disastri naturali, crimini di guerra e disinformazione, come ha scritto il Washington Post. Secondo Alexa Koenig, co-direttrice del Centro per i diritti umani della Berkeley School of Law, «ogni responsabilità di rispettare, proteggere e rimediare alle violazioni dei diritti umani che l’azienda potrebbe causare o a cui potrebbe contribuire sta chiaramente passando in secondo piano rispetto agli interessi finanziari». Non è un incidente ma parte di una «ridefinizione delle priorità di Twitter nei confronti del mondo», i cui risultati si fanno già sentire.

Negli ultimi mesi, in effetti, qualcosa è cambiato. Ogni esperienza è personale e soggettiva, ovviamente, ma tante trasformazioni avvenute in così poco tempo potrebbero aver cambiato la funzione di Twitter, oltre che le sue priorità. A partire dalla Primavera araba del biennio 2010-2011, Twitter si rivelò un mezzo cruciale di organizzazione e contro-informazione, diventando il social preferito da giornalisti, attivisti e utenti interessati. Eventi di portata storica come guerre, alluvioni, terremoti, insieme ad altri più profani, come gli Oscar o il Super Bowl, avvenivano anche qui, nel famigerato “secondo schermo”, dove venivano condivise breaking news, testimonianze, video, le inevitabili bufale ma anche meme e scoop.

Guardandolo oggi non si direbbe ma Twitter è diventato importante non tanto grazie alla massa dei suoi utenti (piuttosto ridotta rispetto a Facebook o Instagram) ma a una sua funzione praticamente esclusiva: il social network è sempre stato the place to be durante catastrofi ed eventi di rilievo. Questo suo ruolo non è messo a rischio solo dalle spunte blu volute da Musk – il cui inserimento ha scombussolato l’algoritmo, almeno per chi scrive – ma anche dalla messa in vendita della sua API, un tentativo di monetizzazione (o ripicca) che rischia di portare con sé una galassia di utenti, professionisti, ricercatori e politici che ha fatto la fortuna di Twitter. Almeno fino all’altroieri.

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