Il mondo degli spot La marmotta che incarta il cioccolato e altre storie di cibo e pubblicità

Abbiamo creduto ciecamente che il Piccolo Mugnaio Bianco preparasse le merendine per la bella Clementina, che i nanetti della Loacker venissero giù dai monti del Tirolo con i wafer preparati da loro e che l’Uomo Del Monte cogliesse gli ananas nelle piantagioni. Piccolo viaggio nei mondi immaginari della produzione di cibo in pubblicità

Foto di George Bakos su Unsplash

«E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata»: un mitico spot del 1999 del cioccolato Milka aveva come protagonista un sognatore. Un uomo, con il suo maglione “da montagna”, che raccontava alla cassa di un supermercato di aver visto, attraverso il vetro di una baita, un mondo in cui la mucca, un cagnolone dall’aria paziente e una bella signora preparavano le tavolette di cioccolato, usando latte freschissimo trasportato in un secchio e curiosi macchinari di legno. La sua visione è la nostra visione, e il brusco ritorno alla realtà sta tutto nello sguardo perplesso e un po’ condiscendente che si scambiano la moglie e la commessa. L’incanto è rotto, proprio all’apice del racconto, mentre la marmotta confeziona la cioccolata. Ma noi vogliamo crederci, insieme all’uomo con il maglione rosso. E in tante altre pubblicità la magia non viene rotta. Quindi possiamo continuare a credere a marmotte, nanetti laboriosi e piccoli mugnai che preparano cose buonissime per noi.

Il Piccolo Mugnaio Bianco
Un omino tenerissimo, piccolo così, con un cappello da cuoco decisamente fuori taglia e un grembiule bianco. Vive nel suo meraviglioso mulino, coltivando il suo sogno d’amore: è per la bella e bionda Clementina che sforna ogni giorno le sue dolcezze, dalle Crostatine ai Tegolini, passando per gli ormai scomparsi ma mitologici Soldini. Clementina non si accorge nemmeno che lui esiste, ma non perde occasione di assaggiare le diverse merendine del Mulino Bianco. Erano gli anni Ottanta, e i bambini scoprivano la gioia di fare merenda davanti alla tv, appena finiti i compiti, guardando i cartoni animati. Quei bambini sono cresciuti, le pubblicità sono cambiate, ma per i piccoli di allora il Piccolo Mugnaio Bianco continuerà sempre a impastare dolci bontà.

Banderas e la Rosita
Il Mulino Bianco decenni dopo cambia decisamente inquilino. Il nuovo mugnaio è più grande e più attraente: Clementina questa volta lo avrebbe sicuramente notato. Nell’incanto di campi biondeggianti di spighe, tra la macina, il forno e il piano di lavoro, Antonio Banderas irradia fascino e impasta pani, biscotti, dolcetti. La sua attenzione per le materie prime è maniacale: le uova gliele fornisce in prima persona la sua Rosita, più che una semplice gallina, un’amica fedele. Nessuno ci convincerà del contrario: il cornetto che abbiamo mangiato stamattina l’ha farcito il bell’Antonio nel mulino. Li riempie uno alla volta con la tasca da pasticciere, personalmente, impasta e taglia a mano i biscottoni, tira la sfoglia con il mattarello, cosparge i frollini di zucchero e dispensa consigli d’amore alla gallina, parla suadente con la macina. Tutto intanto che il suo pane lievita su un telo bianchissimo. E fuori la ruota gira lentamente e incessantemente.

I nanetti della Loacker
Lo sappiamo fin dagli anni Ottanta. I wafer Loacker li portano i nanetti che vengono giù dai monti, «Dai monti del Tirolo, cantando tutti in coro Loacker che bontà». Una certezza che si è affinata con il passare del tempo: negli anni Novanta il villaggio delle cose buone, ai piedi della grande montagna, ci ha accolto là dove ogni giorno è il giorno dei Loacker, là dove i nanetti non si limitano a cantare in coro mentre scendono a valle, ma preparano i wafer con l’aiuto degli uccellini che portano a terra le cialde fragranti, di una mucca che dona il buon latte di montagna e di uno scoiattolo che ci mette le nocciole, mentre i bambini portano le carte colorate per avvolgere i dolci. Passano gli anni, e riusciamo perfino a dare un nome ai nanetti, da Mestolo, il nano chef, a Quadratolo, lo specialista dei quadratini di wafer.

Gli gnomi laboriosi della Findus
Saranno parenti dei nanetti della Loacker? Probabilmente no, ma tutti sanno che nel mondo di Fiore Verde gli gnomi laboriosi coltivano con amore verdure freschissime. E che sono loro a selezionare, fagiolo per fagiolo, le verdure che compongono i minestroni della Findus. E a proposito di Findus, non vengono certo prodotti a bordo del vascello del Capitano, questo chiaramente no, ma sappiamo tutti che il modo migliore per procurarsi dei Bastoncini è abbordare la nave e rubare tutto il suo oro.

L’Uomo del Monte
«Quando la frutta è matura, tutti aspettano l’Uomo Del Monte. Solo lui sa quando l’ananas è pronto a dare il meglio». E l’Uomo del Monte arrivava, almeno a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, con completo bianco e panama d’ordinanza, apriva un coltellino a serramanico vagamente tamarro e tagliava una fetta di ananas. Intorno a lui i lavoratori della piantagione sono come sospesi, attanagliati dal dubbio, ma finalmente l’ansia si scioglie: lui annuisce, e un grido si alza. «L’Uomo del Monte ha detto sì!». Cappelli che volano in aria, urla di giubilo, braccia levate al cielo, radioline per trasmettere la notizia da un capo all’altro della piantagione. E gli ananas finalmente possono diventare ananas sciroppati.

La lievitazione dei Cracker Saiwa
I cracker Premium Saiwa lievitano per un giorno e una notte. E fin qui, niente di particolare. Ma negli anni Ottanta tutti sapevamo che il tempo non era l’unico fattore: ci voleva la luna piena, e sullo sfondo lo skyline di New York. «Senza fretta», recitava la pubblicità, ma era anche un fatto estetico, di charme: se non c’era New York a disposizione, la lievitazione poteva comunque avvenire vicino al mare, mentre la notte cedeva il passo al giorno dietro a un romantico faro.

I pinguini dei Polaretti
«L’acqua scende dai ghiacciai pura e dolce per natura», sono i pinguini a raccoglierla, ad aggiungere i succhi di frutta ricavati direttamente da montagne di fragole e arance, e a confezionare i Polaretti che nascono, inutile dirlo, al Polo (dove se no?), tra gli igloo e le slitte. Di questo siamo sicuri: giusto un anno fa andava in onda uno spot per i trent’anni dei Polaretti in cui una famigliola veniva accolta a Polarettilandia. E tutto era come quando il papà era bambino. Servono altre prove?

Le apette ballerine dei Miel Pops
La Kellog’s produce tanti cereali per la colazione. Okay. Ma i Miel Pops li fanno le api, direttamente nell’alveare. Cantano una canzoncina ripetitiva, che fa più o meno così: «Bzz bzz bzz bzz bzz bzz bzz». E ballano felici, mentre soffiano per noi le pallette di cereali e le tuffano nel loro dolcissimo miele.

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