Obsolescenza rimandataQuattro obiettivi per un vero diritto alla riparazione europeo

La proposta della Commissione si basa su un meccanismo di informazione, ma secondo il Comitato economico e sociale europeo (Cese) sarebbe più efficace vietare la vendita sul territorio dell’Ue di prodotti progettati per non essere recuperabili, oppure incentivare la pratica estendendo le garanzie

Pezzi di ricambio di uno smartphone
Foto di Dan Cristian Pădureț su Unsplash

Pubblichiamo un intervento di Thierry Libaert, relatore del parere del Comitato economico e sociale europeo sul pacchetto della Commissione Ue sul diritto alla riparazione, rappresentante della ONG Fondation pour la nature et l’homme e collaboratore scientifico dell’università cattolica di Lovanio.

Il 22 marzo 2023 la Commissione europea ha pubblicato una proposta di direttiva sul diritto alla riparazione, che presenta due punti di forza principali. Anzitutto riguardo al metodo, dal momento che, negli ultimi anni, la Commissione dà prova di grande coerenza nell’azione che porta avanti sulle questioni legate all’ambiente e ai consumatori.

Una coerenza riscontrabile su due piani: quello cronologico, per via della perfetta tempistica con la quale si susseguono le proposte: dal Green Deal del dicembre 2019 al piano d’azione per l’economia circolare del marzo 2020 e alla nuova agenda dei consumatori del novembre 2020, la dinamica di presentazione dei testi legislativi si è mantenuta costante.

In secondo luogo, la coerenza è evidente per quanto riguarda i temi trattati, che esaminano il problema in ogni suo aspetto. Ecco, quindi, che il tema della produzione viene affrontato nella direttiva sulla progettazione ecocompatibile, quello della vendita in due direttive, una su come responsabilizzare i consumatori affinché svolgano un ruolo attivo nella transizione ecologica, del marzo 2022, e l’altra sulle asserzioni ambientali, del marzo 2023, e, infine, il tema della fine del ciclo di vita del prodotto nella direttiva sul diritto alla riparazione, anch’essa del marzo di quest’anno.

Il secondo punto di forza di quest’ultima direttiva è che affronta una questione importante che interessa tutti i cittadini europei. Oggi il sessantacinque per cento dei consumatori europei sceglie di sostituire un prodotto non funzionante invece di farlo riparare, il che genera ogni anno sette milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici. L’impatto sociale del fenomeno è altrettanto significativo, poiché ha determinato un forte calo occupazionale nel settore della riparazione in Europa.

La proposta della Commissione segna una tappa importante nella realizzazione di un’economia circolare nell’Ue. Tra le raccomandazioni principali formulate nella proposta possiamo citare la priorità alla riparazione invece che alla sostituzione del prodotto, l’introduzione di un modulo d’informazione per i consumatori sulle condizioni di riparazione e l’istituzione di una piattaforma in ciascuno Stato membro per consentire a chiunque di sapere dove trovare il riparatore più vicino.

Tutte ottime idee, ma perché il diritto alla riparazione sia realmente efficace occorrerà innalzare il livello di ambizione. Gli obiettivi potrebbero essere quattro.

Prima di tutto, la proposta della Commissione si basa esclusivamente su un meccanismo di informazione. Ma invece della semplice offerta di informazioni al consumatore sulla non riparabilità di un prodotto, sarebbe stato certamente più efficace vietare la vendita sul territorio dell’Ue di prodotti progettati per non essere riparabili.

In secondo luogo, si potrebbero stabilire modalità molto semplici per incentivare la riparazione. Ad esempio, il fatto di scegliere la riparazione durante il periodo di garanzia legale del prodotto avrebbe potuto aprire alla possibilità di prorogare tale periodo, ma la Commissione ha deciso altrimenti.

Così pure, sarà necessario lanciare un vasto programma di formazione alla riparazione. Il mestiere di riparatore è profondamente cambiato, e tutte le riparazioni che un tempo si basavano sui principi della meccanica oggi sono in larga misura fondate sull’ingegneria delle connessioni.

E infine, la Commissione ha escluso l’adozione di soluzioni più innovative come la stampa 3D o il ricondizionamento.

La Commissione ha intrapreso un importante percorso a favore di un consumo più sostenibile: per riuscire a fare dei consumatori autentici attori della transizione ecologica e della lotta ai cambiamenti climatici, dovrà porsi obiettivi più ambiziosi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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