Dialogo tra sordiBruxelles convoca Vučić e Kurti, ma loro non si parlano (e la svolta non arriva)

Il percorso di normalizzazione individuato dall’alto rappresentante dell’Ue Borrell è a ostacoli. Prevede la cessazione delle violenze e nuove elezioni nei Comuni a maggioranza serba, ma i presidenti di Kosovo e Serbia respingono ancora il dialogo

Kosovo e Serbia non sono mai stati così lontani nel recente passato. O forse lo sono stati ma la strategia di mediazione di Unione europea e Stati Uniti ha nascosto, in parte, la polvere sotto al tappeto. Le ultime tensioni legate alle elezioni dei sindaci di quattro comuni nel Nord del Kosovo disertate dalla popolazione di etnia serba e i conseguenti atti di violenza rischiano di innescare un’escalation pericolosa.

L’Europa sta provando a metterci una pezza: questa settimana l’alto rappresentante Josep Borrell ha convocato d’urgenza il presidente serbo Aleksandar Vučić e quello kosovaro Albin Kurti nel tentativo di ripristinare quantomeno una sorta dialogo. Vučić si è recato Bruxelles per incontrare Borrell, ma non il suo omologo kosovaro, con il quale «non c’è nulla di cui parlare». I colloqui, durati più di quattro ore, si sono quindi tenuti separatamente ma, almeno per il momento, non hanno portato a risultati concreti. Nessuna svolta, nessun accordo.

«Abbiamo bisogno di un’immediata de-escalation e di nuove elezioni nel Nord con la partecipazione dei serbi del Kosovo. Questo è fondamentale per la regione e l’Ue», ha scritto in un tweet l’alto rappresentante prima di incontrare i due leader. La strategia europea del commissario spagnolo parte proprio dalla richiesta al Kosovo di rimuovere i sindaci dei quattro comuni contestati e tenere nuove elezioni che garantiscano anche la partecipazione della minoranza serba.

È stato questo il «nocciolo della questione» e il tema al centro dei due incontri. Non si è però arrivati a definire le modalità e i passaggi su come arrivarci. Il Kosovo dovrebbe inoltre «sospendere immediatamente le azioni di polizia» nei pressi dei quattro municipi dove si sono tenute le elezioni.

Dall’altro lato a Vučić è stato chiesto di fermare le manifestazioni violente e, soprattutto, la scarcerazione immediata e senza condizioni dei tre agenti di polizia kosovari arrestati ormai qualche settimana fa. «Dopo quattro ore di incontro, penso che i due leader capiscano la gravità della situazione ma ovviamente, sono in situazioni diverse, approcci diversi, interpretazioni diverse», ha sottolineato Borrell in conferenza stampa.


I due presidenti sono rimasti fermi sulle loro posizioni. Sul capitolo elezioni, Kurti ha chiarito che non potrà soddisfare alcuna «condizione da parte di Ue e Stati Uniti che viola le leggi del Kosovo» aggiungendo che «le leggi della nostra repubblica democratica, forniscono gli strumenti per uscire da questa crisi. Abbiamo solo bisogno di buona volontà».

Tradotto: per arrivare a nuove elezioni è necessario che la popolazione di etnia serba firmi una petizione per richiederle, come riporta Reuters. Aleksandar Vučić si è detto disponibile a proseguire i colloqui con i negoziatori europei, ma ha anche aggiunto come in questa fase un incontro con Kurti non abbia senso.

Il percorso di normalizzazione individuato dall’alto rappresentante prevede l’immediata cessazione delle violenze, nuove elezioni e la ripresa delle trattative partendo dall’accordo raggiunto a marzo. Andranno quindi avviati i negoziati per la formalizzazione dello statuto dell’Associazione delle municipalità serbe in Kosovo «senza ulteriori ritardi o precondizioni».

Un percorso ad ostacoli che darà anche la dimensione dell’influenza europea nella regione. Borrell si consulterà con i ministri degli esteri dell’Ue nella prossima riunione del 26 giugno. I rapporti tra i due Paesi saranno oggetto di discussione anche del prossimo Consiglio europeo il 29 e il 30 giugno.

L’incontro urgente convocato a Bruxelles arriva dopo un periodo di altissima tensione che nasce dalle note questioni relative alla minoranza serba che risiede nella parte nord del Kosovo. Nelle ultime settimane però si è verificata un’escalation che ha portato al ferimento di trenta militari delle truppe Kfor (Kosovo Force) della Nato negli scontri durante l’insediamento del Sindaco a Zvecan, un Comune in cui buona parte della popolazione è di etnia serba.

Le elezioni di Zvecan, ma anche quelle di altre città come Mitrovica Nord, Leposavic e Zubin Potok, sono state boicottate dai serbi che non vogliono riconoscere i sindaci di etnia albanese eletti da meno del quattro percento degli aventi diritto. Questa situazione ha portato a settimane di violenze sfociate nel ferimento dei militari Nato (che nel frattempo ha inviato altri settecento soldati nella regione) e nell’arresto da parte di Belgrado di tre poliziotti kosovari. Gli scontri sono stati aggravati dalla decisione da parte di Pristina di intensificare le operazioni da parte della polizia speciale.

Gli equilibri sono molto fragili, questa volta il Kosovo non sembra voler recepire gli inviti di Stati Uniti, Unione Europea e Nato. La speranza di Borrell è che Kurti ritorni ad essere nuovamente aperto al dialogo. A Vučić tutto sommato questa situazione sta tornando utile per distogliere l’attenzione dalla crescente perdita di consenso interno. E, probabilmente, questo clima di tensione alle porte dell’Europa starà compiacendo anche Vladimir Putin.

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