Buone nuoveElly Schlein finalmente ha iniziato a fare politica (ora deve battere un colpo sulla Rai)

A cinque mesi dall’elezione, la segretaria del Pd ha cominciato a dettare l’agenda: ne beneficia il partito e anche la vita politica del Paese, come dimostra la questione sul salario minimo. Presto o tardi invece dovrà occuparsi anche della tv pubblica che sta diventando Tele-Meloni

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A cinque mesi dalla sua elezione a segretaria del Partito democratico, Elly Schlein non senza contraddizioni sta dando la sensazione di aver iniziato a fare politica nel senso classico dell’espressione. Che poi, in parole povere, significa stare dentro i processi politici tentando di condizionarli. O come dicono quelli bravi tentare di dettare l’agenda.

È una buona notizia innanzitutto per i sostenitori del Partito democratico, ma anche per tutti coloro che pensano che una democrazia matura debba fondarsi sul protagonismo delle opposizioni e tanto più dinanzi a un governo che le critiche se le merita tutte.

Poi ci sono le solite stramberie, tipo non partecipare al voto sulla maternità surrogata (ma non c’è la libertà di coscienza?) ma i fatti positivi sono due, per ora (magari risulteranno isolati o addirittura contraddetti): la questione del salario minimo e la Rai.

Oggi la Camera inizia la discussione sulla proposta di legge Pd-M5s-Azione-Più Europa sul salario minimo orario, un’iniziativa sulla quale pure si possono avere dubbi nel merito e considerando che il tema viene così sostanzialmente sottratto ai sindacati, ma che ha costretto il governo a evitare un muro contro muro che sarebbe risultato per lui vincente in Parlamento ma impopolare nel Paese. La legge dunque non verrà messa ai voti e la questione verrà spostata alla ripresa dopo la pausa estiva, con l’obiettivo di arrivare a una mediazione condivisa (sempre che il governo non faccia trabocchetti).

È il risultato della disponibilità di Giorgia Meloni e di una certa tessitura di Carlo Calenda. A differenza di Giuseppe Conte, che voleva andare a sbattere contro il voto parlamentare, pur con l’inevitabile tarantella polemica, il Partito democratico alla fine ha accettato il rinvio sperando che ciò potrà consentire un accordo che magari non sarà soddisfacente al cento per cento ma sarà comunque qualcosa, un primo passo per esempio destinato a una quota particolare di lavoratori e non a tutti.

Ecco, questa è la politica. Una forza riformista di opposizione deve sempre lavorare negli spiragli che la situazione offre (e in questo caso gli spiragli sono effetto della popolarità della proposta), incalzare la maggioranza e il governo, intavolare un negoziato e portare a casa il risultato anche se parziale. Al contrario, una forza populista e arroccata sulla propaganda preferisce piantare una bandierina e strillare su quanto sono cattivi gli altri, alla fine non portando a casa alcun risultato.

Ci era sembrato per via di certi toni usati che il Partito democratico si stesse incamminando su questa ultima strada anche per non farsi scavalcare da Conte, ma la piega delle ultime ore sembra dire che invece Elly Schlein sta facendo politica.

Il secondo esempio riguarda la Rai. La notizia è che la segretaria del Partito democratico si è messa al telefono per reclamare una presenza, seppur largamente minoritaria, di giornalisti di area di sinistra in certe postazioni direttive. Si accuserà Schlein di essere come gli altri, di partecipare alla lottizzazione. Ebbene, qui il punto vero è quale scelta politica di fondo si fa. Si può dire, come ha sostanzialmente detto il Partito democratico in questi mesi nei quali la Rai diventava giorno dopo giorno Tele-Meloni, che la sinistra se ne frega perché non accetta certi metodi: è pura.

Però il prezzo di questa “purezza” la pagano quegli utenti che pagano il canone a un’azienda che ormai assomiglia a una sezione di Fratelli d’Italia o della Lega. La Rai è di tutti, dice lo slogan. Ma dal 25 settembre questo non è vero. E siccome è giusto ribadire che la Rai è un servizio pubblico, quindi davvero di tutti, si pone un problema di pluralismo. Ora, diciamoci la verità, nessuno ha mai capito bene come si possa combinare in Rai pluralismo e qualità, e non è certo questa la sede per sciogliere un nodo gigantesco come questo. Però una cosa è sicura: che le opposizioni, segnatamente il Partito democratico, Azione e Italia Viva (Movimento 5 stelle tratta per conto suo eccome), sulla Rai devono cominciare a farsi sentire in tutti i modi, tutti i giorni. Se Elly Schlein ci lavora, fa bene.

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