Lepenismo di ritorno Fratelli d’Italia teorizza alleanze variabili alle prossime europee

Oltre all’incontro tra Meloni e Morawiecki, a Varsavia c’è stato il seminario di Ecr sul «futuro dell’Ue». Il gruppo, trainato dalla crescita di FdI, include il Rassemblement National osteggiato da Tajani nella platea dei possibili interlocutori per la scelta dei vertici della Commimssione, dopo il voto

La premier incontra il primo ministro polacco (AP Photo/Czarek Sokolowski)

Mentre la presidente del Consiglio italiana incontrava il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, consolidando un’intesa e un’alleanza nonostante la barricata condivisa con l’Ungheria all’ultimo Consiglio europeo, a Varsavia si tiene il seminario dell’Ecr. Il gruppo dei Conservatori e riformisti europei, copresieduto da Fratelli d’Italia, viene corteggiato dalla destra dei Popolari, anche in virtù dell’ipertrofia dei meloniani dei sondaggi. Potrebbero essere la delegazione più numerosa del prossimo Parlamento europeo.

Trainata dalla crescita di FdI, che oggi ha “solo” nove deputati, la pattuglia di Ecr potrebbe arrivare a novanta seggi. Intervistato dal Corriere, il braccio destro di Meloni in Europa, Nicola Procaccini delinea una strategia di «maggioranze variabili». Funziona così: «Dopo il voto, non ci sarebbe nessun problema a formare un’alleanza, di un giorno o di una settimana, su un singolo dossier o sulla scelta dei vertici della Commissione, anche con Marine Le Pen».

Proprio l’ex Front National, compagno di strada della Lega come i tedeschi di Alternative für Deutschland, con Matteo Salvini a ribadire di non accettare «diktat sugli alleati» europei dai partner di coalizione romani, sembrava poter essere un ostacolo al “posto al sole” desiderato dalla premier. Le dichiarazioni di Procaccini, co-presidente di Ecr, aprono a un certo pragmatismo.

«Così funziona l’Europa, così è stata eletta la von der Leyen, in Europa vale il principio delle maggioranze variabili, oggi si sta votando il Green deal in Europa con i voti della Le Pen e dei liberali di Macron, oltre ai popolari, e nessuno ha nulla da ridire. Visto da qui il dibattito italiano è sfalsato». Il timore dei sovranisti, in questa fase, è forse quello che dopo mesi di flirt il Ppe ripeta una grande coalizione con i sovranisti, vista come il fumo degli occhi dalla destra-destra europea.

«Le condizioni per replicare in Europa la maggioranza italiana esistono, ovviamente non con quei partiti che sono espressamente di estrema destra. Ma in primo luogo occorre ragionare sul significato stesso di alleanza, che nella Ue è molto flessibile», conclude Procaccini. Un colpo al cerchio, uno alla botte, mentre la presidente del Consiglio cerca maggiore centralità ai tavoli europei. Il punto, alla fine, qui è la definizione che si dà di «estrema destra».

Non lo è il Rassemblement National? Difficile non incasellarci AfD. Ma in una stagione «post ideologica», nonché estiva, l’impressione è che fervano i tatticismi il calciomercato.

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